3 Dicembre 2020

Da pochi giorni sono iniziati i lavori per la protezione del parco archeologico di Kaulonia (Monasterace), al fine di bloccare soprattutto il movimento franoso causato dal maltempo e dalle mareggiate che, dal 2013 in poi, hanno flagellato la costa scardinando la barriera dunaria, soprattutto nella zona del Tempio.

La  protezione del Tempio è stata realizzata nel 2015 con adeguati gabbioni, anche  grazie alla vigilanza, all’appello e alle grida d’allarme di associazioni e cittadini che stavano assistendo sgomenti allo sgretolamento e all’affondamento di 2700 anni di storia e all’insabbiamento di  14 anni (1999-2013)  di una campagna scavi dedicata alla valorizzazione e alla salvaguardia del sito, realizzata sul campo  dai professori e dagli studenti della Scuola Normale di Pisa, dall’Università di Pisa, di Firenze e della Mediterranea di Reggio Calabria, con la collaborazione della ProLoco IL TEMPIO e tutte le Amministrazioni Comunali che si sono susseguite in quegli anni. Una campagna scavi che ha riscritto la storia del sito aggiornando le pur  importantissime scoperte di Paolo Orsi risalenti agli inizi  del secolo scorso.

 

Purtroppo una nota trasmissione RAI, andata in onda nel mese  di agosto, ha sottovalutato il sito archeologico definendo le scoperte  di “poca importanza” . Eppure a Kaulonia è stato ritrovato il più antico mosaico d’epoca ellenistica, di due metri per uno, raffigurante un drago marino; la stanza termale dei draghi e dei delfini “un tappeto circolare – racconta l’archeologo Francesco Cuteri che l’ha portata alla luce – seguito da oltre 20 mq di mosaico in pannelli quadrati e rettangolari raffigurante un drago con sfumature cromatiche di incredibile bellezza (…) L’uso del cromatismo, i materiali, tutto dà luogo ad una sinfonia di colori incredibile. Di così grandi non se ne conoscono. E’ da decenni che faccio questo lavoro ma una cosa così bella non mi era mai capitata”.

 

Qualche anno prima i professori e gli studenti della Normale di Pisa avevano scoperto una tabella bronzea risalente al V secolo a.C. con lettere incise in alfabeto acheo  rivelatosi il più lungo testo antico mai ritrovato nella Magna Grecia.

 

Perché, dunque, tanta leggerezza informativa?

 

Riguardo  i lavori in corso,  stiamo assistendo, in questa prima fase, a quando è dato capire, alla realizzazione di pennelli soffolti nel mare antistante il Tempio, una tratto di mare sul quale, se non ricordiamo male, era stato posto un vincolo archeologico perché erano stati recuperati i resti di un tempio, oggi esposti al Museo di Monasterace. Tra l’altro, come testimoniano le foto allegate, notiamo l’assenza del principale  cartello d’informazione obbligatorio con i lavori da eseguire e le relative autorizzazioni.

 

 

 

 

 

 

Chiediamo pertanto agli Enti preposti: 1)  il vincolo è ancora operante?; 2)  è possibile escludere  l’esistenza di altri reperti al fine di poter realizzare i pennelli senza provocare altri danni archeologici oltre a quelli già provocati dalle mareggiate?; 3) perché, ad oggi, 04 agosto, non è stato ancora esposto il cartello obbligatorio riguardante i lavori   in corso?

Semplici e doverose domande per semplici e doverose risposte.

 

 

Giovanni Scarfò

Presidio Italia Nostra

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