Sequestro-lampo a San Lorenzo, imprenditore malmenato e rilasciato

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Un sequestro-lampo. Probabilmente una spedizione punitiva. È questa l’ipotesi più accreditata per l’incredibile fatto avvenuto questa mattina a San Lorenzo, comune dell’area greco-calabra della città di Reggio Calabria. Vittima del sequestro-lampo, un noto imprenditore della zona, proprietario di un supermercato, assieme ai fratelli, fra cui il sindaco di San Lorenzo, Bernardo Russo.

Auto rubata e speronamento

L’uomo è stato speronato, mentre percorreva la Ss 106 a bordo della sua autovettura, nei pressi dello svincolo per San Lorenzo. I malviventi lo hanno bloccato e sono saliti a bordo dell’auto costringendolo ad andare in direzione della frazione Lacco di Melito Porto Salvo. Qui, secondo una prima ricostruzione, è stato malmenato e poi abbandonato. Ancora dolorante, per i colpi ricevuti, l’uomo è riuscito dopo un po’ a chiedere aiuto.

 

Nel frattempo, però, sulla Ss 106 era un pullulare di lampeggianti. Contro il guard-rail, infatti, vi era una Fiat Panda di colore rosso, risultata rubata nella serata di ieri a Lazzaro. È a bordo di questa autovettura che i malviventi hanno prima seguito e poi speronato l’imprenditore. Di lui, per qualche ora, nessuna notizia, con un comprensibile spavento per i familiari che hanno temuto il peggio. Carabinieri e polizia si sono messi subito al lavoro per cercare di capirne qualcosa di più. L’ipotesi del sequestro di persona avanzava sempre più col passare dei minuti, fino a quando non è giunta la notizia che l’uomo era stato avvistato.

Una spedizione punitiva dopo la collaborazione?

L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che l’imprenditore possa essere stato vittima di una spedizione punitiva in perfetto stile mafioso. L’uomo, infatti, solo poco tempo fa, aveva denunciato le angherie subite dalla cosca Paviglianiti, nell’inchiesta “Nexum”. Una collaborazione con la giustizia che forse può avere indispettito qualcuno. Pressanti erano state le richieste di denaro all’imprenditore, a più riprese, così come quella fabbrica aggiudicata dalla famiglia e su cui invece vi erano gli occhi del clan. Furono palesi gli atteggiamenti di intimidazione da parte della cosca nei riguardi dell’uomo che, dopo un’iniziale prudenza, scoppiò in un pianto liberatorio, parlando con i magistrati. Le sue parole furono preziose per poter muovere delle accuse pesanti contro gli uomini di ‘ndrangheta di San Lorenzo.

Il contesto

Ora questo episodio che è ancora completamente da chiarire. Di certo c’è che il sequestro-lampo non è certo stato dettato da ragioni economiche, visto che dopo le botte, l’uomo è stato rilasciato senza alcuna richiesta. Bisognerà capire se i malviventi hanno agito a volto coperto o alla luce del sole, proprio allo scopo di far capire la natura della loro azione. L’imprenditore è in questo momento con gli uomini dell’Arma. Sta chiarendo la dinamica di una storia che potrebbe riservare non poche sorprese.

Consolato Minniti http://lacnews24.it/

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