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Locri (Rc): nuovo guasto ad ascensore, evitata tragedia !

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Riceviamo e pubblichiamo:

Ancora una volta, all’Ospedale di Locri è andata in onda l’ennesima puntata di disservizio pubblico. Questa volta non si è trattato di malasanità ma, forse peggio, di incuria e scarsa attenzione verso le componenti essenziali della struttura fisica ospedaliera. Infatti, un’altra volta, uno degli ascensori interni utilizzati da personale ospedaliero, da visitatori, da utenti, per un improvviso guasto ha provocato traumi di ogni genere a due addette al servizio di pulizia del nosocomio. Per fortuna le conseguenze non sono state letali. Ciò che non ha fatto il destino, cioè creare danni irreparabili, lo ha fatto l’indifferenza e la scarsa sensibilità di chi, all’interno dell’ospedale, ricopre ruoli di responsabilità (spesso immeritati sia per competenze che per qualità umane). Infatti sopraggiunti al momento dell’incidente i carabinieri allertati da persone esterne al mondo sanitario, i tecnici ascensoristi e predisposti i primi soccorsi, refertati a distanza di trentasei ore, l’unica preoccupazione di chi in teoria dovrebbe garantire il funzionamento complessivo della monumentale opera realizzata da Guido Candida quasi mezzo secolo fa, sbranata dal corso di questo tempo, smantellata da sciacalli e avventurieri, era quella di minimizzare sull’accaduto, di evitare che venisse divulgata la notizia giungendo quasi a dire che le stesse vittime avessero organizzato il danno elettrico e fisico. A quasi quarant’otto ore dall’accaduto rimangono due donne lavoratrici ferite dall’incuria e dalla inadeguatezza delle strutture ospedaliere, e soprattutto, dirigenti ospedalieri che grazie alla loro superficialità, indifferenza e arroganza continueranno a provocare danni agli utenti della locride che loro malgrado si rivolgeranno alla struttura di contrada Verga e, nell’indifferenza e nell’obblio degli organi di stampa (quelli complici) distruggeranno quel poco che rimane di una struttura che era il fiore all’occhiello di Locri e dell’intera Calabria.”

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