4 Dicembre 2020

La provocazione dell’archeologo, che ha riportato alla luce a Monasterace il più grande mosaico ellenico d’Italia, sulla mancata attenzione della politica per la cultura. «La Magna Graecia è diventato solo un titolo per dare nome ai festival»

Qualche anno fa ha riportato alla luce uno dei mosaici ellenici più grandi d’Italia nell’antica Kaulon, l’attuale Monasterace Marina. Ma oggi, l’archeologo Francesco Cuteri cerca di far sentire la sua voce contro quelle politiche che dimenticano la cultura, contro quei finanziamenti che non ne garantiscono la fruibilità e soprattutto si pone a fianco di tutti quei giovani archeologi che escono dalle università e non riescono a trovare spazio in una terra in cui «Magna Graecia è diventato solo un titolo per dare nome ai festival». «Che senso ha continuare a scavare – dice in un’intervista a Linkiesta – se non riusciamo a valorizzare quello che abbiamo?». E di motivi per usare toni così forti, Cuteri ne ha tanti. Da quasi vent’anni scava per portare alla luce il più grande e articolato mosaico ellenico della Magna Graecia. Un lavoro, il suo, che non trova risposta nella politica e nei finanziamenti e che si ritrova costretto a mantenere letteralmente sotto la sabbia per evitare che possa andare distrutto. «Lo chiamiamo parco ma ancora non lo è – spiega -. L’area è divisa in due dalla statale ionica e il sovrappasso ferroviario non è mai stato costruito». Ma già quest’estate qualcosa si è smosso. Sono arrivati dalla Regione 2,5 milioni per costruire la protezione del litorale costiero. Un piccolo grande passo per un’Ente che «ad oggi non ha neanche un assessore alla cultura». Nel frattempo però Cuteri non smette di sognare. «Spero che un giorno questo parco possa diventare non solo un luogo di cultura – aggiunge – ma anche un posto che possa accogliere».

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