Mer. Apr 21st, 2021

I Partiti e i sindacati di allora erano organizzazioni di massa cui milioni di persone d’ogni ceto sociale s’iscrivevano con convinzione e passione poiché animati da straordinari ideali giacché fare politica e sindacato voleva dire assumere una straordinaria missione civile fatta di serietà e onestà quindi una “scelta di vita” a favore delle masse popolari e degli umili. Oggi, invece, fare politica e sindacato vuol dire nella maggioranza dei casi fare carriera, denaro e avere prestigio mentre le richieste e le speranze dei cittadini si prendono in considerazione soltanto a ridosso delle competizioni elettorali! Mommo dagli anni cinquanta lottando assiduamente tra i braccianti e gli operai, promuovendo scioperi per le raccoglitrici di olive e dei gelsomini, ottenendo vittorie per i diritti dei lavoratori come il contratto di lavoro e il salario, rinunciando a se stesso e dedicando la sua vita agli altri, nel suo Partito e nel suo sindacato ottenne seguito e, nel giro di pochi anni, divenne anche uno stimato e apprezzato dirigente. Oratore eccezionale, riusciva ad accattivarsi il favore di piazze sterminate poiché parlava senza cartelle e le parole gli uscivano dal cuore, ma soprattutto la gente sapeva che era un uomo che manteneva le promesse e di lui ci si poteva fidare veramente. Dal 1956 al 1960 fu segretario della sezione comunista di Polistena così come dal 1963 al 1969 fu segretario provinciale di Reggio Calabria della Federbraccianti-CGIL e anche membro del suo comitato centrale a Roma. Nel 1970 fu eletto sindaco di Polistena fino al 1991 e nuovamente dal 1995 al 2005 ma soprattutto nel 1968 fu eletto per la prima volta deputato diventando poi anche senatore nel 1987 e addirittura, nel 1994, anche questore del Senato della Repubblica. Il suo impegno in parlamento fu assiduo e lodevole, tantissime furono le iniziative e le cose realizzate in Calabria grazie al suo intervento e straordinaria fu la sua lotta contro la ‘ndrangheta come ad esempio la testimonianza da sindaco rilasciata al primo maxiprocesso in Italia per associazione mafiosa contro le cosche reggine come anche il suo ruolo di segretario della commissione bicamerale d’inchiesta antimafia. Tutto ciò, infatti, lo costrinse a vivere per anni insieme alla famiglia sotto scorta perché oggetto di numerosi atti intimidatori e minacce. Memorabile fu anche la battaglia insieme alle amministrazioni locali, alle associazioni ambientaliste e ai cittadini contro la realizzazione di una centrale a carbone a Gioia Tauro. Mommo Tripodi in tutta la sua carriera politica non ha mai favorito i suoi familiari e amici tanto che nel 1995 quando il figlio Michelangelo fu eletto consigliere regionale non si ricandidò alle elezioni politiche del 1996 rinunciando a un sicuro seggio parlamentare e rimanendo dirigente di Partito, prima di Rifondazione comunista, poi dei Comunisti italiani. Si ricorda anche che Mommo rifiutava assolutamente il “culto della personalità” e ogni identificazione di un ideale con la sua persona, odiava le adulazioni e ripudiava occasioni volte a pubblicizzarlo come fanno oggi alcuni politici e ne abbiamo prova con Mimmo Lucano che è stato idolatrato come una divinità e lui non fa nulla per respingere tutto ciò. Io ricordo Mommo con immenso affetto, ho militato e lavorato con lui nel Partito quando ero dirigente federale, regionale e nazionale dei Comunisti Italiani così come ho condiviso momenti indimenticabili di lotta politica e ideale per il solo ed esclusivo interesse delle masse popolari e lavoratrici. E’ stato tanto il tempo trascorso insieme tra riunioni di Partito, congressi e manifestazioni pubbliche, la politica fatta d’idee era il nostro pane quotidiano ma sono due i momenti che ricordo con particolare affezione. Il primo del 2007 quando Mommo m’invitò al Senato della Repubblica a Roma per partecipare da invitato alla presentazione del libro scritto sulla sua storia dal noto giornalista Marcello Villari intitolato “Il riscatto, Girolamo Tripodi bracciante e sindacalista, parlamentare e sindaco”, occasione in cui ho anche conosciuto il costituzionalista Stefano Rodotà. Il secondo del 2008 quando a Gambarie in Aspromonte in un’iniziativa nazionale di Partito durante la pausa dei lavori ballai con Mommo la tarantella reggina insieme al compianto intellettuale meridionalista Pasquino Crupi.  Mi dispiace davvero che nella giornata odierna oltre ai mass-media nemmeno il Partito comunista italiano di Mommo, cui il figlio è dirigente nazionale, non ha ricordato la sua figura. Io e i miei compagni del Partito comunista cui segretario nazionale è l’onorevole Marco Rizzo, invece, non abbiamo certamente dimenticato Mommo Tripodi e gli formuliamo i nostri più affettuosi auguri di buon compleanno per i suoi novanta anni spesi per la causa dei lavoratori. Carissimo Mommo sei stato e sarai sempre per me un grande esempio di passione e onestà politica e ideale, ti voglio bene! Adrian Pileggi, capogruppo consiliare comunale di minoranza di Camini (RC) e dirigente regionale del Partito Comunista,

 

 

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