Dom. Apr 18th, 2021

Il leader del movimento Fare parla del Porto. “Bisogna sapere quali sono gli investimenti che servono per fare il retro-porto, realizzare tutta la logistica integrata”

Portare il “modello Verona”, città sede del primo interporto d’Europa, esempio virtuoso di costruzione del bene comune e motore trainante dell’economia nazionale, a latitudini come quelle gioiesi in cui il porto più importante del Mediterraneo per caratteristiche e posizione geografica continua ad annaspare e anziché miracoli dispensa licenziamenti, quasi 400 per l’esattezza. È questa la nuova sfida dell’ex sindaco Renato Bellofiore, che sotto la luce dei “fari” di Flavio Tosi e con il coinvolgimento dei residenti e la fiducia degli elettori punta a dare un nuovo slancio al capoluogo pianigiano privilegiando una dimensione il più possibile pragmatica.

I contenuti di questa nuova proposta politica sono stati illustrati ieri mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato l’ex sindaco scaligero e la senatrice Patrizia Bisinella, componente della Commissione Affari costituzionali. Con loro, seduti al tavolo, oltre all’ex primo cittadino oggi coordinatore provinciale di “Fare!”, anche i rappresentanti del coordinamento di Vibo, Costantino e Franco Massara e il coordinatore locale, Salvatore Nardi. Presenti tra il pubblico Michele Anselmo, coordinatore cittadino di “Fare con Tosi” Melicucco, Bruna Morabito (Molochio) e Francesco Tallarida (Santa Cristina d’Aspromonte”).

Dopo i saluti di rito affidati a Nardi e Costantino Massara, è toccato a Renato Bellofiore introdurre un dibattito incentrato soprattutto su porto e sviluppo: “alla fine dei 3 anni l’agenzia sarà ancora un punto interrogativo – ha esordito – non era questa la soluzione che ci aspettavamo. Un Governo che vuole davvero risollevare l’unica realtà che produce occupazione, quando MCT inizia a sollevare un problema di competitività con i porti del nord Africa (dove il costo del lavoro è 20 volte inferiore), inizia con l’abbattere le tasse di ancoraggio e le accise sul carburante, visto che esiste una direttiva comunitaria che consente di autorizzare a pagare un massimo di 21 euro ogni 1000lt anziché i 229 applicati in Italia: è chiaro che le navi non hanno interesse a venire a Gioia se altrove riescono ad avere costi più competitivi.

Inoltre, mi chiedo perché le ispezioni doganali rimangano chiuse il sabato e la domenica quando in un mondo globalizzato i traffici si basano sulla velocità. Oggi si dà il contentino ma abbiamo bisogno di un piano industriale nazionale perché il porto ha perso il suo appeal per motivi strutturali. Il nostro è un movimento poco ideologico e molto concreto – ha concluso – e le cose dobbiamo iniziare a dirle: a Gioia è da 8 mesi che governa lo Stato e si versa in una situazione inammissibile. Anche la Regione ha fallito quasi su tutto, basti ricordare i finanziamenti persi del piano Juncker o ai fondi sulla disabilità”. La parola è poi passata alla senatrice Basinella: “ci vedrete molto spesso – ha rimarcato – perché vogliamo dimostrare una presenza effettiva in questo territorio portando un messaggio diverso da quello della politica nazionale dove è più facile cavalcare una protesta per attrarre consensi, soprattutto qui: mi riferisco a quei movimenti come i “5stelle” o la Lega che fanno della demagogia il loro verbo.

Lo faremo con persone che vengono da esperienze amministrative e partendo dal basso, trovando insieme soluzioni praticabili. La situazione di degrado e inefficienza che siete costretti a vivere è inaccettabile – ha continuato – quello dei rifiuti oggi è un problema dei Commissari e dello Stato che dovrebbe risolverlo ma che scarica la responsabilità sul fatto che mancano le risorse quando invece viene alla luce anche una questione di gestione regionale, poiché la Regione è l’ente che determina le direttive e le scelte politiche che hanno ricadute a cascata sui territori. Così come sul porto, si tratta di scelte sbagliate dei vari Governi: vi mancano infrastrutture di base, c’è assenza di collegamenti, di scambio rotaia-gomma. Ma con qualche anno di rimessa in moto, la Calabria può, anche dal solo punto di vista dell’offerta turistica, essere la vera chance di rilancio economico del Meridione e dell’Italia intera.

Quando veniamo qui – ha concluso – rimaniamo incantati dalla bellezza di questa terra ma allo stesso tempo basiti dal fatto che tante potenzialità non siano sfruttate. Vorremmo essere quel punto di riferimento che forse per troppo tempo vi è mancato: cercherò di esservi d’aiuto in Commissione, da lì passano le riforme principali, a partire dalla legge elettorale che si spera ridia ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”. Infine, Flavio Tosi: “da mesi, il dibattito nazionale si occupa di legge elettorale anziché di crisi, disoccupazione e porto: questo dà la misura di come la politica sia distante rispetto ai problemi veri dei cittadini – ha evidenziato.

Quando si andrà a votare bisognerà trovare un’alternativa a chi oggi ci governa senza riuscire a dare delle risposte e all’antipolitica dei “grillini”. A Gioia, ci sono 400 lavoratori che hanno una misura di accompagnamento di circa 1000euro al mese: facendo due conti, in 3 anni, costo azienda, si spenderanno circa 20milioni. Non era meglio investirli sulla defiscalizzazione, sull’abbattimento del costo del carburante, facendo in modo che la multinazionale che gestisce il porto continuasse a mantenere questi lavoratori e creando sviluppo anziché arrivare a misure assistenziali che non risolvono il problema, se poi, a margine dei 3 anni, non vengono realizzate le infrastrutture necessarie (parlo con cognizione di causa perché Verona conosce bene la mobilità e la logistica). È fondamentale – ha aggiunto – che a livello nazionale e regionale ci sia un approccio non assistenziale che costa di più e non dà alcuna risposta al territorio.

Su finanziamenti europei persi credo sia un delitto che come minimo evidenzia l’incapacità della classe politica: è immorale che uno faccia l’amministratore e non sappia portare a casa o utilizzare al meglio i fondi disponibili. La Regione ha questa responsabilità di programmare lo sviluppo del territorio e la prossime elezioni in Calabria saranno fondamentali per cercare di voltare pagina”. In ultimo, un passaggio forte sulla legge che regola lo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose: “per chi guarda dall’esterno, Commissione d’accesso vuole dire che gli amministratori erano della ‘ndrangheta. In realtà, per come è stata concepita quella norma, non è un provvedimento di un magistrato ma preventivo, sulla base di alcune presunzioni. Il pericolo è che uno strumento così discrezionale ogni volta risenta della vicinanza politica rispetto al Governo, quindi se sei vicino non ti sciolgono mentre se sei dalla parte opposta, ti sciolgono con più rapidità. E il caso del Comune di Fondi è emblematico. Quando si apre la strada della Commissione d’accesso – ha concluso – che almeno si vada a guardare anche la dirigenza che, a differenza di un sindaco, dura decenni. Sono cose scomode da dire ma vere”.

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