3 Dicembre 2020

Trasmessi alla Procura generale i verbali con le dichiarazioni del pentito Liperoti: «So che la sua famiglia è da sempre legata agli Arena». Il pg applicato Curcio ha chiesto di riaprire l’istruttoria. Il processo d’appello riprenderà il 13 novembre. In primo grado l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto è stata assolta

«Non conosco la famiglia Girasole, ma quello che so è che la famiglia Girasole è da sempre legata agli Arena». Sono queste le prime parole che il collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti (genero di Antonio Grande Aracri, fratello del boss di Cutro Nicolino) ha proferito lo scorso 8 settembre riguardo ai rapporti tra la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto e la famiglia dell’ex sindaco della città Carolina Girasole. Sono proprio questi presunti rapporti che nel 2013 portarono all’operazione “Insula” della Dda di Catanzaro contro le inflitrazioni della criminalità nell’amministrazione comunale di Isola e l’appoggio elettorale che il primo cittadino avrebbe ricevuto dalla cosca. In primo grado il tribunale di Crotone, il 22 settembre 2015, assolse l’ex sindaco e suo marito, Franco Pugliese, oltre ad assolvere dall’accusa di associazione mafiosa il boss Nicola Arena e i figli Pasquale e Massimo Arena e Antonio Demeco condannati, invece, per la sola turbativa d’asta a 3 anni e 6 mesi di carcere.

PROCESSO D’APPELLO Ha preso ora il via il processo d’appello. Lo scorso 25 settembre la Dda ha trasmesso alla Procura generale nuovi atti tra i quali il verbale con le dichiarazioni del pentito Liperoti. Alla base di queste nuove risultanze di indagine il procuratore capo di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, applicato come procuratore generale, ha chiesto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale, richiesta sulla quale la corte d’Appello si è riservata di pronunciarsi il prossimo 13 novembre.

LA CONCESSIONARIA GIRASOLE «NON SI TOCCA» Per famiglia Girasole, specifica il collaboratore, «mi riferisco al padre dell’ex sindaco, titolare di una concessionaria di auto a S. Anna, lungo la statale 106, rimasta in attività fino a pochi anni fa». Secondo Liperoti che la famiglia Girasole fosse vicina agli Arena «era cosa risaputa nell’ambiente ‘ndranghetistico». Lui lo avrebbe appreso da persone quali Giovanni Abramo (cognato di Nicolino Grande Aracri), Pasquale Diletto (condannato in abbreviato per associazione mafiosa nel processo “Kyterion”), l’isolitano Totò Gualtieri, Antonio Manfreda, alias “u mussutu”, Francesco Bianchi, cognato di Salvatore Arena, e altri. «Era così vicina agli Arena – prosegue Liperoti davanti al pm Domenico Guarascio – che nessuno di noi, anche cutresi, si permetteva di pretendere mazzette da Girasole o perpetrare danneggiamenti presso la concessionaria. Nel medesimo tempo le macchine che venivano comprate venivano sempre pagate».

ANELLO DI CONGIUNZIONE Liperoti afferma anche che «Girasole, di cui non ricordo il nome se Franco o Pino ma so essere titolare della rivendita concessionaria Ford, è stato anello di congiunzione tra mio zio Domenico Grande Aracri e Pasquale Arena, dipendente comunale di Isola Capo Rizzuto, fratello di Carmine Arena, ucciso nel 2004». Secondo il collaboratore, Girasole avrebbe «provocato dei veri e propri incontri tra gli esponenti delle due famiglie» che hanno organizzato, riferisce Liperoti, per conto delle rispettive cosche, la costruzione dei parchi eolici di Cutro e Isola. Il pentito dice di avere appreso questa circostanza dai racconti di Giovanni Abramo e Francesco Bianchi, cognato di Salvatore Arena figlio di Carmine. «Loro mi hanno detto che Mimmo Grande Aracri, quando doveva incontrarsi con Pasquale Arena si fermava presso la concessionaria Ford: lì, o proseguiva verso la casa di Girasole oppure qualcuno degli isolitani, Francesco Bianchi stesso per come mi riferì, lo andava a prendere e lo portava in luoghi prestabiliti per incontrarsi con Pasquale Arena. Allo stesso modo, se era Pasquale Arena a doversi recare a Cutro, questi si fermava presso la concessionaria e, grazie all’aiuto di Girasole, cambiava macchina utilizzandone una nella disponibilità della famiglia Girasole. L’ausilio prestato da Girasole è continuato anche dopo la chiusura della concessionaria, anzi, proprio la chiusura dell’attività, ha reso i locali ideali per riunioni, incontri e scambi di macchine per entrare e uscire da Isola Capo Rizzuto senza farsi notare».

(fonte corriere della calabria)

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