Lun. Apr 19th, 2021

Nonostante il caldo insopportabile, tanti pellegrini sono affluiti al Santuario Nostra Signora dello Scoglio, in Santa Domenica di Placanica, sabato 5 agosto (ricorrenza di Sant’Emidio), per vivere un momento di alta spiritualità, riconciliarsi con il signore, attraverso una sana e santa confessione, e per non perdersi lo storico evento della benedizione della preziosissima e splendida statua di Sant’Emidio, a cui è tanto devoto il fondatore del santuario mariano, Fratel Cosimo. Come in ogni occasione particolare e speciale, e come ogni primo sabato del mese, a presiedere tutte le sacre funzioni era presente Sua Eccellenza il Vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva che ha tenuto una illuminante omelia di fronte alla composta assemblea di pellegrini, giunti, in gran parte, in comitiva, con bus, persino da Pordenone, oltre che da varie Regioni del Centro e Sud Italia. Il programma della giornata ha registrato, oltre alla solenne concelebrazione eucaristica, anche una suggestiva processione, con la statua del santo vescovo e martire e con le sue preziose reliquie di primo grado, appositamente donate al Santuario, in risposta al grande e devoto desiderio di Fratel Cosimo, dal Vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno (dove è custodito il corpo del Santo), monsignor Giovanni D’Ercole (noto per le sue conduzioni di programmi televisivi spirituali, su RAI 1).

Fratel Cosimo, mentre sistema i fiori davanti alle preziose reliquie di Sant’Emidio

Fratel Cosimo vicino alla statua del santo da lui tanto venerato e amato

Tra l’entusiasmo e la commozione generale, di pellegrini, volontari e sacerdoti presenti, a cominciare dal rettore padre Raffaele Vaccaro, si è constatato un primo miracolo di Sant’Emidio. Infatti, improvvisamente, quando la statua è stata portata all’esterno della cappella dove è custodita, una enorme nube ha coperto il sole, consentendo ai presenti di poter vivere il momento della processione non afflitti dall’afa insopportabile. Un “Segno” in risposta alla preghiera di Fratel Cosimo che, proprio al mattino, aveva chiesto l’intervento specifico e proprio così come si è verificato, del glorioso santo vescovo.

Improvvisamente, nel pomeriggio afoso, quando il sole picchiava inesorabilmente, una nube è giunta a coprirlo

Bellissima l’omelia del Vescovo, che quì di seguito riportiamo integralmente. A seguire si potrò leggere l’evangelizzazione integrale di Fratel Cosimo, con tante notizie utili per conoscere il santo vescovo, protettore contro i terremoti.
OMELIA DEL VESCOVO OLIVA

Dopo aver espresso di averci tenuto tanto ad essere presente per questo storico evento e dopo aver menzionato la profonda e grande devozione di Fratel Cosimo per Sant’Emidio, con attestazioni di stima, ammirando lo spirito di sacrifico suo e dei pellegrini i quali, nonostante il caldo, hanno voluto presenziare allo straordinario avvenimento, il pastore diocesano ha detto:
“Noi, qui pellegrini, cercatori di Dio, viviamo oggi la domenica della trasfigurazione del Signore. Il Vangelo ascoltato richiama alla nostra attenzione un momento particolare in cui vennero a trovarsi i discepoli. Sei giorni prima c’era stata tanta sofferenza in loro dovuta all’incomprensione dopo il primo annuncio esplicito della Passione. Pietro si era sentito in dovere di “rimproverare” il Signore, perché quel tipo di annuncio rischiava di spaventare la gente e allontanarla da Lui. Ma la risposta del Maestro era stata forte e particolarmente dura: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Una difficile lezione per Pietro e gli altri discepoli. Ecco allora Gesù, che pensa bene portare i discepoli “più stretti” sul monte, per “trasfigurarsi” ai loro occhi, per manifestare loro, seppure per pochi istanti, la gloria divina, facendo loro percepire quello che era veramente. Fu un momento di vera Rivelazione, confermato dalla voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Dopo questa esperienza spirituale molto forte, Pietro, Giacomo e Giovanni scenderanno dal monte, rafforzati nella loro fede e pronti a riprendere il cammino dietro a Gesù.
E’ giusto a questo punto che ci chiediamo che senso può avere per noi oggi la Trasfigurazione? Il messaggio che trasmette è ancora attuale? Il testo evangelico colpisce per la profondità dei suoi significati. C’è anzitutto una parola che viene dall’alto: “E’ il mio figlio. Ascoltatelo!”. Il Padre dice anche a noi quel che ha detto agli apostoli: “Ascoltate Gesù, perché Lui è il mio Figlio prediletto”. Siamo anche noi, discepoli di Gesù, chiamati ad essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio ogni sua parola. Per ascoltare Gesù, occorre essere vicini a Lui, seguirlo ovunqu’egli va. Egli non ha una fissa dimora, “non aveva una cattedra o un pulpito fissi, ma era un maestro itinerante, che proponeva i suoi insegnamenti, che erano gli insegnamenti che gli aveva dato il Padre, lungo le strade, percorrendo tragitti non sempre prevedibili e a volte poco agevoli”. Anche qui in questo luogo, così solitario, e ovunque per le strade del mondo, possiamo incontrare ed ascoltare Gesù e la sua Parola. Ecco il cammino dei cristiani: Seguire Gesù per ascoltarlo. Quando noi sentiamo la Parola di Gesù, leggendo il Vangelo, ascoltiamo Gesù, l’abbiamo nel cuore. Quella Parola cresce. Ma non possiamo limitarci ad un ascolto passivo, è richiesta la nostra partecipazione: ascoltare Gesù è “fare nostra la logica del suo mistero pasquale, mettersi in cammino con Lui per fare della propria esistenza un dono di amore agli altri in docile obbedienza alla volontà di Dio, con un atteggiamento di distacco dalle cose mondane e di interiore libertà” (papa Francesco). In questo modo quella parola cresce in noi, mentre la doniamo all’altro! Ascoltare Gesù e offrirlo agli altri è questa la vita cristiana, una missione per tutti noi battezzati.
La Trasfigurazione non è altro per noi che ascoltare Gesù e metterci sulla sua strada, per divenire come lui. Era questo il senso del salire sulla montagna nella Bibbia: entrare in relazione con Dio e in una vera intimità con Lui, mettersi in preghiera, stare alla sua presenza. Lassù sul monte. Gesù si mostra trasfigurato, luminoso, bellissimo. Il suo volto è così splendente e le sue vesti così candide, che Pietro rimane folgorato, tanto che vorrebbe restare ancora lì, quasi a fermare quel momento. “E’ bello per noi stare qui!” Ecco la sua reazione estasiata. Ma lo “stare qui” non si riferisce al luogo – il Tabor –, ma a chi quel luogo rende bello e significativo, cioè a Gesù stesso. Pietro esprime la gioia di appartenere a Cristo. Anche noi abbiamo bisogno di metterci in disparte, di salire sulla montagna, per trovare noi stessi e percepire la voce di Dio. Questo viviamo nella preghiera.
Ma non è possibile rimanere lì sul Tabor! L’incontro con Dio nella preghiera invita a “scendere dalla montagna”, a ritornare in basso, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, dalla povertà materiale e spirituale. A questi fratelli in difficoltà, siamo chiamati a portare i frutti dell’esperienza dell’incontro con Dio. Al Tabor ci viene un invito a “trasfigurare” la nostra quotidianità (lavoro, fatiche e speranze, gioie e angosce), cioè a rileggerla alla luce di Gesù e dei suoi insegnamenti. Trasfigurati da Lui, possiamo contribuire a trasfigurare la storia umana.
Oggi, allo Scoglio, possiamo rivolgerci a Maria, affidarci alla sua guida, imparare da Lei a “salire” sulla montagna, ad ascoltare Gesù, per poi “scendere” ricchi di amore e di carità fraterna, in modo da annunciare Gesù a quanti incontreremo sul nostro cammino.”
La preziosa statua di Sant’Emidio nella cappella a lui dedicata, all’interno del Santuario Nostra Signora dello Scoglio

Ed ecco cosa ha detto Fratel Cosimo, dopo aver elevato un’Ave Maria, alla Madonna, nella sua evangelizzazione:

Cari fratelli e sorelle, devoti di questo Santuario mariano, Nostra Signora dello Scoglio, a tutti voi rivolgo un cordiale saluto di pace e di gioia nel nome del Signore. Oggi in questo primo sabato del mese di Agosto, nonché vigilia della Trasfigurazione del Signore, ci ritroviamo per condividere questo primo momento di ascolto con la riflessione evangelica. Rivolgiamo ora la nostra attenzione al Vangelo di Matteo c. 17 incominciando dal v. 4 fino al v. 5: La trasfigurazione. “Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: Signore è bello per noi restare qui; se vuoi farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. Fratelli e sorelle, il testo del Vangelo di Matteo che abbiamo ora ascoltato ci dice che il Signore Gesù prese con sé l’apostolo Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un alto monte in disparte. In qualche altro momento di evangelizzazione ben ricordo di avere avuto modo di parlare su questo brano evangelico, ma oggi vogliamo ritornarci ancora un attimo. E’ bene tenere sempre presente che, come figli di Dio possiamo certamente dire che è bello stare in disparte con il Signore, ovvero vivere se vogliamo, una relazione stretta, intima con Lui. Anche Gesù stava in disparte per pregare, e allo stesso tempo per comunicare con il Padre come ci viene detto nel Vangelo di Luca c. 11 v. 1. Ecco le parole: “Gesù era stato in disparte a pregare”. Dobbiamo dunque imparare da questo atteggiamento del Signore Gesù, il quale desiderava stare in disparte con il Padre. La stessa cosa deve valere anche per noi. Quindi ripeto, quanto è bello come figli di Dio riposarsi nel Signore, stare con Lui personalmente e anche dialogare con Lui intimamente. Ma, facciamo bene attenzione, questo è possibile quando noi ci chiudiamo nel segreto della nostra stanza, e ci raccogliamo in preghiera davanti al Signore, così come sta scritto nel Vangelo di Matteo al c. 6 v. 6: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Ecco come è possibile che il Signore possa parlare al nostro cuore, e noi possiamo udire come Pietro, Giacomo e Giovanni la sua voce: “Questi è il Figlio mio l’amato; ascoltatelo”. Fratelli e sorelle, oggi in questa giornata di preghiera ricordiamo anche la beata morte del Santo vescovo e martire Emidio, avvenuta il 5 Agosto dell’anno 303. E guarda caso proprio in questa circostanza particolare, questa sera per il nostro Santuario, prima della celebrazione della S. Messa, verrà benedetta dal nostro vescovo una meravigliosa statua del Santo, che lo rappresenta in abiti episcopali. La statua è stata scolpita in legno pregiato di cirmolo in Val Gardena, proprio nel paese di Ortisei conosciuto in tutto il mondo per le sculture. Insieme al nostro vescovo, abbiamo contattato un laboratorio specializzato di Giuseppe Stuflesser fornitore pontificio. Una volta assodato il tutto per quanto riguarda la statua, abbiamo anche pensato di poter avere possibilmente le reliquie del Santo, e sempre insieme al vescovo abbiamo telefonato a Monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, il quale con molta gentilezza e benevolenza, ci ha fatto il dono speciale di avere le insigne reliquie di S. Emidio. Le reliquie sono di primo grado e consistono in due pezzi di osso del Santo. Una è stata posta sotto l’altare, il giorno della dedicazione del Santuario, mentre l’altra è stata messa nel reliquiario che sarà portato in processione insieme alla statua. Di tutto e per tutto ringrazio affettuosamente di cuore il nostro vescovo Mons. Francesco Oliva, per aver condiviso il mio pensiero e il mio desiderio, dandomi così la possibilità di far conoscere il mio caro S. Emidio ai pellegrini che sempre più numerosi giungono al Santuario, e suscitare nei loro cuori una vera devozione verso di lui. Fratelli e sorelle, per quella poca e limitata conoscenza che io ho su S. Emidio, Egli secondo la tradizione nacque a Treviri in Germania nell’anno 273 da nobili e ricchi genitori idolatri, cioè pagani. Convertitosi al cristianesimo abbandonò la sua famiglia e giunse a Milano, dove il vescovo S. Materno lo consacrò sacerdote. Mentre in un secondo tempo a nominarlo vescovo della città di Ascoli fu invece il papa S. Marcello. La protezione di S. Emidio affonda le sue radici nel tempo, perché iniziò la sua missione di evangelizzazione, nella terra di Ascoli Piceno. E’, comunque impossibile ricostruire la storia di S. Emidio, il quale fu il primo vescovo di Ascoli, e questo perché non vi sono documenti, e ci si affida alla tradizione, cioè al racconto che passa oralmente di generazione in generazione, e che però ha la sua legittima validità. Sappiamo che la vita di S. Emidio va ricondotta alla primitiva espansione della fede cristiana, mentre in tempi successivi si sviluppò una tradizione ecclesiale e anche popolare, diffusa non solo entro i confini locali, ma si tenga presente anche alla grande vivacità del suo culto nelle diverse città dell’Abruzzo e delle Marche. Tale tradizione di quel tempo identificò nel Santo, il protettore contro il terremoto, le guerre e le pestilenze. In quell’epoca, mentre in Ascoli il prefetto Polimio perseguitava accanitamente i cristiani su ordine dell’imperatore Diocleziano, S. Emidio prima di giungere in città si fermò ad evangelizzare altri paesi vicini. Quando finalmente giunse nella città di Ascoli, è tradizione che egli fu accolto da un forte terremoto e che fece crollare i templi pagani della città. Un fatto analogo successe anche quando i suoi genitori lo condussero dinanzi all’altare del tempio di Giove, per costringerlo ad offrire un sacrificio al dio pagano; ma in quell’istante un improvviso terremoto mandò in frantumi l’altare, tra la meraviglia di tutti i presenti. Dice infatti il canto popolare a S. Emidio: “Dell’inferno quell’ardire mille volte conculcasti, i fals’ idoli spezzasti e i lor templi, e i loro altar”. I frutti della sua predicazione portarono una moltitudine di persone a convertirsi al cristianesimo, sicché S. Emidio un giorno non avendo acqua a sufficienza per battezzarle, sentite cosa fece: percosse una roccia nei pressi dell’attuale borgo detto “solestà”, e fece miracolosamente sgorgare una ricca sorgente d’acqua; è praticamente l’antichissima fonte detta ancora oggi “fonte di S. Emidio”. Io ebbi modo di visitare i luoghi del Santo martire, perché più di una volta andai a pregare sulla sua tomba, custodita nella Cattedrale di Ascoli Piceno. Visitai la fonte dell’acqua dove battezzava in gran numero le persone che si convertivano, andai alle grotte dove subì l’atroce martirio, e sul detto posto vi è ancora come testimonianza la pietra, sulla quale gli venne reciso il capo. Tale pietra è custodita in un tempietto chiamato “S. Emidio rosso”. S. Emidio non è soltanto protettore della città di Ascoli Piceno, ma è anche protettore del mio paese: Placanica. Mi raccontava allora mio nonno che un giorno insieme a mia nonna, trovandosi nei campi a pascolare le mucche, è avvenuto un forte terremoto, che persino le mucche si spaventarono, e per le forti scosse gli alberi ondeggiavano a destra e a sinistra, da far si che i rami si piegavano quasi fino a terra. E nonostante ciò, mi diceva mio nonno, non ci fu nemmeno un crollo o una vittima, e a voce di popolo attribuirono unanimi tutto questo alla protezione di S. Emidio. Molto probabilmente gli anziani del paese dovrebbero ricordarlo. Oggi, nel giorno del suo martirio ricordiamo S. Emidio come un grande e instancabile evangelizzatore, uomo di preghiera e martire della fede. Tutta l’evangelizzazione di S. Emidio parte appunto dalla preghiera, l’unico mezzo se vogliamo, per fugare gli idoli e condurre le menti degli uomini alla credenza di un solo Dio, di un Dio Salvatore di tutti gli uomini. Miei cari, quel fuoco d’amore che infiammò il cuore di S. Emidio, possa infiammare anche il cuore di ciascuno di noi, affinché in qualità di veri cristiani, possiamo testimoniare come lui, fino all’eroismo la nostra fede. Oggi, in questo giorno particolare, nel ricordo del martirio di S. Emidio, il Signore per la sua intercessione vi benedica e vi custodisca e sia lodato Gesù Cristo.

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