5 Dicembre 2020

La storia di “Insider” si snoda tra liti che coinvolgono le Camere di Commercio (con decreto ingiuntivo recapitato da Crotone a Reggio) e dubbi sull’utilità del progetto. E il filo che tiene tutto in piedi parte da Londra e finisce in un complicato reticolo di fiduciarie

Il software, che avrebbe dovuto aiutare le forze dell’ordine a indagare sulle infiltrazioni criminali nelle imprese, per ora ha provocato una lite con strascichi in Tribunale tra due Camere di commercio, quelle di Reggio e Crotone. E diversi decreti di risoluzione dei contratti stipulati nel 2014. È la storia di “Insider”, un progetto finanziato con fondi Pon, sposato inizialmente dagli enti camerali calabresi e poi “archiviato” (da tutti tranne che da Crotone e Vibo Valentia). È la storia di un ripensamento, legato ai dubbi sull’utilità del programma, ma anche di una caccia al tesoro che si allarga alla Gran Bretagna se si prova a ricostruire l’origine del progetto e dell’azienda che lo ha sviluppato. Ma partiamo dagli scontri calabresi.

RECESSI E CONTENZIOSI “Insider” segue, in qualche modo, gli spostamenti di Donatella Romeo, dirigente del sistema camerale con una lunga esperienza in Calabria. Non è una regola ma quasi: quando la manager esercita le funzioni di segretario generale, la Camera di commercio nella quale si trova firma il protocollo d’intesa. Accade un po’ dappertutto. A un certo punto, però, il vento cambia e le Camere decidono di fare un passo indietro. C’è qualche problema: i tre anni di durata del progetto sembrano troppi. Reggio Calabria e Cosenza chiedono di scendere a un anno: pensano, in estrema sintesi, che l’idea sia inutile, che manchi l’interesse degli uffici giudiziari e delle forze di polizia a utilizzare lo strumento. Nel caso di Reggio Calabria, la risoluzione del contratto incontra una forte resistenza di Crotone (che è la capofila): in riva allo Stretto arriva un decreto ingiuntivo di 38mila euro. Ora deciderà il giudice. Le acque sono agitate negli enti camerali. Soltanto sul sito che “racconta” il progetto nulla sembra essere cambiato: tra i partner, infatti, continuano ad apparire sia la Camera di Reggio Calabria che quella di Cosenza. E c’è anche Unioncamere, che invece ha partecipato al progetto soltanto nella fase iniziale e poi, con delibera di giunta del 6 ottobre 2014, ha comunicato alla Camera di commercio di Crotone di non poter aderire alla gestione della piattaforma. Il 30 giugno 2015 è arrivato il recesso della Camera di Reggio Calabria; il 7 settembre dello stesso anno è stato il turno di Cosenza.


(Sul sito di Insider compaiono ancora le partnership con Unioncamere Calabria e le Camere di commercio di Reggio Calabria e Cosenza) 

DI FIDUCIARIA IN FIDUCIARIA Se può sembrare complicato ricostruire le traversie calabresi di “Insider”, non è più semplice seguire il percorso della compagine societaria che ne tira le fila. È un filo che si dipana dal 2000 fino a oggi con molti passaggi societari, digressioni londinesi e un finale che rimanda a svariate fiduciarie. Uno dei passaggi chiave avviene nel 2003, quando la (fino ad allora) anonima ditta informatica, che all’epoca ha la sua base a Palermo, viene acquisita in parte da una società con sede a Londra. È il 7 luglio ed è l’inizio di una breve “scalata” che porterà gli inglesi a gestire l’intero pacchetto azionario nel 2005. Perché una società del Regno Unito si interessi alle attività poste in essere a Palermo è, in quel momento, un mistero: non ci sono grosse commesse, come risulta dai bilanci. Per tre anni non accade nulla. È solo nel 2008 che l’azienda torna a essere italiana. E comincia a comparire una girandola di soci. Soprattutto, dopo qualche tempo arrivano le commesse, quasi sempre dalla pubblica amministrazione. Da “anonima”, la società diventa appetibile e i suoi destini cominciano a incrociarsi con la Calabria: apre una sede a Rende e comincia a lavorare, grazie a “Insider”, con le Camere di commercio. Nel mondo dell’informatica le cose cambiano in fretta e le acquisizioni sono sempre dietro l’angolo. Così la nostra ditta cambia nome, aumenta il proprio capitale ma mantiene la stessa partita Iva. È un’operazione di maquillage: come cambiare volto mantenendo lo stesso Dna. La matassa, però, si ingrossa quando si prova a scavare nella composizione della società che controlla tutto. Spuntano società fiduciarie che rimandano a società di intermediazione, spa che si “perdono” in rivoli impossibili da seguire e – di nuovo – rimandano a fiduciarie. Un guazzabuglio in cui è difficile orientarsi. E un paradosso: la società che ha “pensato” e realizzato un sistema buono per scavare nelle partecipazioni delle ditte è costruita su un’impalcatura più che complicata (e certamente legittima). Sembra un lavoro per “Insider”.

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