Gio. Apr 22nd, 2021

 

 

Ogni anno, in questo periodo, la rivista TUTTOSCUOLA fondata nel 1975 da Alfredo Vinciguerra, oggi diretta da Giovanni Vinciguerra e coordinata dal dinamico ispettore Alfonso Rubinacci, ci mette davanti agli occhi un dato inquietante: i furbetti della Legge 104 continuano imperterriti a farla da padrone, ma solo al Sud e, in particolare, in terra di Calabria la cui scuola, da un lato, celebra i riti della legalità e, dall’altro, si misura quotidianamente con la “carica dei 104” (docenti e personale ATA che, in spregio a  una legge di civiltà, surclassano i colleghi nei trasferimenti, nelle precedenze di assegnazione plessi, nelle graduatorie dei perdenti posto in caso di esubero, nelle assenze autorizzate, ecc.). Siamo alle solite: ci si indigna a cadenza annuale, salvo ritornare come prima dopo gli strali.

I dati TUTTOSCUOLA, ripresi e commentati magistralmente da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 2 luglio scorso, fotografano una mappa implacabile della furbizia, elevata a sistema, e colpevolmente assecondata dall’inerzia di uno Stato che, anche quando tale pratica illegittima viene documentata, non riesce a restituire giustizia né agli interessati né alla collettività che, a questo punto, ha buoni motivi per alzare bandiera bianca in segno di resa. Gian Antonio Stella nel suo articolo  “La beffa dei disabili a carico, record dei maestri furbetti trasferiti nelle scuole del Sud”, richiama alla nostra attenzione la famosa dichiarazione del provveditore di Agrigento Raffaele Zarbo, apparsa su “La Sicilia”: “Non c’è alcuna norma che costringa a revocare il trasferimento ottenuto grazie alla precedenza suddetta, nel caso in cui la stessa venga revocata dopo il medesimo trasferimento.” E, ancora, rincara la dose sottolineando il giudizio di Ignazio Fonzo, magistrato impegnato a smascherare gli imbroglioni, il quale conferma: “Già il rimpatrio là dove chi ha fatto il furbo stava, per me, è poco. Che razza di esempio dà un professore che imbroglia? Lo rimettiamo in cattedra ad insegnare? Cosa insegna agli studenti: “Furbizia applicata”? Ma queste sono le regole. Se non le cambiamo noi giudici possiamo soltanto fare ciò che dice la legge. Fine. A volte “ammuttamu u fumu co a stang”, spostiamo il fumo col bastone …”.

Scrive TUTTOSCUOLA: “In Calabria solo un quinto dei posti disponibili per trasferimenti va a chi non si avvale della Legge 104”: 101 su 127, cioè quattro docenti su cinque hanno fruito della Legge 104. Nel contempo nessuno si è avvalso della Legge 104 in Friuli; solo lo 0,7% tra i 143 trasferiti in Veneto; non si è andati oltre lo 0,9% in Piemonte e Marche; in Toscana si è arrivati all’1%; in Lombardia all’1,2%  (4 maestre su 339 trasferite); in Emilia Romagna l’1,5%.

C’è la forza di commentare tali dati o dobbiamo mettere il cartello “RESA!” all’entrata delle scuole?

Chi scrive, nel lontano 2012, si scontrò con l’allora segretario regionale della CGIL-SCUOLA Calabria che, insieme alle altre sigle sindacali, firmò a livello regionale un contratto integrativo sulla mobilità dei Dirigenti Scolastici che escludeva l’applicazione della legge 104 per i dirigenti perdenti posto a seguito di dimensionamento delle rete scolastica: nella Calabria dei furbetti della Legge 104 l’Amministrazione e il contorno sindacale trovarono, allora,  il coraggio (sic!) di porre un argine “all’abuso sull’applicazione della legge 104” per i dirigenti, elevati a capri espiatori, nel mentre il resto del personale produceva vantaggi a go go… A quel tempo ero alle prese con l’assistenza di mia madre vissuta nella mia casa per 11 anni, fino all’età di 91 anni, e amorevolmente assistita alla faccia della Legge 104 e di quello Stato che avrebbe voluto segnare la sua presenza di legalità circoscrivendo la “non applicazione” a uno sparuto gruppo di dipendenti che non avrebbe fatto “scrusciu”. L’anno dopo il rigurgito di legalità conquistato dall’Amministrazione Scolastica calabrese sostenuta dal codazzo sindacale, il MIUR, constatando l’assurda trovata, con la nota prot. 6435 del 25/06/2013, ha diramato una direttiva che ha ripristinato il diritto per tutti. Io, però, non degnai d’attenzione questo Stato fattosi forte coi famosi “due e pesi e due misure” e non presentai alcuna richiesta né reclamai il posto nella città dove risiedeva mia madre né utilizzai mai i tre giorni mensili di permesso che nelle scuole imperversano senza sosta da quando la legge è stata concepita e senza consentire possibilità alcuna di accertare la reale applicazione. Tanto per essere concreti, la sfilza dei beneficiari, con il garantismo attuale,  può andare a fare shopping, recarsi al parrucchiere, fare sedute di fitness e con una semplice comunicazione, adducendo il richiamo alla legge 104, assentarsi dal lavoro con sicurezza della retribuzione e senza possibilità alcuna di discussione. Al preside-sceriffo con le pistole scariche, messo alla gogna dalla carica dei buonisti-garantisti “senza se e senza ma”, non gli resta che presidiare come può il suo fortino scolastico e con l’ausilio dei docenti stakanovisti provvedere a tappare i buchi di assenza creati dal personale alle prese con l’assistenza ai diversamente abili di turno. Come dice la mia segretaria: “I furbetti si danno allo scialacquamento e i fessi lavorano al loro posto”. Alla faccia della legalità e di quella sfilza di progetti che imbellettano la scuola calabrese, mentre la stessa sprofonda sotto la clava dei furbetti della legge 104! Prosit!

di Vito Pirruccio

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