Ven. Apr 16th, 2021

I giudici della Corte di Cosenza hanno ascoltato cinque testimoni nel processo per il duplice omicidio in cui persero la vita Edda Costabile e Ida Attanasio. Nell’intercettazione all’imputato Galizia: avrei tagliato la testa (a Franceso Attanasio, ndr), e ci avrei giocato su un prato, poi mi sarei fatto il carcere

 Un anno esatto. Nel corso dei trecentosessantacinque giorni che hanno separato il duplice omicidio di San Lorenzo del Vallo in cui persero la vita Edda Costabile e Ida Attanasio, la giustizia ha mosso i suoi passi. Innanzitutto il carcere per Luigi Galizia, unico imputato, poi la serie di interrogatori condotti dal pubblico ministero, adesso le udienze. E proprio il 30 ottobre la fase istruttoria del processo va avanti. Come nei gialli, cambia la scena ma il delitto è ancora irrisolto. La Corte d’Assise presieduta dal giudice Garofalo ascolta cinque testimoni, tre agenti di polizia giudiziaria, l’ex fidanzata di Luigi Galizia e un ragazzo di Spezzano Albanese proprietario dell’abitazione dove l’imputato, in base a quanto raccontato ai carabinieri, avrebbe trascorso cinque giorni nascosto.
Come mai Luigi Attanasio si sia reso irreperibile dal 30 ottobre 2016 al 6 novembre dello stesso anno? Prova a darne una spiegazione la sua ex fidanzata Sabrina Russo: «Mi disse che aveva paura perché il ritrovamento delle armi nel box di Rende poteva metterlo in pericolo. Mi ha detto che preso dalla paura ha buttato telefono e portafoglio. Si sentiva pedinato e mi ha anche raccontato di un uomo – continua la ragazza – che lo fissava nella sala giochi e che non conosceva».

LA POLIZIA Prima che Francesco Attanasio si consegnasse alla polizia come reo confesso di Damiano Galizia, per cinque giorni gli agenti della squadra mobile di Cosenza coordinati da Giuseppe Zanfini, attuale vice questore, hanno ricevuto una chiamata. «Una fonte anonima ci disse che in un box di Rende c’erano delle armi». Il funzionario di polizia ricostruisce l’episodio del 26 aprile. «Solo dopo scoprimmo che a chiamarci fu Attanasio. Dentro quel box di Rende c’era un vero arsenale: 14 armi lunghe, 2.000 proiettili, 2 pistole».
Francesco Attanasio all’epoca dei fatti aveva il compito di fittare per conto dei proprietari il box. Il locatario sarebbe stato Damiano Galizia anche se dalle risposte alle domande formulate dai difensori di Luigi Galizia, l’avvocato Cesare Badolato e Francesco Boccia, non è stato rinvenuto nessun contratto di affitto né tantomeno la polizia ha effettuato indagini sui proprietari dell’immobile.
Rispondendo alle domande della pubblica accusa Zanfini ha ripreso alcune delle dichiarazioni ambientali che hanno spinto gli investigatori a considerare Luigi Galizia come principale sospettato. «Da una conversazione con una sua amica abbiamo ascoltato Luigi Galizia dire “Questo (Francesco Attanasio ndr) mi ha rovinato la vita. Gli avrei tagliato la testa, e ci avrei giocato su un prato, poi mi sarei fatto il carcere”». La conversazione avvenne prima dell’omicidio. Nel frattempo Francesco Attanasio si consegnò alla polizia, il corpo di Damiano Galizia venne trovato avvolto in un tappeto e ricoperto con del cellophane.

I CARABINIERI Il luogotenente Pio Croce della Compagnia di San Marco Argentano ha ricostruito la scena del delitto di un anno fa. Bossoli di pistola e due cadaveri immobile, uno a distanza dall’altro di 50 metri. «La pista più probabile – dice il carabiniere – è sempre stata quella di considerare Luigi Galizia principale imputato. Il precedente tra le due famiglie ci ha fatto pensare subito alla vendetta». Anche in questa circostanza i difensori dell’imputato hanno sollevato una questione particolarmente pungente. Cioè come mai gli inquirenti abbiano deciso di seguire da subito la pista della vendetta e non svolto altre indagini relative magari al ritrovamento delle armi?. Anche il maresciallo Sergio Decristofaro, comandante della compagnia dei carabinieri di San Lorenzo, è comparso sulla sbarra dei testimoni. Non esita a definire la famiglia degli Attanasio come. «Per bene e ben volute». Sui Galizia il maresciallo chiarisce come la famiglia abbia un rapporto di parentela, seppur acquisito, con Costantino Scorza che sarebbe il presunto boss di San Lorenzo e collegato al clan dei Presta. «La sera che Luigi Galizia ha deciso di incontrarci sono andato io personalmente a casa loro – spiega il maresciallo-. Era ben curato ma molto agitato allora l’ho portato in caserma e dopo lui ci ha condotto nella casa che avrebbe usato come rifugio».

UN CUORE È difficile decifrare la situazione sentimentale tra Luigi Galizia e Sabrina Russo. La ventenne ex fidanzata ha raccontato al pm Giuliana Granata come anche se non si frequentassero in modo stabile l’imputato spesso passasse dal bar dove Sabrina lavora, anche perché tra il fratello e l’ex fidanzato c’era un buon rapporto di amicizia. «Il 29 ottobre – dice la ragazza – ho mandato un cuore su WhatsApp, ma non ho avuto risposta». Sul rifugio usato da Galizia anche la ragazza conferma che aveva le chiavi poi continua a spiegare. «L’ho visto piangere una volta, considerata la situazione penso sia normale. A pochi giorni dall’uccisione del fratello stava per nascere anche suo nipote, figlio di Damiano. A me ha sempre detto che si è spostato per paura, che si sentiva pedinato, che non era al sicuro».

(fonte corriere della calabria)

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