Mer. Apr 21st, 2021

Creatore dell’Ottagono di Cristallo nel Duomo di Milano, oltre che di tante altre opere architettoniche di pregio, a livello internazionale, il noto architetto Gianni Arlunno, piemontese DOC, essendo stato in visita di alcuni santuari e chiese calabresi, accompagnato dalla sua inseparabile fidanzata Cristina Fatuzzo, ha voluto dire la sua sul Santuario Nostra Signora dello Scoglio, progettato dall’altrettanto noto architetto Mario Occhiuto. Per l’architetto Arlunno, l’opera mariana di Santa Domenica di Placanica, fondata da Fratel Cosimo, è un “Contenitore di Grazie”. Il grande professionista ha detto: “Un contenitore essenziale fatto con materiali poveri, può diventare un luogo in cui è possibile ritrovare tutti i valori che l’uomo ricerca? A questa domanda è seguita una risposta precisa quando sono giunto, a Santa Domenica di Placanica nel Santuario di Nostra Signora dello Scoglio da Fratel Cosimo. L’ultima mia visita, alla fine dello scorso anno, mi aveva presentato una struttura al rustico dove importanti travi di calcestruzzo precompresso, utilizzate per i ponti, coprivano uno spazio che profumava di cantiere. Mi ero domandato cosa potesse essere collocato in quello spazio così ampio, affacciato su un porticato a doppia altezza dove erano presenti 10 imponenti arcate, riferibili al numero dell’uomo o ai Comandamenti che la Divinità ha suggerito all’uomo per essere vero figlio di Dio.
Ora il contenitore aveva magicamente preso vita e si presentava con una facciata formata da pannelli traforati con bellissime variegate decorazioni. Una croce fatta di luce era stata sovrapposta a questo raffinato disegno per indicare il contenuto di quanto si sarebbe trovato all’interno di tale struttura.
La sorpresa, dopo aver varcato l’atrio, dove la luce variata creava effetti evanescenti, è stata entusiasmante. Quello stesso spazio, privo di vita, era divenuto la residenza del Padrone del Cielo che comunicava serenità e pace per il suo rigore e l’estremo equilibrio. Le travi di copertura, nella loro essenza e semplicità, creavano un senso di successione tendente all’infinito, sensazione ripresa dal numero imprevedibile di banchi dalla forma essenziale, pronti per accogliere fedeli adoranti verso una realtà invisibile, eppure concretissima. Due andamenti paralleli, a soffitto e a pavimento, che straordinariamente convergevano in un unico punto di fuga ortogonale alla direzione dove era stato collocato il Tutto e l’origine del Tutto, la cui presenza era rivelata da un enorme albero che faceva da fondale a questa scenografia essenziale e inaspettata.
Certamente si trattava dell’Albero della Vita, quell’albero progettato per il Paradiso Terrestre che doveva essere donato all’uomo e per il quale tutto ciò era stato fatto.
Ora lo stesso Albero, dopo la tragedia dovuta all’influenza del Male, era stato preso e trasportato a Santa Domenica per volere della Vergine, che aveva prediletto questo luogo, apparentemente desolato, per farlo divenire Sua privilegiata dimora.
Al centro dell’Albero, in un piccolo contenitore, era stata collocata la dimora del Re dell’Universo, rendendo ancor più simbolica questa straordinaria immagine dai cui rami e fronde traforati fuoriusciva quella luce che solo la Divinità può fornire.
Sul lato destro dell’Albero un significativo taglio di luce rendeva ancor più imponente questo fondale proiettandolo in una dimensione che non apparteneva più alla Terra, grazie anche alla successione continua di ampie vetrate che si aprivano sull’ampio portico.
A sinistra lo spazio si dilatava verso altri ambienti appartenenti allo stesso contenitore, delimitati da ampie lastre di vetro extrachiaro che fungendo da parapetto riflettevano l’immagine della luce proveniente dall’esterno.
Un colpo d’occhio inaspettato e straordinario, ancor più evidente nel momento in cui, ruotando lo sguardo verso l’ingresso il Sole del tramonto invadeva lo spazio sacrale.
Forse era venuto il momento per chiarire quali fossero le vere ragioni di tanta straordinarietà e dell’immenso stupore che la struttura suggeriva.
Osservando la facciata dall’interno, invasa dalla luce del Sole, ho cominciato a comprendere cosa rendeva questa basilica unica.
Tutte le Cattedrali, che nei secoli hanno onorato la Divinità, sono caratterizzate da una facciata in cui sono state collocate, al di sopra degli ingressi, finestre di varia forma, quale unico accesso alla luce del Sole.
Nella Basilica di Santa Domenica invece la facciata non esiste come elemento murario perché costituita da due strati di pannelli tra loro sovrapposti, quello esterno di ceramica traforata, quello interno, poco discosto, di vetro che, riprendendo l’andamento dei pannelli esterni, lasciando penetrare copiosa la luce del giorno.
Questa stessa luce, rimodellata dai trafori, crea effetti variegati sempre diversi in funzione della collocazione apparentemente casuale delle due tipologie di decorazioni presenti.
La facciata della Chiesa di Santa Domenica, con tutto il suo spazio sacrale risulta quindi proiettata verso l’esterno, verso quel Sole che tramontando indica quale sarà la sede del nuovo importante Santuario che sorgerà di fronte.
Un caso veramente unico avvalorato dallo stesso effetto che si potrà cogliere lungo la parete laterale che si affaccia sul portico, non appena verrà completata la posa dei pannelli traforati, al di fuori delle esistenti vetrate.
L’effetto sacrale che si coglie e che coinvolge profondamente l’anima deve essere accompagnato da un equilibrio formale simbolico, sempre presente negli edifici voluti da Dio, e in questo caso direttamente dalla Sua Santissima Madre.
Ecco allora la necessità di individuare quali siano le indicazioni numeriche simboliche gelosamente custodite all’interno dell’edificio ed ivi collocate in maniera inconscia, sotto la guida di Dio. Un’ulteriore occasione per confermare la realtà che traspare in tutte le opere più significative realizzate dall’uomo e dedicate al suo Creatore.
Una prima verifica è stata fatta valutando le dimensioni planimetriche della Basilica, recuperabili dal Cielo attraverso le immagini di Google Earth.
Il suo lato maggiore è di circa 59 metri, il lato minore è di poco più di 36,5 metri, con un rapporto tra loro pari a  = 1,618, ovvero al valore del parametro universale cui è riferibile tutto il progetto della natura.
Inoltre la dimensione della facciata, pari a 36,5 metri, se moltiplicata per 10, numero dell’uomo, corrisponde al numero dei giorni dell’anno quasi a ribadire che tale dimensione racchiude tutta la nostra esistenza che si perpetua di anno in anno.
Osservando poi la decorazione del prospetto, tutto costituito dai pannelli quadrati traforati, si possono individuare altre inaspettate coincidenze.
Innanzitutto il numero complessivo dei quadrati risulta pari a 220, un numero che può apparire senza alcun significato ma che invece racchiude la relazione tra la Divinità e l’uomo.
Se si considera il cerchio come immagine della Trascendenza, proprio perché costituito da infiniti punti e presente nella forma dei corpi celesti, cosa può rappresentare il quadrato?
Allargando le nostre braccia si ritrova esattamente la nostra altezza; ciò significa che il quadrato è la figura che racchiude l’immagine dell’uomo.
Ma mentre il cerchio identifica una struttura assolutamente stabile, il quadrato è estremamente precario perché è sufficiente applicare una forza su uno dei vertici per deformarlo irrimediabilmente. Ecco allora la necessità di inserire all’interno della figura che si identifica con quella dell’uomo una diagonale, parte essenziale della Divinità che ci è stata donata, che ci rende figli di Dio, e grazie alla quale possiamo raggiungere la nostra stabilità.
Da una parte l’immagine del cerchio unitario con il suo sviluppo pari a =3,14, dall’altra l’immagine del quadrato di lato unitario la cui diagonale è pari a 2=1,41.
Il rapporto tra Divinità e uomo ovvero tra  e 2 che risulta stranamente pari a 2,2, presenta gli stessi numeri che caratterizzano i quadrati della facciata della Cattedrale dedicata a Nostra Signora dello Scoglio.
Se ora si valutano i quadrati collocati ai lati dei bracci della croce, che scandisce la facciata, si possono ritrovare numeri e significati altrettanto simbolici.
Il settore alto collocato sulla sinistra della croce è composto da 33 quadrati, un numero che non ha bisogno di commenti. La parte sottostante è formata da 99 quadrati; gli stessi numeri 3 elevati al quadrato, potenza inserita dal grande Progettista in tutte le leggi che governano l’universo.
La porzione collocata in alto sulla destra della croce è poi costituita da 14 quadrati, che corrispondono ai primi due numeri che caratterizzano la 2 ovvero la porzione di Divinità donata all’uomo.
Infine nella parte sottostante il numero di quadrati è pari a 3x2 ovvero alla porzione di Divinità contenuta nell’uomo, esaltata dal rapporto trinitario.
Merita attenzione anche il rapporto tra la larghezza e l’altezza della facciata perché il risultato è ancora una volta straordinario in quanto appaiono magicamente i numeri 2,7 che corrispondono, al di là della virgola, al numero trinitario elevato alla trinità ovvero 3 alla terza.
Anche i quadrati che caratterizzano la croce riprendono il numero trinitario, essendo pari a 33.
Infine è utile osservare la dimensione dei pannelli che si ottiene suddividendo la larghezza della facciata suddividendola per il numero dei pannelli stessi. La loro superficie è pari a 2,2 mq, a ulteriore conferma della presenza degli stessi numeri simbolici.
Quante straordinarie coincidenze, quanta saggezza, quanti significati risultano nascosti e racchiusi in questo contenitore di grazia e di benedizione.
La Santissima Vergine ha voluto accanto al luogo da lei scelto che si creasse un edificio sacro essenziale, fatto di un apparente nulla, totalmente aperto, per poter proiettare, verso lo spazio esterno, i fiumi di grazia che si generano al suo interno.
E’ questa la prima parte di una chiara manifestazione architettonica voluta dal Cielo, che ha tracciato la via per qualcosa di più grande che tra poco sorgerà sul piazzale aperto verso il tramonto e verso il Sole Divino.
Quello stesso Sole, che ogni sera si posa sul crinale di questi monti mentre abbraccia e bacia la Terra, conferma definitivamente la Santità di questo luogo dove veramente è apparsa la Sua e nostra Santissima Madre!”

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