Dom. Apr 18th, 2021

Dopo l’inaugurazione del tratto di 5 chilometri della Medio Savuto cambia la prospettiva per un’infrastruttura attesa da decenni. La ripresa grazie alla scelta di Enzo Bruno: la rescissione del contratto con la vecchia ditta appaltatrice. Ora ci sono i fondi e un cronoprogramma vero

Quella “Strada che non c’è” comincia ad esserci. E l’apertura al transito del tratto della via di collegamento fra le superstrade dei “Due Mari” e del Medio Savuto – fra gli svincoli di Soveria Mannelli e di Decollatura – è la dimostrazione di un tangibile cambio di rotta nell’approccio alla realizzazione di questa complessa infrastruttura. La aspettano da decenni le popolazioni dell’entroterra della provincia catanzarese. E non solo, perché è destinata a costituire l’infrastruttura viaria più importante della Calabria centrale, un vero e proprio percorso alternativo all’autostrada A3. Eppure, come molte delle opere calabresi, il suo percorso è stato (molto) accidentato.

I DATI TECNICI Il tratto tra gli svincoli di Soveria Mannelli e di Decollatura, aperto al transito mercoledì 2 agosto, è lungo cinque chilometri. I lavori sono stati consegnati ad agosto 2016, per un importo complessivo di 4 milioni di euro. Si tratta della realizzazione di uno degli interventi ripetutamente disattesi dal precedente esecutore. È un passo importante prima di procedere a ulteriori avanzamenti dell’opera, e cioè il completamento della galleria, visto il reale pericolo di crolli (galleria naturale); il completamento delle paratie del chilometro 1.200 nei pressi della Statale 616; il completamento del relativo sovrappasso e il completamento del viadotto numero 3; tutti lavori necessari per arrestare il degrado delle opere.

NUOVI FONDI In occasione dell’apertura al transito di questi 5 chilometri di strada – un nuovo punto di partenza per arrivare alla realizzazione completa dell’opera – il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, ha chiesto e ottenuto un impegno preciso dalla Regione sul finanziamento di 3 milioni di euro. Nuovi fondi che consentiranno di completare un altro tratto importante: il più atteso e funzionale, perché rappresenta lo sbocco della Medio Savuto nell’autostrada. Si fissa così un’altra tappa del cronoprogramma redatto dopo la ripresa dei lavori, resa possibile con la rescissione del contratto alla precedente ditta appaltatrice, che aveva abbandonato i cantieri mettendo in pericolo anche la comunità del territorio su cui insiste l’opera.

UNA LUNGA STORIA CONTROVERSA La Strada del Medio Savuto è la storia controversa di un appalto finalizzato alla realizzazione di un’opera che ambiva a cambiare la viabilità nell’area centrale della Calabria: una superstrada che partiva da Marcellinara per arrivare a Colosimi, allacciando la “Due Mari” con la “Rogliano-Colosimi”. La storia inizia nel 1989 con la gara d’appalto regolarmente espletata dall’amministrazione provinciale che ha poi stipulato il contratto nel 1990 con la ditta aggiudicataria. Dopo appena un anno i lavori sono stati sospesi: il finanziamento Cipe che copriva i costi (circa 100 miliardi di lire) è stato bloccato per presunte irregolarità nel corso dei lavori e il finanziamento è stato poi definitivamente revocato. Corollario: il sequestro del cantiere e di tutti gli atti.

EREDITÀ COMPLICATA L’amministrazione provinciale guidata dal presidente Bruno eletto alla fine di ottobre del 2014 ha ereditato un’opera di fatto inesistente a causa di un cantiere fermo da oltre 21 anni. Considerandola strategica e comprendendo l’esasperazione e l’amarezza delle comunità di questa area interna, il presidente ha assunto una scelta drastica: rescindere il contratto con la ditta appaltatrice che – piuttosto che pensare all’avanzamento dei lavori – non faceva che avanzare riserve, e ha abbandonato il cantiere mettendo in stato di pericolo il territorio. Una decisione, quella di Bruno, possibile anche grazie al sostegno dei tecnici e del consigliere provinciale delegato alle Infrastrutture Ciccio Severino, e di tutto il consiglio provinciale.

CINQUE CHILOMETRI E 30 ANNI DI INERZIA Cinque chilometri sono pochi? Forse, ma intanto l’amministrazione Bruno ha cancellato i 30 anni di inerzia precedenti per ricominciare da zero, e realizzare in poco più di un anno quello che non è stato fatto prima rispettando un cronoprogramma che vedrà nei prossimi mesi l’apertura di altri tratti di strada: sono stati appaltati gli interventi correttivi degli apparecchi di appoggio del viadotto n° 3 e n° 4 alla ditta produttrice Fpc Italia per un importo complessivo di  800mila euro. Sono già stati ultimati gli interventi sul viadotto 4. La somma impegnata e quasi interamente spesa dopo la risoluzione del contratto sale quindi a circa 4,3 milioni di euro. Per il completamento della strada è stato redatto il relativo progetto di quarta fase dell’importo di 14,2 euro per l’apertura del 1° tronco stradale tra gli svincoli con la statale 616 e di Borboruso e Soveria Nord.

LA ROAD MAP L’importo dei lavori di quarta fase da appaltare nel prossimo mese di settembre è di circa 9,2 milioni di euro e se ne prevede l’ultimazione nel primo semestre del 2019. È stato anche redatto il progetto di completamento del 2° tronco tra Soveria e Borboruso per il quale sarà verificata la copertura finanziaria appena acquisito l’esito dell’appalto di quarta fase. Tutte le somme relative alle 4 fasi (lavori e oneri) prove e verifiche sono interamente disponibili a carico dei finanziamenti già acquisiti e a disposizione dell’amministrazione. Insomma, dopo trent’anni si può fare.

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