Consiglio, l’ira di Tallini: «Io fuori dalla presidenza? Una canagliata»

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L’esponente di minoranza lancia il suo messaggio all’«amico» Esposito e avverte il centrosinistra: «Si astenga dal voto, altrimenti ci saranno conseguenze»

«Io di nuovo escluso dall’Ufficio di presidenza del Consiglio? Sarebbe una canagliata. E le canagliate me le aspetto dai nemici, non da un amico come Baldo Esposito». Le ultime indiscrezioni relative all’elezione del segretario-questore di Palazzo Campanella spingono Mimmo Tallini a lanciare il suo (implicito) avvertimento al consigliere di Ap ma ancora di più ai rappresentanti del centrosinistra che potrebbero appoggiarlo con i loro voti: «La maggioranza dovrà assumersi la responsabilità di una scelta che escluderebbe un legittimo rappresentante dell’opposizione. È un problema politico ma soprattutto etico». Per l’ex assessore regionale la votazione del prossimo 30 novembre, diventata necessaria dopo la decadenza dell’ex segretario Giuseppe Graziano (sostituito in assemblea da Gianluca Gallo), rappresenta la prova della verità dopo altri due tentativi andati a vuoto. In entrambi i casi a spuntarla era stato proprio il fondatore de “Il coraggio di cambiare l’Italia”, con i voti fondamentali di molti esponenti della maggioranza sotto la regia dell’alfaniano Pino Gentile.

SQUILIBRI Ora la storia potrebbe ripetersi. Ma stavolta a prevalere sul coordinatore di Forza Italia potrebbe essere proprio Esposito, anche lui alfaniano ma, soprattutto, con Tallini uno dei principali sostenitori della coalizione che, a Catanzaro, ha permesso a Sergio Abramo di riconquistare il Comune.
Il quadro nazionale, dopo settimane di tentennamenti tra gli alfaniani, è però cambiato e l’operazione rientrerebbe nel nuovo possibile accordo elettorale tra Pd e Ap (tra i mediatori c’è Tonino Gentile, fratello di Pino) in vista delle prossime politiche.
Tuttavia l’elezione di Esposito creerebbe un inedito squilibrio all’interno della presidenza dell’Astronave, dato che Ap schiera già, come vicepresidente, lo stesso Gentile e le altre forze d’opposizione (Fi, Cdl e Misto) al momento non sono rappresentate. L’Ufficio, se il piano di Gentile dovesse infine andare in porto, sarebbe così composto da due membri del partito di maggioranza relativa, il Pd (il presidente Irto e il vice Ciconte), uno di Democratici progressisti (Neri) e ben due di Alternativa popolare, che in tutta l’assemblea è rappresentata solo da tre eletti (Arruzzolo è capogruppo).

QUALCOSA DA NASCONDERE? «Guardo sempre alla politica, e dico – aggiunge Tallini – che tutto può succedere. Ma una canagliata di questo tipo non me l’aspetto, sia per una forma di opportunità politica, sia per la stima personale che c’è con Esposito». Alla fine, però, saranno i bigliettini che i consiglieri di maggioranza metteranno nell’urna (il voto è segreto) a decidere chi prenderà il posto di Graziano. Tallini non si rassegna: «Chiedo che la maggioranza si astenga dal voto. Stento a credere che il centrosinistra possa arrivare a tanto, ma in caso contrario dovrà assumersi tutte le responsabilità personali e politiche. E dovrà spiegare cosa c’è da nascondere all’interno della presidenza se si arriva al punto di impedire a un membro dell’opposizione di farne parte come le regole impongono».

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