Mer. Gen 20th, 2021

Invochiamo amore, Signore, per questa nostra terra,

per l’intercessione di Maria, nostra Signora dello Scoglio.

Noi crediamo che la vera fede ci trasforma dentro,

purifica il nostro cuore e le relazioni fra noi.

Siamo cristiani e cittadini nello stesso tempo,

capaci di saldare cielo e terra per un mondo nuovo di giustizia e di pace,

amiamo la terra e le sue bellezze con lo sguardo rivolto al Cielo.

Noi crediamo, Signore,

che, quando veniamo meno alle nostre responsabilità,

la fede si riduce ad uno sterile salvacondotto,

ad una scelta che anestetizza la fame e sete di giustizia.

Noi crediamo, Signore, che non avremo pace

sino a quando non ci libereremo

dalla tentazione del conformismo e della convenienza,

dal piegare la testa al potente di turno,

rinunciando al nostro impegno per riconciliazione e la giustizia sociale.

Per intercessione di Maria, nostra Signora dello Scoglio,

Signore, infondi in noi ed in coloro che hanno scelto la via del male,

sentimenti di conversione interiore e di ravvedimento.

Converti i cuori di pietra in cuori di carne,

facci comprendere che ogni alleanza mafiosa è una via di morte,

una scelleratezza che rovina la nostra terra,

paralizza il suo sviluppo economico e sociale, distrugge la nostra cultura.

Siamo inquieti, Signore, fino a quando la nostra terra

sarà piegata al potere  mafioso.

Noi ci impegniamo, Signore, per intercessione di nostra Signora dello Scoglio,

a combattere la mafia, rifiutando il compromesso,

l’iniquo sistema delle raccomandazioni ed ogni forma di corruzione.

Vogliamo vivere del nostro lavoro onesto e dignitoso,

chiediamo pace vera per la nostra terra.

Tu solo, Signore, conosci le lacrime

versate da tanti figli e figlie della nostra terra,

le loro ferite che non si rimarginano più.

Mai più spargimento di sangue innocente!

Come chiesa c’impegniamo a non essere complici del male,

a mettere da parte i silenzi omertosi, i compromessi e la triste rassegnazione.

Tu, Signore, liberaci dalle nostre paure, dai subdoli e meschini interessi,

allontana da noi la confusione tra bene e male.

Aiutaci a comprendere che la ‘ndrangheta è l’antievangelo,

va contro l’uomo e contro Dio, non ha nulla di cristiano,

è il vero nemico del presente e del futuro della nostra terra.

Non consideriamo degno di rispetto chi uccide o spaccia morte,

chi toglie la speranza ai giovani e alle famiglie.

O Signore, aiutaci ad annunciare la speranza,

Tu che ci hai portato speranza

consegnandoci il Vangelo della gioia, della salvezza, dell’amore.

Tu, Signore, doni la speranza di salvezza ad ogni uomo,

che si pente e si converte a Te con tutto il cuore.

Nella Chiesa non possiamo dare cittadinanza ai mafiosi,

se non si convertono e non dimostrano il loro pentimento

con atti concreti, visibili e pubblici.

Come Chiesa vogliamo testimoniare la verità del Vangelo

in questa realtà sociale, dove si avverte il grido di un territorio ferito,

dove la piaga della disoccupazione si salda con quella del lavoro nero,

della manovalanza mafiosa, dell’usura e delle promesse di guadagni facili.

Come Cristiani non vogliamo chiudere gli occhi e far  finta di non vedere,

sentiamo come nostra missione la formazione di coscienze sane,

di accompagnare gli uomini ed educare le nuove generazioni

alla giustizia e al senso autentico della vita.

Abbiamo il dovere di offrire il nostro contributo

per colmare i “vuoti” della nostra società

con una vita cristiana che crea alleanze con tutti gli uomini onesti,

che s’impegnano per il bene comune.

Convertici, Signore, in costruttori di speranza,

dona speranza a chi soffre per la violenza subita,

a chi vive nella solitudine e nell’abbandono.

Converti quanti hanno seminato morte e restano nel loro peccato,

quanti fanno della loro vita un terreno fertile

dell’illegalità e della malavita organizzata.

Signore, Dio dell’amore, ti ringraziamo per la terra che ci hai donato,

La bellezza della nostra terra è un dono del tuo amore, un patrimonio da conservare e tramandare in tutto il suo splendore alle future generazioni.

Donaci di salvaguardarla sempre con l’impegno coraggioso di tutti, ad iniziare dalle Istituzioni, affinché essa non sia sfregiata in maniera irreparabile da interessi meschini.

Ti chiediamo perdono per quanti hanno distrutto i nostri boschi

Per gli ingannatori e incendiari, per quanti inquinano il nostro bel mare.

Donaci di riscoprire giorno dopo giorno la preziosità di quanto ci hai donato

e rendici costruttori di una umanità vera. AMEN

 

XXVII Domenica del tempo ordinario / A

(S. Domenica di Placanica 7 ottobre 2017)

 

La parola che ci sta accompagnando quest’oggi è “conversione”. Un termine spesso ignorato e comunque riconosciuto solo in riferimento a coloro che hanno perseguito scelte sbagliate, rovinando la propria e l’altrui vita. Eppure la conversione è una realtà che interessa tutti. Tutti possiamo finire in vie non buone, nell’ingiustizia, nelle strettoie dell’egoismo e nella cattiveria. Tutti possiamo peccare. “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Di conseguenza tutti abbiamo bisogno di ritornare a Dio. Non solo i mafiosi o quanti attentano alla vita della comunità.

La storia della vigna di cui parlano le letture di oggi è una chiara allusione alla storia d’Israele, ma anche alla nostra storia. E’ una storia che ci appartiene, vista all’interno del patto di amore che Dio ha voluto stabilire con l’umanità ed al quale anche noi siamo chiamati a partecipare. Nel padrone della vigna riconosciamo Dio, che ha piantato la vigna, l’ha circondata con una siepe, vi ha scavato una buca per il torchio e costruito una torre, affidandola poi a dei contadini perché la coltivassero. L’azione del contadino è mossa da un grande amore per la sua vigna. Il richiamo è a Dio che crea per amore, un Dio eternamente appassionato verso ciò che ha creato. E’ una storia, che, come ogni storia d’amore, ha alti e bassi, conosce momenti belli, ma è anche segnata da tradimenti e rifiuti. E’ la storia di un amore tradito! Ma Dio come reagisce ai rifiuti opposti al suo amore? S’interroga: “Cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?” C’è  tutta la sua delusione. Ma anche se deluso, non viene meno alle sue intenzioni iniziali, resta fedele alla sua opera, non si ritira né si vendica! Nonostante gli ostacolo frapposti al suo progetto. Lo sono la nostra arroganza e presunzione, le nostre perfidie e prepotenze. E non solo. La violenza, le guerre, le associazioni criminali, la mafia sono i tentativi dell’uomo di ostacolare il suo progetto e l’affermazione del suo regno in terra. Sono azioni dell’uomo che vanno contro il suo infinito amore. Ma agli operatori di iniquità e a quanti distruggono la natura provocando incendi e seguendo piani criminali è tolto il regno di Dio: “Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.

La parabola di Gesù è terribilmente attuale. Le parole dei vignaioli risuonano, se non nelle parole almeno nei fatti, nella nostra società secolarizzata: “Uccidiamo l’erede e sarà nostra l’eredità!“. Anche Gesù, il Figlio inviato a rimediare agli effetti negativi dell’azione perversa dei vignaiuoli, è “cacciato fuori della vigna”, estromesso da una cultura che si proclama secolarizzata. L’uomo secolarizzato vuole essere lui l’erede, il padrone. J.P. Sartre, filosofo francese ateo, metteva in bocca ad un suo personaggio questa terribile affermazione: “Non c’è più nulla in cielo, né Bene, né Male, né persona alcuna che possa darmi degli ordini. […] Sono un uomo, e ogni uomo deve inventare il proprio cammino“.

Il messaggio della parabola dei vignaiuoli omicidi descrive la storia del «fallimento del sogno di Dio». Come un innamorato respinto, Dio è stato frustrato nelle sue aspettative da un popolo che non ha corrisposto per niente alla sua chiamata, anzi ha prodotto frutti velenosi:  grida di oppressi, spargimento di sangue, guerre, corruzione, fiancheggiamenti dell’illegalità, clientelismi, ricerca di denaro e potere. L’uomo ha sfigurato il suo bel giardino con incendi devastanti, l’abbandono nell’ambiente di rifiuti, anche tossici.

Ma con il suo grande amore, Dio dallo scarto tira fuori la salvezza: dal suo Figlio scartato, ci viene donata la salvezza. Il Messia rifiutato, condannato, crocifisso, morto, è risorto. La logica del fallimento viene capovolta. E Gesù nel vangelo lo ricorda ai capi del popolo: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”.

“La via della nostra redenzione è una strada di tanti fallimenti. Anche l’ultimo, quello della croce, è uno scandalo. Ma proprio lì l’amore vince. E quella storia che incomincia con un sogno d’amore e continua con una storia di fallimenti, finisce nella vittoria dell’amore: la croce di Gesù”. Ce lo ricorda papa Francesco. Consideriamo nel mistero della croce di Cristo la gravita del male che affligge la nostra società: la malavita organizzata e la criminalità in tutte le sue forme è il fallimento del progetto di Dio. E’ il punto più oscuro del Golgota, ove una croce innalzata porta su di sé morte, e, quel che è più grave, vi porta la morte di Dio. Sulla croce, segno del fallimento di Dio, si assommano tutti i nostri fallimenti. Gesù vi porta le nostri croci, le croci della nostra società che soffre terribilmente per i peccati sociali dell’umano egoismo, della corruzione, delle guerre, dei muri eretti per difendersi dal fratello che bussa alla porta dei confini degli Stati. La croce è anche segno di speranza e di redenzione, di vittoria sul male, su tutti i nostri mali, compresa la mafia. Sul calvario Dio attraverso il Figlio crocifisso e risorto realizza la salvezza della nostra umanità malata. È la vittoria di Dio sul male.

Nessun male è così distruttivo da vincere l’amore di Dio. Ecco la speranza che non tramonta dall’orizzonte della nostra umanità.

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