«La Calabria multietnica è una scelta vincente»

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Alla presentazione del rapporto “Mediocrati” Mimmo Lucano racconta la “sua” ricetta per coniugare integrazione dei migranti e sviluppo del territorio. E i dati di Demoskopika indicano il valore delle imprese straniere per l’economia regionale

Non si trattiene e con fare più che appassionato Mimmo Lucano confessa: «Forse era meglio che non mi invitavate». Il sindaco di Riace interviene alla presentazione del tredicesimo rapporto stilato dalla Bcc Mediocrati in collaborazione con l’istituto di ricerca Demoskopika che si concentra sul ruolo degli stranieri e dei migranti nell’economia regionale. Quasi imbarazzato per l’invito, il sindaco dell’accoglienza, superati gli inghippi con un microfono birichino centra il punto: «Siamo finiti sotto inchiesta perché con 35 euro abbiamo dimostrato che si può fare molto di più dell’ordinario».
I famosi 30 euro che finanziano i migranti, indirettamente visto che come reso noto da diverse inchieste vanno a finire nelle tasche di chi vista l’opportunità si è inserito nell’ “industria dell’accoglienza”. «Le persone – continua il sindaco – vengono a Riace non tanto per i bronzi che stanno anche a Reggio tra l’altro. Vengono perché con gli alberghi diffusi, con la fattoria didattica, con l’asilo nido multietnico, abbiamo creato una Calabria diversa. Questa è la Calabria che deve arrivare alla percezione pubblica, non quella della gastronomia o del peperoncini». E se la strada dell’accoglienza è quella da battere, ci sono anche delle responsabilità da assumersi.
«Chi con i barconi viene da noi scappa da una situazione che abbiamo contribuito a creare – aggiunge Lucano – vendendo le nostre armi e contribuendo a questo nuovo olocausto». Sullo schermo scorrono grafici a torta, con percentuali diverse sull’attitudine degli imprenditori. Tante le negatività, sulla percezione e sul lavoro in nero. «A Riace siamo in 1.500. Più della metà sono richiedenti asilo. Molte persone si sono sposate hanno creato una comunità. All’asilo miultietnico solo 2 bambini sono di Riace. Adesso parte l’ambulatorio medico con medici che vengono volontariamente. È una bella risposta in una regione che in tutti questi settori affanna».

PERCENTUALI Senza la retorica del caso. I veri problemi per chi oggi deve inserirsi nel mondo del lavoro sono questi: essere giovani, essere donne, essere calabresi. I dettagli, ancora più nello specifico, saranno resi noti nello studio annuale della Banca d’Italia ma per il momento Sergio Magarelli, presidente calabrese per Banca d’Italia, si sbilancia nel dire che «non bisogna proprio parlare di crescita ma di vero salto del fosso». C’è da lasciarsi alle spalle la crisi che dal 2008 ad oggi vede la Calabria decurtata di 13 punti percentuali di Pil. «Anche nei settori in cui siamo forti come quello alimentare – dice Magrelli – con le esportazioni siamo un passo indietro. In questo settore esportiamo valori per 200 milioni mentre nelle vicine Puglia e Sicilia la quota è di 8 e 5 miliardi».
Sempre in base ai dati dello studio della Banca d’Italia in Calabria la percentuale di disoccupati è del 22% mentre il dato ancora più preoccupate è quello del 42% di persone che non studiano, non lavorano e non sono impegnate in nessuna attività di formazione.

MIGRANTI E LAVORO La quota di Pil prodotta dal lavoro degli immigrati in Calabria è del 5 %. Nello studio condotto da Demoscopika viene evidenziato il ruolo della manodopera straniera. La Calabria negli anni è diventata terra dapprima da ambire per un permesso di soggiorno ora per un permesso di lavoro e non è un caso che le imprese condotte da stranieri crescono di più di quelle locali. Nino Florio, responsabile dello studio condotto da Demoscopika. Ha poi reso noto il business che si genera dietro l’arrivo dei migranti in Calabria. 4,2 miliardi dal 2011 ad oggi.
Nel contesto del mondo della banca rappresentato da Nicola Paldino presidente della Bcc, da Alessandro Azzi presidente della federazione lombarda della Bcc e dal governo rappresentato dal prefetto Gianfranco Tomao è intervenuto anche il vescovo della diocesi Cosenza-Bisignano mos. Francesco Nolè. «Abbiamo delegato la formazione dei giovani a qualcos’altro. Questo a discapito della tecnologia che però non ha il compito di formare». Su questa asse il vescovo fonda il suo “cantiere” di un territorio che può aiutare le persone in difficoltà. «C’è un’altra Calabria che dobbiamo scuotere – continua Nolè – quella che è stanca di essere assuefatta da tutto quello che ci circonda che guarda ai fenomeni sociali in modo attento, non si commette un omicidio perché stranieri».

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