Gioia Tauro, Aldo Alessio querela il pentito Russo

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Questo l’amaro sfogo dell’ex sindaco: “Non sono servo né dei Piromalli né dei Molé. Sono famiglie che io ho contrastato e denunciato perché sono un uomo libero”

«Non sono servo né dei Piromalli né dei Molé. Sono famiglie che io ho contrastato e denunciato perché sono un uomo libero». È l’amaro sfogo di Aldo Alessio, ex sindaco di Gioia Tauro, nel corso di una conferenza stampa, convocata nelle sede elettorale dell’associazione “Città Futura”, in cui l’ex primo cittadino ha annunciato l’avvenuta querela al pentito Antonio Russo.

Per l’ex amministratore gioiese, per molti anni sotto scorta in quanto nel mirino dei clan locali, quella di Russo è «una ricostruzione fantasiosa che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti e facilmente riscontrabile come falsa consultando atti pubblici alla Regione, al Comune o in Prefettura a Reggio Calabria». Secondo il racconto del pentito, Aldo Alessio, quando era sindaco, non si sarebbe opposto «al termovalorizzatore dei Piromalli realizzato nel territorio comunale con la complicità della politica e dell’amministrazione Alessio».

«Giova ricordare – scrive l’esponente politico gioiese – che il suddetto impianto l’ha costruito con i soldi pubblici lo Stato sotto la gestione del Commissario Delegato per l’emergenza dei rifiuti solidi urbani in Calabria e nominato nel 1997 dal Governo nazionale, con pieni poteri decisionali, a scavalco di quelli degli Enti Locali, nella persona dell’allora Presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò e suoi successori. È alquanto singolare immaginare che, all’epoca, tutti i livelli dello “Stato”, in tutte le forme ed articolazioni, abbiano favorito volutamente la ’ndrangheta di Gioia Tauro».

Per Alessio è la seconda querela ad un pentito. La prima era avvenuta la scorsa primavera quando aveva denunciato il collaboratore di giustizia Pietro Mesiani Mazzacuva secondo cui da stralci di verbali pubblicati sulla stampa l’ex sindaco gioiese avrebbe incontrato il defunto boss Rocco Molè. Incontro che, secondo l’accusa del pentito, sarebbe avvenuto nella masseria del capo bastone gioiese, con lo scopo, sempre da quanto emerge dai verbali pubblicati, di chiedergli un sostegno elettorale.

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