Chiaravalle, come perdere quattro anni e festeggiare

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Il decreto che dà il via libera alla Casa della salute riporta indietro le lancette al 2013. La scelta di demolire e ricostruire presa perché il vecchio ospedale sarebbe troppo grande. E per l’adeguamento alle norme antisismiche

I festeggiamenti per la Casa della salute di Chiaravalle sono iniziati l’11 ottobre scorso, quando un decreto del commissario al Piano di rientro, Massimo Scura, ha sancito la realizzazione di una struttura attesa da anni (e rimasta in stand-by). L’afflato ritrovato tra politica locale (il sindaco si è barricato per giorni nell’ex ospedale) e regionale ha portato – è questa la sintesi istituzionale – a un risultato che qualcuno ha definito storico. Ma siamo proprio sicuri che ci sia da festeggiare? Sappiamo già cosa ne pensano sindaco e governatore. C’è, però, un’altra lettura: meno allineata ma basata su una certezza cronologica. Eccola: ai primi di dicembre del 2013 Regione e Asp stipulano una convenzione che regola il finanziamento per la realizzazione della Casa della salute. E l’11 ottobre del 2017, con il decreto “festeggiato” si annulla tutto e si riparte con una nuova convenzione tra gli enti. Potrebbe essere il titolo di un saggio: “Come perdere quattro anni”.

L’IDEA DELLE CASE DELLA SALUTE Partiamo dal 2012, anno del concepimento delle Case della salute. L’idea era quella di disattivare le funzioni ospedaliere in alcune presìdi (anche a Chiaravalle) e di usare quelle stesse strutture come sedi per i Capt (sta per Centri di assistenza primaria territoriale). La scelta era semplice: gli immobili erano di proprietà delle Asp e il cambio di destinazione d’uso (da ospedali a Capt) non avrebbe comportato ingenti spese se non quelle necessarie all’adeguamento alle nuove funzioni. La riconversione, in teoria, sarebbe stata cosa facile: anche i primi sopralluoghi sembravano andare in questa direzione. Ma le cose semplici in Calabria finiscono spesso per complicarsi. Per capire come questo sia accaduto a Chiaravalle dobbiamo raccontare la storia burocratica del progetto.

ABBATTERE TUTTO Che inizia il 1° dicembre 2013, quando Regione ed Asp stipulano la convenzione regolante il finanziamento per la realizzazione della Casa della salute. Il 17 gennaio 2014 l’Azienda sanitaria approva il bando di gara pensato per realizzare la riconversione. Passano 16 mesi: il 27 maggio 2015 la gara viene aggiudicata all’Aice Consulting, azienda con sede a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Un anno dopo, nel maggio 2016, i vertici dell’Asp e la società incaricata del progetto si riuniscono, e traggono una conclusione che contrasta con l’idea stessa che ha portato alla nascita delle Case della salute: «Risulta che in un ventaglio di sei possibili soluzioni quella ritenuta più praticabile, sia in termini tecnici che di rapporto costi/benefici, è quella che prevede la demolizione totale dell’ex struttura ospedaliera di Chiaravalle con contestuale ricostruzione ex novo di una struttura di volumetria inferiore». Nulla a che fare con l’ipotesi di riutilizzare il vecchio ospedale per ospitare il nuovo Capt: praticamente il contrario delle linee guida pensate nel 2012.

DUE CONTROSENSI C’è una frase, però, che contraddice non soltanto quelle linee guida ma la logica. Gli atti dicono che si pensa di buttare giù la Casa della salute per costruirne una «di volumetria inferiore». In teoria sarebbe stato necessario in caso contrario, cioè qualora la struttura fosse stata troppo piccola per ospitare tutte le attività richieste. Invece nessuno ha pensato che le parti eccedenti (quelle che sarebbero rimaste inutilizzate) avrebbero potuto ospitare altri uffici pubblici, magari attualmente in fitto da privati. In soccorso alla demolizione arrivano le norme antisismiche: distruggere e ricostruire diventa necessario per realizzare una struttura “sicura”. Ma la soluzione apre altre questioni. Perché se il presupposto è quello di ricostruire sulla base delle norme antisismiche, allora fino al 2012 quell’immobile ha ospitato, senza che nessuno invocasse il rispetto delle norme, addirittura un ospedale.

COSA SI FESTEGGIA? Ma tant’è. Si passerà all’abbattimento e alla riedificazione, con sovrapprezzo del 15% sui costi originari (sempre per l’«adeguamento sismico»). E con il dubbio che aleggia – sempre – attorno alle nuove opere calabresi, cioè il fantasma della mancata realizzazione. Insomma, a Chiaravalle sarebbe stato possibile iniziare i lavori nel 2014. Invece, tre anni dopo, si ricomincerà da capo, con la demolizione dello stabile che ospitava l’ospedale. Eppure si festeggia.

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