Roma: pesante colpo della Cassazione al processo “Circolo Formato”. L’assoluzione di Vincenzo Ieraci e Agostino Rocco e Vincenzo è con la formula “per non avere commesso il fatto”.

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Ancora un pesante colpo della Cassazione al processo Circolo Formato, quantomeno nella parte che ha visto protagonisti ben quattro esponenti della Amministrazione comunale di Marina di Gioiosa Jonica guidata dal sindaco Rocco Femia.

Ieri la seconda sezione della Corte di Cassazione  ha definitivamente assolto per non aver commesso il fatto gli ex assessori Vincenzo Ieraci e Rocco Agostino, nonché il padre di quest’ultimo Vincenzo, annullando senza rinvio per i tre la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria, che, ricordiamolo, nel luglio del 2015 aveva confermato la sentenza del Tribunale di Locri che li aveva riconosciuti colpevoli del reato di associazione mafiosa.

Anche per il Sindaco, Rocco Femia, la Cassazione ha annullato la condanna, ma con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria, limitatamente al capo relativo al reato associativo. Annullamento senza rinvio anche per Agostino Vincenzo, padre dell’ex Assessore Rocco Agostino. Confermata, nel resto, la decisione della Corte reggina, laddove ha riguardato le posizioni degli altri ricorrenti Larosa Salvatore, Avenoso Franco e Agostino Francesco.

Come si ricorderà con l’inchiesta denominata Circolo Formato, il 2.05.2011 erano scattate le manette ai polsi di quarantanove persone quasi tutte di Marina di Gioiosa Jonica accusate a vario titolo di avere fatto parte della presunta Cosca Mazzaferro. Tra gli arrestati spiccavano i nomi di ben quattro esponenti della Giunta Municipale, guidata dal Sindaco Rocco Femia, che in quel momento amministrava Marina di Gioiosa Ionica dopo aver vinto le elezioni dell’aprile 2008.

Sin da subito tra i Giudici del merito – il Tribunale del riesame, il Tribunale di Locri e la Corte d’Appello di Reggio Calabria, da una parte, e la Cassazione, dall’altra, – si è sviluppato un drammatico braccio di ferro: i giudici del merito condannavano, la Cassazione annullava. Il gioco è partito con un primo annullamento con rinvio dell’Ordinanza applicativa della custodia in carcere che aveva colpito Vincenzo Ieraci, assistito dagli avvocati Giuseppe Femia e Francesco Macrì. La successiva pronuncia del Tribunale del riesame, che confermava ancora una volta la validità del provvedimento custodiale, veniva nuovamente bocciata dalla Cassazione, sesta sezione, che l’annullava, stavolta senza rinvio, scarcerando l’imputato che intanto aveva trascorso in carcere un anno e otto mesi. Nel frattempo gli imputati del filone c.d. politico venivano condannati a varie pene prima dal Tribunale di Locri, poi dalla Corte d’Appello. Ma un nuovo clamoroso colpo di scena, ancora una volta ad opera della Cassazione, terremotava il processo. Dal troncone celebrato col rito abbreviato che, intanto, era giunto in Cassazione, emergeva l’annullamento senza rinvio e la conseguente assoluzione per non avere commesso il fatto, dell’ex Assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica, Francesco Marrapodi, assistito dagli Avvocati Leone Fonte e Francesco Macrì.

Ieri finalmente la Cassazione ha quasi totalmente spazzato via la politica dalla scena processuale, con l’assoluzione piena di Vincenzo Ieraci, assistito dai suoi avvocati storici  Giuseppe Femia e Francesco Macrì oltre che dal prof. Angelo Carmona. I difensori, dopo avere criticato, uno per uno tutti gli argomenti dell’accusa, sono riusciti a convincere la Suprema Corte che gli stessi erano privi della forza probante richiesta dalla legge per dimostrare la sussistenza della condotta partecipativa. In sostanza, si è definitivamente accertato che Vincenzo Ieraci mai, né prima né dopo le elezioni comunali, quando ha assunto la carica di Assessore all’Ambiente, ha commesso atti di favoritismo nei confronti della presunta cosca Mazzaferro.

In difesa dell’ex assessore Rocco Agostino e del padre Vincenzo ha preso la parola l’avv. Cosimo Albanese.

In difesa dell’ex  Sindaco Rocco Femia hanno preso la parola l’avv. Eugenio Minniti e il prof. Franco Coppi.

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