Se la Regione premia l’azienda “condannata”

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A luglio l’agenzia Promoteo firma due convenzioni da 205mila euro ciascuna nel settore della Formazione. Ma per il dipartimento deve restituirne quasi 400mila: secondo la Commissione europea li ha percepiti «indebitamente». E nel dicembre 2016 il suo ex amministratore è stato condannato per corsi fantasma
La Regione dà, la Regione toglie. A un’azienda può capitare di firmare due convenzioni nel settore della formazione – per un totale di 400mila euro – dopo aver superato il vaglio della burocrazia. E, nel giro di pochi giorni, di doverne restituire 399mila, al termine una lunga istruttoria della Commissione europea e con, alle spalle, un processo finito con 22 condanne a Cosenza. Il problema è che, se si bada al succo della storia, si può dire che la Calabria “premia” i condannati. E la Regione continua a intrattenere rapporti con chi ha percepito indebitamente ingenti finanziamenti europei.
La storia del bando sui “Percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale” inizia nel maggio 2016, assieme alla pubblicazione dell’avviso pubblico che dà il via alla “competizione” tra le aziende. Lo scopo è quello di qualificare quanti più giovani possibile in settori che siano spendibili sul mercato del lavoro. Si punta «sullo sviluppo del settore turistico, sulla valorizzazione dei beni culturali, sul potenziamento delle realtà portuali regionali, sulla crescita del settore agroalimentare». Dieci mesi dopo, nel marzo 2017, arriva l’approvazione della graduatoria provvisoria. Gli interventi finanziati sono, in totale, 18. E, tra questi, due si traducono in altrettante convenzioni da sottoscrivere con la Promoteo, una delle agenzie più attive nel settore della formazione in Calabria. Entrambi i progetti valgono 210mila euro. Per ottenere i 420mila euro complessivi del finanziamento, Promoteo (e le altre aziende che hanno passato il primo vaglio del dipartimento) deve aspettare che si consumino eventuali ricorsi e richieste di accesso agli atti e la graduatoria diventi definitiva. Cosa che avviene nel mese di maggio. Superato lo scoglio è solo questione di tempo prima di passare alle firme e rendere operativi gli accordi. Negli step di questa storia si va avanti di due mesi in due mesi. Quello decisivo (la stipula della conviene) avviene in luglio ma non è il solo. C’è un altro atto, infatti, che riguarda l’agenzia di formazione. E, questa volta, non è un “premio” per la validità dei progetti. Tutt’altro: è la richiesta di restituzione di un pacco di soldi, arrivata a valle di un’istruttoria della Commissione europea (che di fondi per la formazione ne sforna a milioni). Proprio la Commissione, infatti, «ha chiesto all’Autorità di gestione dei fondi strutturali della Regione Calabria le informazioni sugli esiti delle procedure volte a recuperare le somme indebitamente percepite nel quadro dell’inchiesta effettuata sull’associazione Promoteo per un ammontare complessivo di 323.704 euro».
La burocrazia della Regione – il dipartimento è ovviamente lo stesso che dà atto della validità dei progetti di Promoteo – conferma la linea di Bruxelles e dà atto che «l’associazione Promoteo (…) deve restituire alla Calabria la somma di 323.704 euro, maggiorata degli interessi e della rivalutazione assommanti a 66.024 euro, per un totale di 393.566 euro».
Promoteo vanta – all’epoca – dei crediti dalla Regione, dunque si procede a compensazione. Il paradosso, però, rimane inalterato: nello stesso mese in cui la si premia per due progetti, l’agenzia viene sanzionata per una frode.
Non è l’unico guaio che gravita intorno alla società. Nel dicembre 2016, infatti, al Tribunale di Cosenza si chiude il processo che porta il nome dell’agenzia. Arriva al termine di un’inchiesta partita nel 2012, quando gli uomini della Guardia di finanza denunciano decine di persone per truffa e malversazione ai danni dello Stato. Nel mirino finiscono i corsi per la formazione professionale finanziati con fondi del Por Calabria 2000-2006 e organizzati proprio dalla Promoteo in favore del personale dipendente di 57 imprese operanti nella provincia di Cosenza. Il ciclone giudiziario si conclude con 22 condanne e 26 assoluzioni. La pena più pesante (2 anni e 9 mesi) va ad Aniello Bafaro che, all’epoca dell’inchiesta, era l’amministratore di Promoteo.
La doppia bufera – sancita dalla sentenza cosentina e dalle richieste di Bruxelles –, però, non ha fermato Promoteo. Condannata e premiata. Grazie alla Regione. Che dà e toglie: spesso nel giro di pochi giorni.
(fonte corriere della calabria)
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