La furia di (Super)Mario: «Via Scura o mi incateno»

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Dire che i toni sono accesi non rende neppure lontanamente l’idea (e per fortuna c’è il video che vi proponiamo a confermarlo). Mario Oliverio era sempre stato duro nella valutazione del commissariamento della sanità calabrese. Era anche arrivato a dire ai suoi più stretti collaboratori che senza la possibilità di gestire la sanità «governare non ha senso». Ma venerdì pomeriggio, nell’occasione “festosa” della riapertura dell’ospedale di Praia a Mare (arrivata per via giudiziaria e non politica, giova ricordarlo), il governatore ha scaricato tutta la tensione accumulata in quasi tre anni di legislatura. E l’ha scagliata contro il governo e la politica nazionale. E pure, loro malgrado, contro i fiori sistemati sulla tavola imbandita per l’occasione, finiti ko dopo lo scontro con il presidente della giunta.
La nota istituzionale è più soft, si limita a spiegare che il presidente «è ritornato sul tema della sanità, lanciando un vero e proprio appello al presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni e quindi al Ministro della Salute Lorenzin affinché possa essere superato il commissariamento  della sanità in Calabria». Ma i toni utilizzati dal governatore sono apocalittici: l’«andrò a incatenarmi davanti a Palazzo Chigi» ripetuto tre volte tra gli applausi dei convenuti è più di un ultimatum. «Sono stato eletto non per fregiarmi di un titolo ma per servire la mia terra – ha continuato, ormai paonazzo, il governatore –. E la mia terra voglio servirla». Laddove i decibel puntati su «servirla» sono quasi andati fuori scala. «Legato davanti a Palazzo Chigi», Oliverio ha intenzione di «parlare all’Italia di questa vergogna».  «Come, tra l’altro, mostra l’esperienza dell’ospedale di Praia a Mare – ha continuato -, per vedere riconosciuto un diritto occorre aspettare anni. Siamo in una regione la cui sanità è commissariata dal 2010; piuttosto che mettere in atto una strategia volta a tagliare sprechi, a razionalizzare l’uso delle risorse, a migliorare i servizi si è pensato a fare tagli lineari, come quello che ha riguardato l’ospedale di Praia e non solo. È aumentato il numero dei calabresi che si curano fuori, oggi abbiamo superato i 300 milioni di unità, registrando il 30% di aumento; le liste di attesa sono cresciute, come i costi. La qualità delle prestazioni si è indebolita, per via dei vincoli scattati, come quello del blocco del turnover, con 4000 unità in meno rispetto al 2010. Il risultato di questa gestione è drammaticamente pagato dai calabresi».

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