Tensione, abbracci e lacrime. Riace non si arrende. Lucano «Sempre in prima fila per difendere gli ultimi»

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Ci sono gli amici e i compagni. C’è la tensione che diventa commozione. Ci sono le parole di Domenico Lucano davanti a chi, in un tiepido pomeriggio di ottobre, è arrivato fino a Riace per abbracciare il sindaco e il “suo” modello di accoglienza. Non c’è nessun attacco alla magistratura, invece. E lo spiega, nell’introdurre l’intervento di Lucano, la giornalista Tiziana Barilla: «Siamo qui per testimoniare vicinanza a Lucano e ai cittadini di Riace».
L’applauso commuove Mimì Capatosta. Che cerca di raccontare – ma tutti in platea lo sanno già – cosa sia Riace: «Questa realtà – dice – ha creato una speranza. Abbiamo trasmesso il messaggio che sono possibili l’accoglienza e l’attenzione ai beni comuni». Il modello finito su Fortune è anche un antidoto alla rassegnazione che ti fa pensare che «tutto sia inutile. Io non voglio essere rappresentato come la vittima di un complotto, non voglio alibi né pietà, se ho sbagliato è giusto che paghi». Chiede ai magistrati di andare avanti, Lucano: «Più andranno fino in fondo a scoprire la verità, più sarò contento». Si è interrogato molto in questi giorni: «Ho cercato di capire dove è il problema, ho fatto tante ipotesi. Dico a voi quello che dirò in Procura, per me siete tutti giudici». Tra i “giudici” ci sono anche pezzi della politica regionale: tra gli altri il presidente della commissione Antindrangheta Arturo Bova, il consigliere regionale del Pd Sebi Romeo, l’ex sindaco di Lamezia Gianni Speranza, l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole, il segretario di Sinistra italiana Angelo Broccolo e Giovanni Manoccio, delegato della giunta regionale per l’accoglienza. C’è anche Adriana Toman, che porta la solidarietà del governatore Oliverio. Chi osservava quel modello vuole manifestare la propria vicinanza.
Le inadempienze burocratiche rilevate dall’attività di monitoraggio sono soltanto l’ultima parte di una storia iniziata nel 1998 con accoglienza spontanea dei curdi: «Abbiamo capito che l’accoglienza poteva essere una soluzione, anche per recuperare e valorizzare i nostri luoghi. Poi sono diventato sindaco nel 2004 e il percorso si è allargato e consolidato».
A tal punto è cresciuta quell’esperienza che Riace è diventata la «rappresentazione di un messaggio politico, quindi la relazione (quella che contiene le contestazioni, ndr) è diventata il pretesto per denigrarci a livello nazionale. Forza nuova e Fiamma tricolore sono venuti a manifestare a Riace agitando quella relazione».
«Il rapporto con la Prefettura – spiega il sindaco – rimane pieno di ombre, ancora oggi. Quello che abbiamo fatto non segue pedissequamente le linee guida dei progetti Sprar, perché noi seguiamo i principi umani dell’accoglienza. Ci sono holding che gestiscono l’accoglienza, noi invece abbiamo dato opportunità di lavoro ai ragazzi di Riace». La logica degli affidamenti diretti, per esempio, «segue la necessità dell’emergenza. Quindi se c’è stata anomalia è stata condivisa con Prefettura e Viminale». Poi ci sono i risultati: «Abbiamo coinvolto in una economia diffusa i rifugiati, gli esercenti del luogo, i proprietari delle case: abbiamo creato un percorso inverso all’abbandono dei paesi, l’accoglienza è stata una soluzione. E così è molto difficile per le mafie infiltrarsi nell’economia».
Cosa dire, poi, di altre esperienze calabresi: «Vorrei vedere le relazioni che facevano al cara di Isola Capo Rizzuto… dove non si erano accorti di niente».
Lucano parla a briglia sciolta, ripercorre gli anni in cui ha fatto crescere la sua idea di accoglienza. Mastica amaro quando ricorda una delle accuse che gli sono state mosse, quella delle troppe parentele tra i cooperanti assunti per aiutare i rifugiati: «Parentopoli a me? È umiliante… proprio la mia famiglia se n’è andata via».
Non può non sottolineare che tra le sue parole e quelle degli ispettori c’è uno scarto evidente. Ma non si tira indietro: «Sono più innamorato della giustizia che della legalità. È strano che la relazione delle altre due ispezioni non sia mai arrivata». Insiste sulla propria onestà: «Sul mio conto ci sono 500 euro… non so dove possano essere la truffa o le altre contestazioni». Ma soprattutto «non posso accettare che per colpa mia venga mortificato un ideale. Non posso permettere che si dica “tanto sono tutti uguali”, perché non è così. Voglio che tutto venga fuori e si faccia chiarezza prima possibile».
Poi torna la sua dimensione familiare: «Mia figlia mi dice: mi sono mancate tante cose in questi anni, ma leggendo un libro su di te ho visto una luce, e adesso io ti abbraccio ancora più forte». La tensione si scioglie di nuovo in lacrime. In piazza si legge un messaggio di vicinanza di padre Alex Zanotelli, infine intervengono associazioni e movimenti dalla Calabria, ma anche da Puglia e Sicilia. Tra gli interventi quello di Omar, uno dei “nuovi” cittadini di Riace, uno dei primi curdi arrivati nella Locride: «Lui (Domenico Lucano, ndr) ha condiviso i miei problemi e la mia sofferenza, ora io gli dico grazie e condivido i suoi». Interviene anche Nino Quaranta, che con la cooperativa Mani e terra lavora a un progetto di agricoltura solidale con i migranti della Piana di Gioia Tauro. Quindi Francesco Cirillo, militante storico sei movimenti antagonisti calabresi, lancia una proposta: «Creiamo un osservatorio permanente su Riace, se vogliono abbattere Mimmo devono abbattere prima tutti noi». Applausi, sostegno, l’abbraccio ideale di un piccolo popolo riunito nella Locride. Sono tempi difficili, ma Riace non si arrende.

Il sindaco di Riace Mimmo Lucano difende il modus operandi adottato per accogliere i migranti nella sua città: non voglio che ci siano ombre per rispetto a quanti credono nel nostro modello

«A me piace rispondere con i fatti, a volte anche superando il concetto di legalità, perché con il tempo ho capito che il concetto di giustizia ha un valore molto più alto del puro rispetto formale delle leggi». È di fronte alle prime persone che iniziano ad affollare il piccolo paese di Riace per rispondere alla chiamata che associazioni e comitati hanno fatto per una manifestazione a sostegno del sindaco Mimmo Lucano, che il primo cittadino mette sul piatto il nodo centrale della questione: da una parte c’è il formale rispetto delle procedure, dall’altra la necessità di usare quello che la burocrazia mette a disposizione per rispondere alle necessità di tanti.
Anche su sollecitazione istituzionale. «Con la Prefettura, con il Ministero sono stati anni difficili perché sia sui bonus, sia sulle borse lavoro, sia sugli affidamenti diretti non ci siamo capiti. Io ho pensato “ma come, siete stati voi che mi avete chiamato in causa sempre per superare l’emergenza e adesso me lo contestate?”».
Al riguardo, Lucano ricorda che «il Comune di Riace è stato sempre in prima linea per l’emergenza Lampedusa, per quella Nord Africa. Mille volte abbiamo gestito interi sbarchi senza poter neanche presentare una fattura, ma io ho sempre pensato di doverlo fare anche se per quel lavoro nessuno ci avrebbe pagato».
Perché l’accoglienza – spiega il sindaco – non è business. «Abbiamo dato un grande contributo anche per rispettare la Costituzione italiana», aggiunge Lucano, anche se – ci tiene a precisare – «non voglio accusare nessuno, mi voglio limitare anche con amarezza a dire quello che è stato fatto».
Un resoconto amaro perché proprio quelle pratiche divenute simbolo e modello per tanti Paesi nel mondo, adesso a Locri sono sotto indagine. «Non voglio che ci siano delle ombre  – afferma al riguardo Lucano – per rispetto a tutte le persone che ci credono. Riace è una metafora di un’idea, di un ideale e questo per me è straordinario». Se guarda indietro, a quanto negli anni è stato fatto, “Mimì capatosta” – così è chiamato il sindaco dai suoi – non può che fare un bilancio positivo. «È una cosa straordinaria che un piccolo governo locale sia riuscito a creare queste aspettative, sia riuscito a creare una realtà alternative a quello che succede negli enti locali, dove spesso si disattendono le idee legate al bene comune, alla collettività. La nostra  – spiega – è una politica che guarda agli ultimi e a questa logica rispondono le attività che abbiamo messo insieme negli ultimi anni. La gente ormai pensa che la politica sia un modo per farsi i fatti propri, invece io credo che qui sia stato dimostrato che la politica è farsi i fatti degli altri».

Riace, applausi (e qualche mugugno) per l’intervento di Toman (per Oliverio)

La compagna del governatore: «Dov’era la Finanza quando il presidente ha trovato irregolarità sugli affitti alla Regione? Lucano è un capro espiatorio»

Tra i tanti interventi di persone arrivate a Riace a manifestare sostegno al “modello” incarnato da Mimmo Lucano ha suscitato reazioni contrastanti quello di Adriana Toman, compagna del governatore Mario Oliverio. Il suo incipit è “istituzionale”: Toman porta la vicinanza del presidente della Regione, che si dice sicuro che presto si farà chiarezza sull’opera meritoria di Lucano. Poi Toman prosegue e specifica di parlare a titolo personale: «Quando si è insediato Oliverio ha trovato una situazione a dir poco anomala circa gli affitti pagati dalla Regione per alcune sedi. In quel caso – chiede provocatoriamente Toman – dov’era la Finanza?». Il seguito non ha bisogno di ulteriori interpretazioni: «Lucano è un capro espiatorio, ma la burocrazia non può vincere su un ideale. Ho fiducia nel tuo modello – conclude Toman rivolgendosi al sindaco di Riace – che è anche il modello del presidente Oliverio». Nella platea si notano diversi sguardi interrogativi, in alcuni casi visibilmente perplessi. Partono gli applausi, ma nella piazza riecheggiano chiaramente anche molti mugugni.

(fonte corriere della calabria)

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