5 Dicembre 2020

Anno 2017. Sono trascorsi 27 anni da quel tragico evento. Era il 9 settembre del 1990. A perdere la vita, un carabiniere. Il suo nome Antonino Marino, brigadiere. Dopo 24 anni dall’efferato delitto la giustizia ha prevalso. Chi era Antonino Marino? Antonino Marino era una persona che credeva in quello che faceva. Un’ integerrima persona. L’onestà e la rettitudine furono le qualità massime del suo operare nell’Arma e nella vita di tutti i giorni.
Ma cosa accadde in quel lontano 1990? In una frazione, di una cittadina di poche migliaia di abitanti, si stava svolgendo la festa patronale. In centinaia per le strade, quando davanti ad una attività commerciale fu consumato un atroce delitto. Vittima dell’agguato, Antonino Marino, il brigadiere che insieme alla famiglia stava trascorrendo alcuni giorni nel paese della moglie che, all’epoca dei fatti, era in stato di gravidanza. Nell’agguato rimase ferito il figlio Francesco. La notizia dell’accaduto fece tanto scalpore, per le modalità con le quali fu commesso l’omicidio. Una comunità percossa. La terribile notizia aveva visibilmente lasciato tutti sgomenti. Gli anni settanta-ottanta furono anni caratterizzati da un fenomeno criminale: il sequestro di persona. Oggi, per fortuna, è finita l’epoca dei sequestri. Il sequestro di persona scompare per i motivi che tutti conosciamo ovvero per il motivo che non rientra tra gli interessi delle associazioni criminali, perché poco produttivo, rischioso e perché crea tanto clamore da compromettere altre attività illecite. Ma in quegli anni novanta, in maniera isolata, ci furono ancora sequestri di persona. Per il Comandante della caserma di Plati, la sorte fu più avversa di un giustiziato all’ergastolo. Il suo unico reato fu quello di essere stato un esempio di virtù, una persona che ha eccelso in quello che sapeva fare meglio ovvero tenere alto il senso del dovere. Ieri, a Bovalino, nella chiesa del Santo Patrono, si è svolta la celebrazione commemorativa, officiata da S.E. il Vescovo Francesco Oliva. Erano presenti autorità Militari, Civili e Religiose. Una corona d’alloro è stata deposta davanti alla stele, nella piazza a lui dedicata. Avremmo forse voluto che tale senso del dovere venisse inteso in maniera “alta” anche dalle comunità vicine e lontane.

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