Catanzaro, il pasticciaccio brutto della Camera di Commercio

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Una mail della Regione – su indicazione del ministero dello Sviluppo economico – stoppa il voto per il nuovo consiglio (dopo averlo convocato). Ma le associazioni scelgono di votare lo stesso. E si dividono tra Rossi e Falbo. Infuriato il commissario Sganga

Pomeriggio caotico alla Camera di Commercio di Catanzaro nel giorno in cui, su convocazione del governatore della Regione Calabria Mario Oliverio, i consiglieri erano stati chiamati a scegliere il presidente dell’ente camerale che avrebbe traghettato Catanzaro alla fusione con Vibo Valentia e Crotone.
Nei giorni scorsi, il Corriere della Calabria aveva però illustrato come la convocazione arrivasse in un contesto complicato e che l’elezione di un nuovo presidente, grazie al quale superare il commissariamento deciso e voluto da Oliverio che aveva scelto Giorgio Sganga come sua emanazione alla guida provvisoria dell’ente, portasse con sé parecchie perplessità amministrative (potete leggerlo qui).
Perplessità che nel pomeriggio di martedì hanno portato il caos in sede di elezione: pochi minuti prima che la seduta avesse inizio, una email della Regione intimava all’assemblea di «sospendere con effetto immediato» le operazioni di voto. Il motivo? Una lettera del ministero dello Sviluppo economico in cui veniva richiamato il comma 1 dell’art. 4 del decreto ministeriale dello scorso 8 agosto in cui si prescrive: «Le eventuali procedure di rinnovo dei rispettivi consigli sono interrotte a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto o…» con la conclusione: «…l’insediamento del consiglio della Camera di Commercio di Catanzaro […] non appare legittimato alla luce delle disposizioni normative sopra riportate».
La procedura di rinnovo, però, era stata voluta e convocata dallo stesso presidente Oliverio con due decreti, uno del 7 e l’altro del 20 settembre scorsi. Salvo poi essere messa in discussione da una missiva del commissario Sganga al Ministero inviata lo scorso 23 novembre proprio in merito al decreto ministeriale dell’8 agosto di cui sopra.
Insomma, un pasticcio regionale al quale i consiglieri non si sono piegati scegliendo di votare comunque, nonostante l’ira di Sganga, che ha abbandonato l’assemblea più che scuro in volto.
Dopo la prima mezz’ora in cui il caos scatenato dalla corrispondenza regionale, tutto lasciava presagire che per Daniele Rossi, presidente di Confindustria e candidato alla presidenza (provvisoria, in vista dell’accorpamento delle Camere di Commercio) dell’ente, ci sarebbero stati i 13 voti necessari (su 18 consiglieri). Ma l’opposizione dell’altro concorrente, Pietro Falbo, presidente di Confcommercio, si è attestata a 7 voti, rimandando tutto alla seconda votazione.
Neanche le successive due ore e mezza di frenetiche trattative e concertazioni, però, sono servite a trovare la quadra, così tutto è stato rinviato alla terza votazione (in programma lunedì prossimo), nella quale basterà la maggioranza semplice, a Rossi, per essere eletto con dieci voti.
La sensazione è che, comunque finirà, niente sarà chiaro perché la possibilità che qualcuno ricorra al tribunale amministrativo per dirimere la vicenda, è più che elevata. E intanto l’ente camerale di Catanzaro, l’unico dei tre che saranno accorpati ad essere economicamente e finanziariamente florido, resterà praticamente senza guida.

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