4 Dicembre 2020

Svolto a Locri il corteo a sostegno dei lavoratori del Call&Call. I sindacati: “Vertezza subito a Roma, perdere la metà degli operatori vuol dire chiudere”.

Locri e la Locride hanno detto allo “smantellamento” del lavoro sul territorio. Al grido di “Non siamo numeri” e “Il lavoro non si tocca”, poco dopo le 18 dalla sede del “Call&Call Lokroi” di Via Oliverio è partito il corteo dei lavoratori per protestare contro l’annunciato licenziamento di 129 operatori della sede locrese della holding di telemarketing.
In poco più di 500, tra operatori del call center, loro familiari, sindaci della Locride, dirigenti sindacali (tra i manifestanti c’era anche una delegazione sindacale proveniente da Casarano per dare la solidarietà agli operatori del Call&Call di Locri) e rappresentanti politici, tra i quali il capogruppo regionale del Pd Sebi Romeo, hanno percorso viale Matteotti, viale della Regina e corso Vittorio Emanuele per fermarsi poi in piazza dei Martiri dove si è conclusa a manifestazione indetta per difendere il sacrosanto dirtto sul lavoro.
Dal palco l’operatrice Domenica Bumbaca ha letto il messaggio di solidarietà che il vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, ha inviato ai lavoratori in lotta. Poi le rappresentanze RSU, Salvatore Catanzariti, Daniela Palmisani e Viviana Lacopo, e successivamente i segreti regionali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, Daniele Carchidi, Enzo Canino e Fabio Guerriero, hanno spiegato perchè occorre trasferire la vertenza a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico: “Questi 129 licenziamenti annunziati, se si dovessero concretizzare, non sono altro che il preudio dela morte della sede locrese del Call&Call, perchè un’aziedna che perde il 50% dei propri addetti è destinata a chiudere. Il trasferimento della vertenza a Roma – hanno affermato i tre segretari regionali – si rende necessario perchè qui nella Locride non ci sono e condizioni per sboccare positivamente la situazione. Occorre che chi governa compredna che questo territorio non può essere depredato e spogliato del lavoro. Soprattutto se si tratta di lavoro onesto e stabile come quello di Call&Call, che a Locri è diventato un forte presidio legalità contro la ‘ndragheta e la criminalità organizzata”.
Ancora, Guerriero, Canino e Carchidi hanno spiegato che per impedire il licenziamento di 129 operatori del Call&Call locrese, al governo verrà chiesto “di non agevolare il trasferimento del lavoro in altri parti d’itaia dove il lavoro c’è, o addirittura in altri paesi europei. Occorre impedire, anche attivando forti penalizzazioni che questo possa avvenire”.
“Per questo – ha sottolineato Guerriero – al governo chiederemo si stimolare, attraverso i dispositivi legislativi esistenti, le aziende sane, a iniziare da quele che effettuano commesse di natrura governativa, a investire nella Locride, dove via sono comprovate competenze e serietà professionale”.
Il timore esternato dai tre segretari di categoria è che il trasferimento della commessa di Engie Italia alla sede Call&Call di Casarano e il conseguente licenziamento dei 129 operatori dela sede locrese, “sia il preludio del processo di smantellamento della sede locrese del Call&Call Lokroi”.
Anche il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, chiamato sul palco dai rappresentati sindacali, esternando questa pauta, ha affermato che “Locri e la Locride non possono consentire che si perda anche un solo posto di lavoro. Sarebbe come dare il via allo smantellamento di un forte presidio di legalità nel contempo alzare bandiera bianca, mentre ci viene negato il dirittto al lavoro”.

(fonte gazzetta del sud)

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