Dom. Apr 18th, 2021

L’idea di “Sanremo: Pallido fiore” nasce da una sconfitta. Tale sconfitta si esplica purtroppo sulle giovani generazioni di calabresi, i quali sono costretti a subire in silenzio, accettando a priori, un destino che appare già segnato. In questo duello ravvicinato con il fato emergono, energicamente, delle “voci” fuori dal coro. Codeste voci non s’incaricano di avvelenare ulteriormente il clima, già compresso di suo, con ulteriori polemiche sterili e pretestuose, ma cercano di combattere finalmente l’immobilismo e l’esser inermi e refrattari ad ogni costo. I ragazzi di “Pallido Fiore”, attraverso la guida del “visionario” Bruno Panuzzo, rendono concreta la convinzione, che i tempi siano maturi per il salto di qualità. “Il male peggiore che affligge la Calabria” afferma Panuzzo “Non è solo lo strapotere della ndrangheta, che dilaga sotto ogni aspetto, ma l’atavica predisposizione di buona parte della nostra gente alla sottomissione ed alla rassegnazione”. Certo il dramma e la tragedia greca scorrono inevitabilmente dentro il nostro DNA, ma l’entusiasmo delle opere di Bruno Panuzzo, che in appena cinque anni ha coinvolto migliaia di giovani, ridona, in un certo qual senso, gioia e speranza alla Calabria che non ci sta. “Sono tante le persone che non ci stanno!” afferma con coraggio Bruno Panuzzo “Sono le persone che lottano ogni giorno, che si umiliano per mantenere integra la propria dignità umana accettando lavori sotto pagati… La beffa giunge poi, quando si scorge il delinquente di turno, che si arricchisce indisturbato sulla pelle di chi ha scelto l’onesta come principio di vita inalienabile”. Certo i successi di squadra, ai quali Panuzzo ci ha abituati nel corso degli ultimi anni, non rappresentano minimamente fattori estemporanei, ma vogliono essere l’ennesima conferma di quanto il lavoro in simbiosi porti frutto. “La responsabilità di quanto accade in Calabria è anche dello Stato, della cattiva politica e quindi di ogni singolo cittadino” riprende fermante Panuzzo “La ndrangheta è un fenomeno che ha condizionato e continuerà, probabilmente, a condizionare il nostro territorio a causa delle negligenze dello Stato, della storica “latitanza” degli organi di governo dal meridione. Purtroppo il cancro ndrangheta si nutre del malcontento e della disperazione della gente. La mancanza di lavoro e le infelici prospettive di vita hanno fatto il resto. Per quanto determinante sia un fattore, non è mai il singolo elemento a determinare il cambiamento. In Calabria è evidente il fenomeno del concorso di colpa. Tale fenomeno, è stato indotto dal qualunquismo e da un sistema che faceva e fa comodo a molti…” I successi di “Pallido Fiore” a Sanremo (presso il mitico Teatro Ariston) a Roma, Rimini e San Marino creano un’enorme eco al sud. Emerge nelle persone la volontà di capire e di approfondire le proprie conoscenze in merito. “La ndrangheta” conclude Panuzzo “è un fenomeno che va respinto ovviamente con fermezza, ma occorre rimboccarsi le maniche, non soltanto come gesto scenico ed educativo, ma agire proprio materialmente contro essa, attraverso la denuncia e la pressione psicologica. Come affermava Giovanni Falcone le mafie sono un fenomeno umano che ha avuto un inizio e che avrà anche una fine…” La Calabria omaggia “Pallido Fiore” in quanto fiera di essere così ben rappresentata, in Italia ed all’estero, da questi giovani così unici e coraggiosi. L’opera di Panuzzo attacca l’immobilismo delle persone, che avviluppate nei propri problemi personali ignorano il dramma della comunità. L’odierna fase storica ha fatto divenire l’opera filmica di Panuzzo un concreto elemento emblematico: per la voglia di cambiamento e di rivincita sociale che ne caratterizza la forma espressiva. La Calabria deve tornare a recitare un ruolo onorevole, un ruolo che compete di diritto alla popolazione calabrese sana, che non ne può più dei soprusi e della violenza della ndrangheta e grida a gran voce il proprio bisogno di vivere.

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