Reggio, il congresso del Pd verso l’annullamento

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Il commissario Puccio chiede alla segreteria nazionale di rinviare l’assise provinciale. Su preciso mandato proprio del Nazareno. I dirigenti dem si trincerano dietro il silenzio. Ma confessano: «A Roma ci sono forti preoccupazioni»

Una delle tre cose certe è che il congresso provinciale del Pd a Reggio non si farà. Ma non chiedete il perché ai dirigenti locali: nessuno sa niente. O meglio, nessuno ne vuole parlare. Uno di loro prova anche a giustificare i motivi di questa inusuale ritrosia: «Abbiamo avuto l’ordine del silenzio». E si arriva, per questa via, alla seconda cosa certa: il congresso salta su precisa richiesta del partito nazionale, da cui, più che verosimilmente, arrivano anche le direttive sulla segretezza di tutta la vicenda. Le uniche rivelazioni che i vari cacicchi dem concedono, in forme diverse, si riassumono più o meno così: «A Roma ci sono forti preoccupazioni per questo congresso». Tesseramenti falsi? Infiltrazioni della ‘ndrangheta, lotte intestine che rischiano di sbriciolare un partito che, in riva allo Stretto, forse non è mai nato? Sia quel che sia, la nomenclatura provinciale non si sbottona affatto: la consegna del silenzio viene rispettata come fosse un ordine marziale. Atteggiamento molto strano per i vertici di un partito (litigioso) nel quale la “fuga di notizie” non è mai stata una legge morale.
Non resta che limitarsi alla fredda cronaca, e cioè a riferire circa la terza cosa certa: il commissario provinciale Giovanni Puccio ha avanzato formale richiesta scritta alla segreteria nazionale per il «differimento della data della celebrazione del congresso della Federazione provinciale». Istanza che sarà accolta al 100%, visto che, come detto, è stata sollecitata proprio dal Nazareno. La presa d’atto delle decisioni romane è avvenuta pochi giorni fa, nel corso di una riunione quasi segreta in consiglio regionale, alla quale hanno partecipato il presidente di Palazzo Campanella, Nicola Irto, il capogruppo del Pd Sebi Romeo, Giuseppe Neri, Mimmo Battaglia e il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà.
E così il partito reggino sarà l’unico tra quelli calabresi (escluso quello di Vibo) a non celebrare i congressi per il rinnovo degli organi provinciali.

LA “SPIEGAZIONE” Puccio, nel motivare la richiesta, la prende larga e si spinge fino al punto di esaltare la stagione del commissariamento e a invocare una sua prosecuzione, da preferire, evidentemente, a un governo democratico deciso dagli iscritti. «Il percorso aperto col provvedimento di commissariamento della Federazione provinciale di Reggio Calabria – scrive – ha fatto registrare un notevole impegno da parte dei gruppi dirigenti istituzionali e politici al fine di restituire il partito a una piena condizione democratica attraverso il rinnovo dei propri organismi dirigenti a livello locale e provinciale».
Dopo aver ricordato le sfide nelle quali il Pd reggino si è misurato in questi mesi (la campagna per il referendum del 4 dicembre, la campagna per il tesseramento 2016, le primarie per l’elezione del segretario nazionale, le amministrative della scorsa primavera) e le «impegnative» prove di governo a Reggio e nella Città metropolitana, Puccio sottolinea che il lavoro per «ridisegnare l’idea di un partito sempre più aperto, radicato e modellato» è «ancora in corso» e «necessita di un limitato ulteriore periodo affinché il percorso avviato possa essere più oltre approfondito sotto il profilo programmatico e organizzativo attraverso specifici momenti di coinvolgimento degli amministratori e dei gruppi dirigenti dei circoli, così da essere completato e poter dispiegare per intero i suoi effetti». Insomma, meglio proseguire con il commissariamento piuttosto che convocare l’assise provinciale e dare la parola ai militanti. È questa la soluzione che, «se accolta» (formula retorica), non potrà che «produrre i suoi effetti positivi, sia per affrontare al meglio i numerosi e fondamentali appuntamenti che attendono il nostro partito nei prossimi mesi che per arrivare pronti al rinnovo democratico degli organismi del partito nella Federazione di Reggio Calabria».

IL CONTESTO Il rinvio dell’assise provinciale va collocato in un contesto particolarmente complesso e di difficile lettura. Sul partito reggino pesano i risultati non proprio esaltanti alle ultime elezioni comunali, come pure lo scandalo relativo al commissariamento del circolo di Gallico, dove è stato annullato il tesseramento per via dell’iscrizione di alcuni personaggi ritenuti vicini ad alcune cosche locali. Sullo stato di salute del Pd influisce, inoltre, il conflitto mai risolto tra il sindaco Falcomatà e Angela Marcianò, che del partito è membro, per espresso volere di Renzi, della segreteria nazionale. Subito dopo la sua defenestrazione dalla giunta comunale, Marcianò aveva denunciato pubblicamente una lunga serie di presunti illeciti amministrativi, facendo riferimento a «situazioni torbide interne» ed evidenziando la condotta di «postulanti, più o meno presentabili, tutti in affanno per chiedere favori, commesse e provvidenze discutibilmente legittime, benefici che evidentemente erano stati loro promessi». Falcomatà, dal canto suo, aveva inviato un esposto alla commissione di garanzia nel quale veniva chiesta una netta presa di posizione del partito contro la neo componente della segreteria. Per il sindaco si trattava di una «questione politica e morale: si può far finta di nulla dinnanzi al fatto dirompente che un membro della segreteria nazionale muova accuse così pesanti a un sindaco del suo stesso partito?». Poche settimane fa, le denunce di Marcianò hanno trovato un’appendice giudiziaria con l’iscrizione nel registro degli indagati di Falcomatà e della maggior parte dei suoi assessori, accusati di abuso d’ufficio in merito all’assegnazione dell’ex Hotel Miramare.
La disfida tra due dei principali esponenti del partito reggino avrà inciso sulla scelta di annullare il congresso? Sì, no, forse: il silenzio non spiega mai bene le cose, tantomeno quelle incerte.

(fonte corriere della calabria)

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