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LOCRIDE (RC): DELLA SERIE , IL TURISMO CHE NON C’E’ !

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In un recente convegno, uno dei tanti che si tengono sul turismo, il presidente della Giunta regionale Mario Oliverio ha affermato che “L’accessibilità, sia culturale che strutturale, è la condizione più importante per lo sviluppo del nostro turismo”. Una considerazione che , certamente, calza a pennello sulle difficoltà che esistono nella Locride per offrire il grande patrimonio storico, culturale, artistico e architettonico, argomentazioni che costituiscono i punti fondamentale del settore turistico. Punti fondamentali nella fattispecie arricchiti da altre presenze qualitative di grande respiro che sono costituite dalla bellezza naturale dei luoghi, da possibilità enogastronomiche d’eccellenza, da folklore e ospitalità che sono sempre arme vincenti per un settore decisamente importante per l’economia di ogni territorio. Se a ciò si aggiunge la presenza di un clima ottimale ( positivo anche per il turismo sanitario) resta innegabile , per il territorio della Locride, la possibilità teorica di “offrire turismo” per almeno sei mesi all’anno. Una considerazione quest’ultima che viene continuamente fatta da tutti coloro che in qualche modo si occupano di questo settore o di chi, forestiero, capita ( è il caso di dirlo…) da queste parti. Una considerazione, però, che stride fortemente con la realtà e che ci riporta a quella mancanza di “accessibilità” richiamata da Oliverio che, unitamente alla promozione del territorio, peraltro strettamente collegata con le due indicazioni del presidente della giunta regionale, penalizza fortemente la Locride malgrado gli sforzi notevoli che, negli ultimi dieci anni, e forse anche piu’, hanno fatto e stanno facendo gli operatori turistici del territorio. E’ aumentata la qualità, è aumentata la professionalità, ma la percentuale delle presenze esterne sul territorio rimane ancorata a numeri ancora troppo limitati per essere presa seriamente in considerazione. E per giunta, se ciò avviene, si ferma ad una quindicina di giorni nel pieno del periodo estivo. Un turismo, in definitiva, che non produce economia seria e che non stimola investimenti imprenditoriali che, invece, potrebbero dare impulsi giusti per lo sviluppo del settore. Sembra un assurdo, ad esempio, che a Siderno , che il centro piu’ popolato della fascia ionica reggina ( ma il discorso riguarda tutti gli altri centri balneari) già subito dopo la prima decade di settembre, per esattezza a conclusione dei festeggiamenti della patrona della città che si concludono l’ 8 settembre, il litorale è completamente smobilitato, al pari del fatto che gli stessi stabilimenti balneari aprono la loro stagione solo a luglio inoltrato. Ciò a fronte della possibilità climatica che già a fine aprile – inizio maggio ti offre la possibilità di fare il bagno ; possibilità che potrebbe continuare – fatte salve alcune giornate di pioggia – almeno sino a tutto ottobre proprio grazie ad una temperatura che rimane ottimale. Ma è un po come il cane che si morde la coda . Non ci sono le strutture e non c’è la gente; non c’è la gente e non vengono attivate le strutture. Un peccato che certamente rientra nel grave ritardo culturale che il territorio si porta appresso e che non è mai stato seriamente all’attenzione degli organismi di settore, Regione compresa, al pari del ritardo strutturale, certo di piu’ difficile soluzione ( ma quanti anni sono passati senza far nulla ? ) ma ancora privo di serie ipotesi progettuali. A ciò si deve aggiungere il fatto che la Locride, in Calabria, è ancora , malgrado tutte le sue grandi potenzialità nel settore, fanalino di coda tra tutte le altre zone della Regione . Doveroso aspettarsi, dopo tante promesse, qualcosa di concreto anche per cercare di sfruttare di piu’, ad esempio, il turismo religioso , quello sportivo, lo stesso turismo sociale in modo da cercare di allungare , intanto, la stagionalità e creare qualche stimolo imprenditoriale in piu’. Ma soprattutto sarebbe necessario, a corredo dei convegni e delle proclamazione d’intenti, che pure non guastano, un piano progettuale a medio e lungo termine, serio e concreto, per sfruttare questa importante risorsa del territorio.

Aristide Bava

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