Cinquemila tirocinanti appesi a un cavillo (e senza soldi)

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Tra ritardi, promesse e scontri burocratici gli ex percettori di mobilità in deroga aspettano uno stipendio da quasi sei mesi. La lettera della Regione all’Inps per tentare di sbloccare 29 milioni di euro

Quella che all’Inps è una richiesta di routine, per la Regione Calabria è un cavillo. Per oltre 5mila tirocinanti “assunti” dagli enit pubblici, invece, è un dramma. Nei due gradi di separazione tra la burocrazia e la vita reale ci sono persone senza reddito da quasi sei mesi, sindaci che non riescono a dare risposte a esigenze legittime e promesse che si infrangono contro atti e decreti.
La storia si riaffaccia ciclicamente, così come gli incontri nella Cittadella regionale e le accuse reciproche tra Roma e Catanzaro. Partiamo dal principio: a oltre 5mila disoccupati calabresi fuoriusciti dal circuito della mobilità in deroga era stata offerta la possibilità di un tirocinio da 800 euro al mese. Alla fine l’impiego è partito ma i soldi non sono mai arrivati. Il problema, al solito, si presenta quando si cerca di ricostruire le responsabilità dei ritardi. 
Proviamo a farlo utilizzando gli ultimi atti prodotti dalla Regione e inviati al ministero del Lavoro e all’Inps. Dove sta il nodo? La situazione, secondo il ministero, non si può sbloccare se gli uffici non hanno «la certezza contabile della disponibilità finanziaria di ogni singola Regione». E questa certezza può arrivare soltanto a valle delle verifiche dell’Inps sulle decretazioni regionali già effettuate (l’Inps deve verificare che le Regioni avessero diritto a quanto è stato erogato a livello centrale).
Il primo intoppo si presenta nello scorso mese di luglio: per l’Inps, la Calabria è inadempiente sull’aggiornamento della banca dati necessaria per l’attivazione delle procedure. Al dipartimento Lavoro non se sanno nulla. Salvo scoprire, nel giro di pochi giorni, che i dati sui percettori della mobilità in deroga andavano implementati nel 2009 e nessuno lo aveva mai fatto. Gli uffici si mettono al lavoro e riescono a recuperare quasi tutto il ritardo nel giro di tre mesi (da luglio a settembre). Il problema sta in quel “quasi”. Perché per l’Inps la decretazione non è completa. Per poco ma non lo è. E questo blocca ancora tutto: pagamenti, speranze e promesse. «Stiamo lavorando a una rifinitura degli elenchi – spiegano dal dipartimento –, le posizioni vanno analizzate una per una. Ma l’Inps spiega che se i dati non sono “allineati” è impossibile sbloccare i pagamenti. È tutto fermo per un cavillo, mentre a nostro avviso potrebbero pagare, perché i soldi ci sono». E sono i vecchi fondi residui spostati dalle politiche passive per il lavoro (la mobilità in deroga, appunto) alle politiche attive (i tirocini). «Non capiamo – è il ragionamento di dirigenti e funzionari – l’atteggiamento di chiusura nei confronti della Regione, basterebbe un po’ di fiducia». Primo grado di separazione: è tutto fermo per un cavillo. Ma non è una buona notizia: perché i tempi non dipendono soltanto dalla Cittadella e non è detto che siano brevi.
Il secondo grado di separazione investe direttamente le speranze dei dipendenti. I tirocini nei Comuni che hanno aderito al bando, sono iniziati a giugno ma gli ex percettori di mobilità non hanno ancora visto neanche un euro. I soldi sono diventati un miraggio. Al quale, da Catanzaro, si cerca di dare un po’ di concretezza con una comunicazione recentissima, del 22 novembre. Il dipartimento Lavoro ha fatto i conti e riepilogato le cifre. Dunque, gli interventi per politiche attive (in questo caso gli stipendi dei tirocinanti) necessiterebbero, su una base di 5mila ex percettori di mobilità in deroga, di un impegno pari a 29 milioni di euro. Dal dipartimento spiegano pure dove si potrebbero andare a prendere. Per l’Inps (la ragione è legata all’assenza dei dati), la Calabria ha ottenuto circa 216 milioni di euro ma ne ha giustificati “solo” 191. Mancano 25 milioni da recuperare con il lavoro di rifinitura a cui accennavamo. D’altra parte – sono sempre stime che arrivano dalla Regione – dal monitoraggio delle spese per la cassa integrazione e la mobilità in deroga che si riferiscono al 2014, 2015 e 2016, «alla data del 19 novembre 2017» emerge che «per la Regione Calabria residuano» in tutto 65 milioni di euro. In soldoni, la Calabria avrebbe un credito di 36 milioni (i 65 non erogati meno i 21 stanziati ma ancora “da giustificare”) «più che sufficiente per coprire sia gli scarti generati dal sistema, sia per la liquidazione della cassa integrazione in deroga 2015 e 2016, i cui decreti sono stati già inoltrati». La lettera è un tentativo di sbloccare la situazione e portare all’«erogazione di soggetti già utilizzati in Politiche attive delle indennità previste, evitando tensioni sociali e fornendo un sollievo a quanti sono impegnati in tale attività». Già, perché le «tensioni sociali» sono (quasi) dietro l’angolo. Succede quando più di 5mila persone vivono appese a un cavillo.

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