LOCRI: COMMOZIONE ALLA CASA CIRCONDARIALE PER LA CONCLUSIONE DEL PROGETTO SULLA VIOLENZA SULLE DONNE

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Casa Circondariale di Locri e Associazione DoMino: intensità e commozione per la conclusione del progetto “O mia o nessun altro…la violenza sulle donne raccontata dagli uomini”

Il 19 luglio scorso, intensità e commozione nella Casa Circondariale di Locri per la Tavola Rotonda organizzata in occasione della conclusione del Progetto “O mia o nessun altro…la violenza sulle donne raccontata dagli uomini”. Con il patrocinio della Caritas Diocesana Locri-Gerace rappresentata in questa occasione dalla Dott.ssa Carmela Zavettieri, grazie al prezioso supporto della direttrice, dott.ssa Patrizia Delfino, da sempre attenta alle esigenze dei detenuti e protesa verso la dimensione umana dell’Istituto, dei membri dell’area Educativo-comportamentale e del personale della Polizia Penitenziaria, e in collaborazione i volontari dell’associazione DoMino, i detenuti nell’ultimo trimestre, hanno potuto sperimentare il lavoro di gruppo e la socializzazione in un ambiente protetto, in forme nuove, nonché riscoprire la propria sfera emotiva e gli strumenti per gestire le relazioni in modo da rispettare gli altri e se stessi. Partiti dalla lettura di due testi, Viola della Dott.ssa Filomena Drago e I bambini non nascono cattivi della Dott.ssa Maria Tinto, i detenuti hanno liberato le loro anime nero su bianco, scrivendo poesie, lettere, racconti, in cui hanno dato voce alle loro riflessioni. <<Abbiamo voluto portare queste riflessioni in carcere, tra detenuti uomini, per sensibilizzarli attraverso la lettura e la scrittura, invitandoli a risolvere potenziali conflitti con le donne – e non solo – usando le parole e non le mani o le armi, mostrando loro che un’alternativa alla violenza c’è sempre, basta vederla!>> così ha dichiarato il Presidente dell’associazione DoMino, nel rappresentare i motivi che hanno spinto la proposta di un tale progetto in un carcere. Si è lavorato con le parole sulle parole per la costruzione di una narrazione maschile contro la violenza di genere. A turno, i partecipanti hanno dato lettura dei loro elaborati e i presenti hanno potuto apprezzare il loro impegno nell’immergersi non solo nella psicologia dell’uomo violento ma anche nell’animo femminile. Ciò che emerso, è stata una grande presa di coscienza del fenomeno; degno di rilievo, infatti, l’intervento di uno dei  detenuti – autore di una monografia  – la cui conclusione è un invito alle Donne a denunciare per non subire, <<perché solo così aiuti Te e aiuti Lui>>! Dal profondo rilievo umano, l’intervento  Presidente della sezione Penale del Tribunale di Locri, Dott. Accurso il quale ha sottolineato che <<il detenuto prima di essere tale, è pur sempre un Uomo, da qui l’importanza e la bontà dei progetti nelle carceri>>.  Commosso e partecipato l’intervento dell’avv. Maria Antonia Belgio che unitamente alla Dott.ssa Ciccone sono intervenute in rappresentanza dell’Ufficio del Garante dei detenuti di Reggio Calabria. Incisivo l’intervento della Dott.ssa Filomena Drago, che con la dott.ssa Miriam Panaia, volontaria DoMino, ha letto alcune parti salienti del testo lanciando in conclusione un chiaro messaggio <<è importante la forza di volontà di nella fuoriuscita dal vortice, ma ancora più importante è riuscire a stringere la mano di chi ci vuole aiutare>> . i detenuti, si sono congedati, consegnando agli ospiti delle panchine in legno, da loro stessi costruite e sulle quali hanno riportato in rosso il titolo del progetto, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Appare facilmente comprensibile il valore intrinseco del progetto, in chiave rieducativa e di contenimento della recidiva, e il fatto che abbia stimolato una profonda introspezione nei detenuti, contribuisce a rafforzarne il significato positivo. Auspichiamo quindi che possa essere recepito e accolto con attenzione anche dalla comunità esterna, il nostro messaggio, affinché lo sterile sentimento di diffidenza verso il mondo carcerario, per una volta, possa essere sostituito dalla consapevolezza che il percorso di risocializzazione passa anche e soprattutto dal cambiamento culturale.

 

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