4 Dicembre 2020

L’ex ministro dell’Interno ha risposto in aula alle domande del procuratore aggiunto Lombardo. Tra tensioni e frecciatine ha spiegato il proprio rapporto con i coniugi Matacena: «Da più di tre anni aspettavo di parlare»

Ha parlato per alcune ore rispondendo, spesso anche con stizza, alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola. Vestito blu, camicia bianca, Scajola ostenta tranquillità, ma la tensione è evidente. «Ho aspettato tre anni e quattro mesi di potermi difendere» dice a più riprese, senza risparmiare frecciatine all’indirizzo di investigatori, inquirenti e giornalisti. Interrogato dal procuratore Lombardo, Scajola ha iniziato a ripercorrere le fasi del suo rapporto con i coniugi Matacena e in particolare con la moglie dell’ex parlamentare oggi latitante, Chiara Rizzo, ma soprattutto ha fornito la sua versione sull’aiuto, economico e non, fornito a Rizzo. Una lunga parentesi dell’interrogatorio si è concentrata sui contatti tra Scajola e Vincenzo Speziali, nipote dell’omonimo ex senatore del Pdl che si sarebbe proposto come tramite presso le autorità libanesi allo scopo di far ottenere asilo politico a Matacena. «Speziali è solo un millantatore» – ha affermato l’ex ministro – che, in chiusura di interrogatorio ha spiegato: «Tutto quello che ho fatto è stato per aiutare Chiara Rizzo, Matacena non c’entra nulla».

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