4 Dicembre 2020

Lʼex bandito-killer Saverio Morabito è tornato dietro le sbarre, ma la sua vera identità non viene svelata per proteggerlo dai clan che hanno messo una taglia su di lui

Da quando si è pentito facendo catturare 200 persone, capimafia compresi, il 66enne Saverio Morabito è sulla lista nera dei clan della ‘ndrangheta, specie quelli di Platì. Le cosche hanno messo su di lui una taglia, ma Morabido si trova in cella sotto copertura. Il suo nome è segreto per proteggerlo.

Nel suo “curriculum” Morabito vanta diversi omicidi, sequestri di persona e traffici di droga milionari. Tutto ciò prima di tradire i clan e collaborare con la giustizia. Spiegò cause, mandanti ed esecutori di numerosi omicidi insoluti. Non solo, mappò itinerari dei Tir di eroina turca e delle navi cariche di cocaina. Poi di lui più nessuna traccia, finché è stato beccato a rapinare. Bottini da pochi euro, ai danni di anziane perlopiù.

Morabito non è mai entrato nel programma di protezione destinato ai collaboratori di giustizia. S’era ricostruito da solo una seconda vita, diventando un manager ma finendo poi a mangiare alla mensa della Caritas e a dormire in garage. Quando è stato arrestato in pianura padana per una serie di rapine, non ha rivelato la sua vera identità. Ma quando gli hanno preso le impronte digitali non ha potuto far altro che capitolare. La cattura dell’ex bandito-killer, però, non è mai stata rivelata. Anche nel nuovo processo a suo carico è stato usato un nome fasullo. Lo stesso che usa ora che è di nuovo in carcere con l’incubo di essere ammazzato dai clan.

Il suo avvocato, Gianluca Maris, non ammette e non smentisce: “Di Morabito resta l’importante contributo investigativo, è il più decisivo pentito di ‘ndrangheta al Nord. Per moltissimi anni, e ne sono sicuro, ha cambiato vita, ha avuto un’attività commerciale, e riga dritto. Sul resto? Non so di che parla”, dice a La Repubblica.

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