Mar. Apr 20th, 2021

Nomi altisonanti chiamati a deporre nel processo all’ex ministro. Prevista la presenza dell’ex presidente del Libano Gemayel

Ex capi di Stato, ex premier, onorevoli in carica, imprenditori, faccendieri, latitanti. È un esercito composito di testimoni che va dall’ex primo ministro Silvio Berlusconi al latitante Vincenzo Speziali quello chiamato in aula dai legali dell’ex ministro Claudio Scajola, di Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, ex parlamentare da anni latitante a Dubai e di Martino Politi, uomo di fiducia di quest’ultimo e Maria Grazia Fiordelisi, segretaria dei coniugi. Accusati di aver a vario titolo aiutato Matacena a sottrarsi ad una condanna definitiva per concorso esterno e ad occultare il suo immenso patrimonio, i quattro imputati all’inizio de processo avevano infarcito di nomi altisonanti la lista dei testi a discarico.

CHE VENGANO TUTTI IN AULA Oggi i legali dei quattro avrebbero – quanto meno in parte – volentieri fatto a meno della testimonianza di molti dei politici e faccendieri chiamati a testimoniare. Ma ogni velleità di rinuncia è stata spezzata dal procuratore aggiunto, Giuseppe Lombardo. «Alla luce di quanto emerso fino adesso Berlusconi dovrà venire in aula a testimoniare» ha detto il magistrato. Medesima determinazione – ha aggiunto gelido Lombardo – «c’è per molti, se non tutti, i testimoni inizialmente citati dalle difese degli imputati».

I LIBANESI A partire dal prossimo 15 gennaio dovranno dunque sfilare di fronte al Tribunale presieduto da Natina Pratticò nomi noti del mondo delle banche, della politica, dell’imprenditoria e delle istituzioni. Fra loro c’è anche Amin Gemayel, ex presidente del Libano, che sembra aver avuto un ruolo non di poco conto nel piano di garantire a Matacena una latitanza dorata in Libano. Un progetto poi sfumato, ma che l’ex capo di Stato sarebbe arrivato ad assicurare persino con una lettera autografa. Insieme a lui dovrebbe testimoniare anche il suo uomo di fiducia Vincenzo Speziali, parente acquisito del politico libanese per averne sposato la nipote. Sarebbe stato lui – è emerso dall’inchiesta – a organizzare tutto per una comoda fuga di Matacena in Libano, o quanto meno a proporre l’idea all’ex ministro Scajola. Per questo è da tempo latitante in Libano.

BERLUSCONI E GLI ALTRI POLITICI Un argomento su cui – quanto meno incidentalmente – potrebbe essere chiamato a rispondere anche Berlusconi, citato per il 22 gennaio, che nel suo salotto di Palazzo Grazioli ha ricevuto Gemayel e Speziali su espressa richiesta di Scajola. Ma il capo storico di Forza Italia, in questi giorni tornato prepotentemente in pista in vista delle prossime elezioni, sarà anche chiamato a spiegare le ragioni della mancata candidatura di Matacena alle elezioni politiche del 2001, ma anche a riferire – si leggeva nella lista testi presentata inizialmente dai legali degli imputati – «sui rapporti di quest’ultimo con l’onorevole Scajola e onorevole Marcello Dell’Utri», nonché «sulle sue personali conoscenze circa le intenzioni di Dell’Utri di conseguire rifugio politico in Libano» come sulle intenzioni di Matacena di fare lo stesso. Argomenti “caldi”, soprattutto se – come da lista – fra i testimoni chiamati a deporre ci sarà anche Marcello Dell’Utri.

IMPRENDITORI, AFFARISTI E BUSINESSMEN Se il nome dell’ex senatore siciliano non è ancora saltato fuori, un altro pregiudicato eccellente dovrà necessariamente presentarsi in aula. Si tratta dell’imprenditore Daniele Santucci, condannato un paio di anni fa per una maxitruffa a danno di diversi Comuni del Nord Italia, ex socio del figlio di Scajola, e pizzicato al telefono con Scajola senior durante una vacanza alle Seychelles, esattamente quando nell’arcipelago soggiornava da latitante Matacena. Una casualità, ha sempre detto l’ex ministro. Insieme a lui dovrà presentarsi anche uno dei due fratelli Dal Lago. Alberto, ex amministratore delegato della Torno, immobiliare fallita dopo essere uscita malconcia dalla bufera Tangentopoli, e Massimo erano due dei partecipanti alla misteriosa riunione di Bernareggio, a cui Scajola – proprio nel giorno del suo compleanno – ha accompagnato la Rizzo. Cosa sia successo durante quell’incontro non è dato sapere. L’ex ministro ha sempre detto non sapere nulla in dettaglio e Rizzo ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere rimandando a data da destinarsi le proprie dichiarazioni spontanee. Magari però Dal Lago potrebbe fornire qualche dettaglio al riguardo.

IL GRANDE MONDO DELLE BANCHE Ma in aula ci sarà anche l’ex tesoriere del Pdl Ignazio Abrignani, oggi in Ala e di recente tirato in ballo nell’inchiesta Consip. Insieme a lui sono stati convocati l’ex direttore generale Enrico Bragiotti e il funzionario Alessandro Olivieri della Compagnie Monegasque de Banque, istituto di credito che ha fatto sempre vanto della propria riservatezza, cui adesso dovrà quanto meno in parte rinunciare per permettere ai suoi di spiegare se, come e in che misura siano transitati da lì i soldi che i Matacena avevano alle Seychelles. Sul medesimo argomento potrebbe vertere anche la testimonianza Paolo Pippione, dirigente di banca Carige, ma soprattutto uomo di Scajola a Sanremo, dove ha ricoperto anche la carica di consigliere comunale. Interrogato dagli uomini della Dia nel corso delle indagini, Pippione ha spiegato che l’ex ministro «si stava interessando per l’apertura di un conto corrente della signora Chiara Rizzo, perché questa, moglie di un suo ex collega parlamentare, si era rivolta a lui chiedendogli assistenza. Lui aggiunse, nel corso dell’esposizione degli eventi, che la signora risiedeva nel Principato di Monaco, che deteneva una somma presso una banca non precisata del luogo, cioè inteso del Principato, e che a causa di dissapori con la suocera, anch’essa residente a Monaco, desiderava spostarli per averne una più libera disponibilità». Nessun accenno ai problemini giudiziari del coniuge di Lady Matacena o della spada di Damocle del sequestro che pendeva su quei fondi. Tutti elementi che Pippione scopre con un rapido controllo su internet e bastano a indurlo a dire di no ad ogni richiesta.

GLI ALTRI TESTI Questi tuttavia non sono che alcuni dei primi testimoni citati per la prima udienza di gennaio. All’appuntamento, ha chiesto la presidente Pratticò, gli avvocati si dovranno presentare con le idee chiare su quali testi chiamare a deporre. Nelle liste presentate due anni fa figuravano l’ambasciatore italiano nel principato di Monaco, Antonio Morabito; Pierluigi Bartoloni, leader della Marketways International, società ubicata a Sharjah, non lontano da Dubai; i fratelli Giorgio e Cecilia Fanfani, figli dello statista Amintore che per la procura avrebbero giocato un ruolo, seppur marginale, nelle manovre di Rizzo per assicurare operatività al marito; l’ex presidente di Regione Liguria, Claudio Burlando; l’ex sottosegretario del ministro Calderoli, Bruno Mafrici, il sedicente avvocato finito al centro del filone milanese dell’indagine Breakfast e i noti avvocati reggini Giuseppe Verdirame e Antonio Rijli. In più, figuravano fra i testi della difesa Victoria Berne, referente della fiduciaria lussemburghese Seafuture, che per i magistrati è servita a schermare la presenza dei coniugi in varie compagini societarie, l’avvocato Laura Bonventre da Montecarlo, ma anche una serie di funzionari e responsabili delle varie fiduciarie di diritto lussemburghese e liberiano che compaiono nella galassia Matacena. A gennaio, i legali dovranno dire chi di loro ritengono ancora utile sentire, sempre che il procuratore aggiunto presti consenso alla rinuncia. E al momento non sembra per nulla intenzionato a farlo.

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