VIBO VALENTIA: LE LASCIANO LE GARZE NEL VENTRE.

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Odissea di una giovane mamma dopo il cesareo, presentato denuncia contro l’Asp. L’episodio all’ ospedale cittadino. Un calvario durato otto mesi.

Otto mesi di inferno. Un calvario infinito di sofferenze fisiche, psicologiche e di rinunce. Una quotidianità resa impossibile da un disturbo fisico che aumenta con il trascorre del tempo. Poi l’amara scoperta: all’origine del grave malessere una disattenzione umana. E precisamente un medico che durante un intervento chiurgico avrebbe (il condizionale è d’obbligo visto che l’inchiesta è ancora agli esordi) dimenticato due garze metalliche nel corpo della paziente. La storia che vi raccontiamo vede come protagonista, suo malgrado, una mamma. Una ragazza di 21 anni residente a Tropea: Francesca Trecate.

La sua vicenda ha dell’inverosimile e adesso, dopo la denuncia presentata dal suo legale, l’avvocato Carmine Pandullo, contro l’Asp di Vibo Valentia, avrà dei risvolti giudiziari. Ma facciamo un passo indietro. Chi è Francesca ? Una giovane donna che incontra l’amore preso. A vent’anni si sposa con il suo Salvatore Cricelli (25 anni, di professione bagnino). Il loro sogno d’amore è coronato dalla nascita della loro primogenita, tramite cesareo. L’anno dopo Francesca resta nuovamente incinta e si affida ad una ginecologa in servizio presso il locale presidio ospedaliero di Tropea, la dottoressa Eleonora Tropea, la dottoressa Eleonora Pantano, che la segue fino al settimo mese. Poi, dato che l’ospedale della capitale del turismo è sprovvisto di un reparto di Ginecologia, la decisione di spostarsi a Vibo Valentia per essere seguita da un ginecologo in servizio al nosocomio “Jazzolino” della città capoluogo di provincia.

Qualche visita, analisi di routine e si arriva al 17 gennaio  del 2017 allorché Francesca dà alla luce, con il parto cesareo (necessario quando si hanno due gravidanze ravvicinate), una bimba scoppiettante di salute Un paio di giorni per il decorso postoperatorio e poi il felice ritorno casa.

Trascorrono i giorni ma le condizioni generali invece di migliorare progressivamente, come avviene generalmente per le puerpere, ci complicano sempre di più: lancinanti dolori al ventre, febbre, spossatezza, mal di schiena, difficoltà a svolgere anche la più semplice mansione da casalinga.

E a questo punto che per Francesca ha inizio la “Via Crucis”. Visite specialistiche, corse al pronto soccorso, esami di ogni tipo. Tutto inutile: non si riesce a capire il perché delle due sofferenze. Si azzardano delle diagnosi. Prima appendicite, quindi una punta d’ernia e via con la somministrazione di farmaci per lenire il dolore e combattere l’infiammazione (che comune c’era ed era molto estesa).

“Stavo impazzendo – ha raccontato Francesca – Ogni giorno andava peggio, non riuscivo a capire cosa mi stesse capitando. Non avevo la forza di badare alle mie bambine, che praticamente per otto mesi sono state cresciute dai nonni materni e paterni”. Dalle ecografie non risultava nulla, a parte l’infiammazione. L’undici settembre la svolta: “Già dalla mattina ho iniziato a sentirmi male. Non riuscivo a stare in piedi al punto che ho chiamato mio marito e l’ho pregato di portarmi all’ospedale. Al pronto soccorso di Tropea, fortunatamente, era in servizio la dottoressa alla quale devo la vita. Pensi che non so neanche come si chiami. Mi ha visitato e poi ha fatto quello che molti suoi colleghi hanno trascurato: mi ha sottoposto ad una Tac. Nel giro di qualche ora ho avuto il risultato”.

Il referto è sconvolgente: corpo estraneo in addome. Scoppia il panico e via verso Vibo Valentia dove il primario Franco Zappia dispone subito per l’intervento chirurgico.

“Zappia – a parlare ora è papà Franco – ha capito subito la situazione e ha disposto l’intervento chirurgico “riparatore”. Ma quando ho capito che in sala operatoria ci sarebbe stato anche il medico che, a mio avviso, è stato  la causa del problema e che ancora insisteva sull’infiammazione ho firmato, trasportando mia figlia all’ospedale “Riuniti” di Reggio Calabria”. Qui Francesca ha seguito una cura antinfiammatoria per una settimana e poi è stata operata, Attaccate all’intestino non c’era una garza, bensì due, oltre ad un ascesso. Il tutto è stato rimosso.

“Fortunatamente – è a la chiosa finale di Francesca – è andato tutto bene ma spero che nessun’altra debba avere la mia stessa esperienza. Per carità, tutti possono commettere un errore ma chi svolge l’attività di medico dovrebbe prestare sempre una grande attenzione in quello che fa”.

La parola adesso passa alla magistratura che dovrà pronunciarsi sul caso. Intanto è stata chiesta l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche. La giustizia farà il suo corso, che, comunque andrà a finire la faccenda, non restituirà a Francesca otto mesi di passione, disperazione e lacrime.

(fonte quotidiano del sud)

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