Quanti medici al capezzale della Regione

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Dottori e infermieri sottratti ad Aziende sanitarie e ospedaliere e reclutati come amministrativi. Secondo la Cisal sono quindici: «Ma la Regione ha già 2mila dipendenti»

Lo stato di salute della Regione deve essere assai più grave di quanto già non si pensasse. Perché, se così si può dire, non basta più un’infermiera – anche se in realtà nell’ente ce ne sono in servizio ben due – al capezzale del “malato”; qualcuno ha previsto addirittura l’assistenza di un intero staff. «Un’equipe di prim’ordine – è il commento sarcastico della Cisal – formata addirittura da 15 elementi – dipendenti assunti dalle Aziende ospedaliere e sanitarie – a tempo indeterminato. Il riferimento è a quattro dirigenti medici (di cui due in forza all’Ao Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, uno dell’Asp del capoluogo e uno dell’Asp di Crotone. Senza contare che gli ultimi due citati sono, per essere ancora più specifici, assegnati al Dsm, ovvero il Distretto di Salute Mentale); un dirigente amministrativo dell’Ao Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, due infermieri professionali dell’Asp del capoluogo; tre assistenti amministrativi (di cui uno dell’Aou Mater Domini di Catanzaro, uno del Pugliese-Ciaccio e uno dell’Asp del capoluogo); altrettanti collaboratori amministrativi (di cui uno dell’Asp di Catanzaro, uno dell’Asp di Reggio e uno dell’Asp di Crotone) e, considerato che non è finita qui, un collaboratore tecnico (dell’Ao di Cosenza) oltreché un dipendente di Categoria “C” (dell’Asp di Cosenza) a cui nel decreto neppure è stata evidenziata la qualifica». Si tratta di dipendenti delle Aziende ospedaliere e Aziende sanitarie passati – a regime di “temporaneo utilizzo” – al dipartimento regionale Tutela della Salute e Politiche Sanitarie (dieci) e alla Stazione unica appaltante (cinque). Personale dunque non impiegato, nel caso dei dirigenti medici, nelle corsie dei nosocomi calabresi, bensì “utilizzato” per mansioni amministrative rispettivamente per uno, tre o quattro giorni alla settimana. «Chissà – si chiede sempre il sindacato – dove e per quale struttura lavoreranno negli altri giorni. Stesso dicasi per i due collaboratori amministrativi in servizio un paio di giorni alla settimana, o al massimo tre, al pari del collaboratore tecnico a disposizione della Regione per soli tre giorni alla settimana. Chissà – continua la nota – quali e quanti di questi lavoratori saranno mai effettivamente impiegati fino al 31 dicembre 2018 (data riportata nei loro decreti di assegnazione). Senza contare che non esiste una logica negli avvicendamenti – effettuati con scelte in tutta franchezza poco decifrabili – dei medesimi lavoratori distaccati dalle Ao e dall’Asp nella Cittadella di Germaneto». «A riprova di quanto da noi scritto – segnala ancora la Cisal –, basti pensare che il 22 luglio dell’anno scorso nel dipartimento Tutela delle Salute e Politiche sanitarie è stato sostituito un dirigente medico con un assistente amministrativo, entrambi in forza all’Ao Pugliese-Ciaccio, così come circa un anno fa un dirigente amministrativo della stessa Azienda Ospedaliera è stato avvicendato con un collaboratore tecnico, stavolta dell’Asp di Cosenza. Ma la Regione ha già quasi 2mila dipendenti e non parrebbe avere bisogno di un’implementazione dell’organico, quantomeno di quello amministrativo. Malgrado ciò, le cose vanno come detto in modo molto diverso». Il sindacato, poi, sottolinea che «si parla di gente parecchio qualificata e di provata esperienza, come peraltro dimostrano i curriculum, destinata però dall’ente a compiti generici. Una decisione per noi sconvolgente. Soprattutto in un periodo in cui tanto le Aziende sanitarie quanto le ospedaliere si lamentano proprio a causa della mancanza di queste figure “specializzate”. Un palese controsenso che però nessuno, a eccezione nostra, stigmatizza». La Cisal si pone una serie di domante: «La Regione per il reclutamento del personale utilizzato come assistente e collaboratore amministrativo o tecnico (essendo peraltro unità lavorative che abbondano nell’ente) ha mai espletato una manifestazione d’interesse? Perché ne prende in carico ancora dell’altro? E a riguardo non si tiri fuori la solita storiella dell’utilizzo per così dire “gratuito” di tali dipendenti, poiché pur se definiti “aggiuntivi” – in quanto “temporaneamente” in servizio in Regione – comportano un bel esborso per l’ente stesso. Altro che costo zero. La Regione spende infatti dei soldi – commenta il sindacato – per la sola circostanza che occupano uno spazio negli openspace del palazzone di Germaneto. Collocazione che implica, anche per loro, l’attivazione di una serie di servizi non certo gratuiti: postazione, computer, stampante, corrente elettrica, riscaldamento e aria condizionata, linea telefonica e internet, cancelleria e così via. Ecco allora che torna d’attualità la necessità di stabilire una pianta organica dei lavoratori regionali da censire al più presto. Un dato, quest’ultimo, da tempo celato. Sarebbe tuttavia interessante sapere per interesse di chi non possa conoscersi la totalità delle unità attive in Regione, fra interni ed esterni, e in quali settori siano impiegate. Magari sarebbe utile renderne noto anche il nome o forse – precisa il sindacato – è chiedere troppo?». «Qualcuno per favore ce lo dica – invoca ancora la Cisal – perché viene spontaneo chiedersi in quanto si sostanzi il peso di tale macchina amministrativa con una Regione che potrebbe appunto non avere gli oltre 1.800 dipendenti “dichiarati” bensì addirittura il doppio. Una realtà che sarebbe insostenibile in un territorio alle prese con gravi deficit di natura economico-finanziaria qual è il nostro. A questo si aggiunga poi che non è di sicuro un modus agendi attraverso cui si valorizza il personale interno, che sconta invece una gestione palesemente disorganizzata, mentre di contro l’ente deve persino sobbarcarsi ulteriori costi per gli esterni (compresi quelli temporaneamente utilizzati). Quattrini di cui potrebbero viceversa beneficiare i dipendenti regionali e non i lavoratori di altre strutture».

(fonte corriere della calabria)

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