5 Dicembre 2020

L’autodenuncia in Tribunale di una funzionaria in servizio alla sede provinciale di Crotone: «Messa in un angolo per aver dubitato dei titoli del diretto superiore»

Pagata da cinque anni «per non far nulla», con un danno per le casse dello Stato «di almeno 200mila euro». A parlare così – di se stessa – davanti ai giudici del Tribunale di Crotone è Maria Teresa Arcuri, funzionaria presso la sede provinciale dell’Inps della città di Pitagora, che sostanzialmente si autodenuncia durante il processo contro ignoti che hanno violato il suo ufficio prelevando documenti di servizio. A raccontare la sua deposizione è il Fatto Quotidiano.it: «Chi conosce la signora Arcuri, per primo il suo legale Gian Paolo Stanizzi, sa che non sarebbe mai arrivata a tal punto se non fosse stata presa e messa in un angolo “per pura rappresaglia”». Motivo? La funzionaria avrebbe «deciso di vederci chiaro sul contratto del suo diretto superiore, dubitando che avesse i titoli per l’assunzione nei ruoli della pubblica amministrazione, non avendo svolto alcun concorso come vuole la legge». Un caso di whistleblowing in salsa crotonese, insomma, che prende le mosse dal maggio 2011 quando la donna, dopo aver controllato il cv del suo “capo” sul sito dell’Inps, pone la questione all’interno dell’ente per cui lavora. Il 23 gennaio del 2013 viene rimossa da direttore dell’agenzia di Cirò Marina «per sanzioni prive di fondamento e mirate ad ottenere la mancata reiterazione di richieste scomode alle quali l’Inps non ha voluto rispondere», racconta l’avvocato Stanizzi al Fatto. «A questo punto ritengo che non possa esserci più dubbio alcuno sulla veridicità di quanto sostiene la signora Arcuri. Come risulta chiaramente dal curriculum la stessa dirigente – prosegue il legale – non ha dichiarato di aver superato alcun concorso per diventare tale. E allora, da sempre, ci chiediamo come abbia mai fatto l’Inps a nominarla».
«Ma mentre la signora lo chiede a mari e monti – si legge ancora sul sito web del quotidiano diretto da Marco Travaglio – succede qualcosa che è poi il cuore della storia. È ancora l’avvocato a parlare: “Da allora – come la stessa funzionaria mi ha riferito, per le ragioni che difendo – lei che è dipendente effettiva poich​é titolare di pubblico concorso viene demansionata, isolata, sottoposta ad inferiori, costretta all’inattività, privata della stanza direzionale e delle procedure, anche quelle basilari”. Tutto per aver chiesto tramite accesso agli atti di sapere se il superiore gerarchico aveva i titoli per stare dove sta. Dubbio poi confermato da una relazione dalla Guardia di Finanza con annotazione trasmessa alla Procura di Crotone che “ipotizza la truffa perpetuata in danno dello Stato, nonché statuito dalla Sentenza della Corte d’appello di Catanzaro, Sezione lavoro”».

Facebook Comments

Di

CHIUDI
CHIUDI
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.