Gratteri: «La ‘ndrangheta domina grazie alla cocaina»

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Il procuratore di Catanzaro e il professor Nicaso hanno presentato a Catanzaro il loro nuovo libro, “Fiumi d’oro”. L’incontro è stato moderato dal direttore del Corriere della Calabria. Il magistrato: «Le cosche calabresi da 25 anni vendono droga a mafia e camorra»

Fiumi d’oro scorrono tra il Sud America e l’Europa. È il denaro che la ‘ndrangheta ricicla, il denaro che ha fatto forte questa organizzazione criminale grazie al traffico di droga. Anzi, come ha sottolineato il professore Antonio Nicaso – che insieme al procuratore Nicola Gratteri ha scritto il libro “Fiumi d’oro. Come la ‘ndrangheta investe i soldi della cocaina nell’economia legale” –, la ‘ndrangheta non ricicla il denaro, lo fa riciclare da professionisti, broker esperti. Un mercato che la criminalità calabrese ha imparato a gestire a livello mondiale inondando le piazze delle grandi città.
«Il 75% dei sequestri di cocaina sono riconducibili alla ‘ndrangheta», ha spiegato Nicaso nel corso della presentazione del libro a Catanzaro, nell’auditorium del Seminario regionale “S. Pio X”. Un lavoro, il dodicesimo insieme per Gratteri e Nicaso, che il direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, che ha moderato l’incontro, ha definito «il più utile per chi vuole contrastare seriamente il fenomeno del traffico di cocaina e del riciclo di denaro sporco». Un libro che sottolinea come il mercato degli stupefacenti abbia fatto potente la ‘ndrangheta a livello mondiale, come l’abbia radicata in tutta Italia a livello nazionale. Sono 91 i comuni sciolti per le infiltrazioni della mafia calabrese in tutto il Paese. «Milano – ha spiegato Nicola Gratteri – è la più grande piazza per consumo di cocaina in Europa». «Da 25 anni – ha spiegato il procuratore di Catanzaro – la ‘ndrangheta vende cocaina alle grandi famiglie di Cosa Nostra e della Camorra». È un fenomeno da non sottovalutare e non limitare al reato del traffico e dello spaccio. Sono i soldi della cocaina che permettono alla criminalità di radicarsi nei gangli della politica a corrompere gli amministratori pubblici. «Oggi la ‘ndrangheta non ha bisogno di minacciare: compra – ha detto Gratteri –. La ‘ndrangheta non è la più minacciosa delle organizzazioni criminali, è la più ricca», forte di un terreno fertile e permeabile alla corruzione, in cui bastano poche migliaia di euro per ottenere favori perché «non c’è più rossore, ci si vende per 5mila euro». E c’è uno zoccolo duro in questo meccanismo perverso che porta la criminalità calabrese ad entrare nell’economia legale grazie ai soldi. «Il grande problema sono le banche – spiega il professore Nicaso –, perfettamente consapevoli di riciclare denaro sporco. Hanno solo un pensiero: il rapporto costi/benefici». Ma ne escono bene se si pensa che una banca americana, ha spiegato Nicaso, ha pagato poco più di un milione di dollari per omessa denuncia nei confronti di 1.200 operazioni sospette. Praticamente bruscolini.
E nel frattempo all’orizzonte si profila un gravissimo problema: l’eroina. Anche qui la ‘ndrangheta la fa da padrona. I primi 50 chili di eroina – racconta Gratteri – arrivarono a Roma attraverso la famiglia D’Agostino di S. Ilario. L’eroina ha il “vantaggio” di costare molto meno della cocaina. E la ‘ndrangheta sta investendo in questo settore per renderla non più iniettabile ma per fare in modo che diventi sniffabile.

‘NDRANGHETA SOTTOVALUTATA PER DECENNI Troppo tempo perso. Per decenni il potere crescente della ‘ndrangheta è stato sottovalutato. Sono anni recenti quelli in cui la lotta alla criminalità calabrese è diventata veramente operativa e oggi c’è anche, più forte, l’interesse a colmare il deficit conoscitivo sul fenomeno. Venerdì scorso si sono riuniti a Milano gli Stati generali antimafia e per prima cosa Nicola Gratteri ha ringraziato il ministro della Giustizia Andrea Orlando per avere investito nel distretto di Catanzaro. Oggi il numero dei “suoi ragazzi”, come definisce sempre i suoi sostituti, è aumentato. «Sarà mia cura – ha detto Gratteri – fare in modo che non passi mai l’entusiasmo per il lavoro che fanno». Lo aveva detto al direttore del Corriere della Sera, alla vigilia del suo insediamento nel capoluogo: «Voglio che Catanzaro diventi una portaerei». I risultati oggi devono arrivare dando risposte ai cittadini, ai loro bisogni, anche quelli apparentemente più piccoli, perché un cittadino acquisti fiducia e senta di potersi rivolgere alla magistratura. «La credibilità – ribadisce Gratteri – passa dalle nostre risposte». Oggi le richieste per parlare con il procuratore sono numerosissime. «Questo dimostra – prosegue Gratteri – che i calabresi non sono omertosi: i calabresi spesso non sanno con chi parlare».

CHE SIA VERA ANTIMAFIA Le parole finali sono quelle più sentite ma anche le più dure. Antonio Nicaso ormai fa il conto di avere vissuto più all’estero che in Italia. Un cervello in fuga per necessità. «Tutto quello che ho fatto lo devo ai sacrifici di mia madre – dice –, e alla mia caparbietà. Ho sempre voglia di rivedere la Calabria ma la lotta alla criminalità e al malaffare non possono più essere delegati solo alle forze dell’ordine e alla magistratura». È rimasto in trincea il procuratore Gratteri che oggi dice: «Ciò che chiedo a tutti è la coerenza. Chi non farà fino in fondo il proprio dovere rimarrà solo con le parole dell’antimafia».

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