Le mani di Romeo sulle istituzioni reggine

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Testimonianza del maresciallo Iero al processo Gotha. Ricostruiti i rapporti dell’ex parlamentare con i politici locali. «Condizionava grazie all’appoggio elettorale che garantiva»

Spietato con i lavoratori, collaborativo con gli imprenditori che controlla, pronto ad un viaggio ai limiti del possibile per incontrarsi con chi considera suo pari, spregiudicato nell’utilizzare chi fra i politici si prostri al suo potere. È questo il ritratto dell’avvocato Paolo Romeo che emerge dalla testimonianza del maresciallo Iero nel processo Gotha.
Interrogato dal pm Stefano Musolino, il maresciallo per ore ripercorre intercettazioni telefoniche e ambientali, descrive incontri, valorizza espressioni, mezze parole e modi di dire. Il risultato è la fotografia dinamica di un uomo di potere, in grado di interferire ed inquinare ogni contesto. Sa come fare e soprattutto sa come tessere la tela restando nell’ombra. Per questo non esita ad affrontare un viaggio a dir poco rocambolesco fra le nevi invernali per andare a Polsi ad incontrare don Pino Strangio, ma ascolta il consiglio del suo braccio destro, l’avvocato Antonio Marra, quando gli suggerisce di evitare di presenziare al funerale del padre del parroco. In occasioni pubbliche e manifestazioni affollate, meglio evitare di farsi vedere insieme. Ma il rapporto fra don Strangio e Romeo c’era ed era forte. Non a caso il sacerdote figura nel direttivo dell’Igea, misterioso istituto con propositi – emerge dalle carte dell’inchiesta – ben lontani da quelli che il nome – Istituto Studi e Ricerche Geomarine Ecoenergetiche Ambientali – prometteva. «»

QUESTIONE DI AUTORITÀ (CRIMINALE) Direttamente o indirettamente, spesso tramite Marra, Romeo interviene su tutto. E su tutto decide in nome dell’autorità – criminale, sostiene l’accusa e hanno confermato diversi giudici – che gli viene riconosciuta. Da tutti. Dalla zia disperata perché la nipote con la sua denuncia ha messo a rischio – teme – non solo il posto di lavoro, ma forse addirittura la vita, a politici di ogni schieramento, funzionari pubblici, tecnici, tutti disponibili non appena Romeo schiocca le dita. E, come un monarca, Romeo decide, dispone, organizza, programma. Unico bene da salvaguardare, i propri personali interessi.

QUANDO ‘NDRANGHETA FA RIMA CON PADRONE Quando una lavoratrice si presenta spontaneamente dai finanzieri per ammettere di aver nascosto una serie di irregolarità nel corso di un controllo alla Conad del fidato Chirico, è Romeo a decidere la strategia per rendere inoffensiva quella denuncia. Spingerla a ritrattare no – consiglia all’imprenditore – sarebbe sospetto e magari metterebbe i finanzieri sull’avviso. Meglio farla passare per matta o stressata, grazie ad una perizia medica addomesticata. Per questo può in una certa misura contare sull’apporto della famiglia, perché a lui, non a un sindacato o alle istituzioni che i parenti della ragazza si rivolgono per “risolvere la situazione”. Così come a lui si era rivolto Chirico, cui Romeo raccomanda: «Non puoi stare sotto ricatto dei lavoratori». Gli stessi a cui l’imprenditore imponeva di restituire metà o quasi dello stipendio. «Ma perché secondo te è possibile che tu qui prenda 1.500 euro?», era la risposta per chi protestava o chiedeva spiegazioni. E, in caso di controlli, ci pensava l’avvocato Marra a mettere tutto a posto. Ovviamente, informando di tutto pedissequamente Romeo.

CIRCOLO DI POTERE Lo raccontano le conversazioni registrate sulle utenze di Marra e Romeo, come le ambientali captate al circolo Posidonia. Una baracca – ha dimostrato l’indagine – divenuta un centro di potere e un crocevia di interessi, di cui Romeo era l’unico baricentro. Per anni, sul circolo è arrivata una vera e propria pioggia di finanziamenti per l’annuale Festa del mare. Un appuntamento fisso che per Romeo non è stato altro che l’ennesimo terreno fertile per trame, rapporti e riscossioni. A Romeo bastava fare qualche telefonata o qualche incontro, o anche solo mandare un messaggio, se non una “imbasciata”. E i finanziamenti arrivavano a pioggia. A spiegare perché è stata una fortunata cimice piazzata dagli investigatori, che ha registrato una serie di passaggi illuminanti. Argomento, Festa del mare. O meglio, i politici che per l’occasione si potevano tirare per la giacca. Ci sono Giuseppe Giordano, Amedeo Canale, il senatore Giovanni Bilardi.

FINANZIAMENTI A CHIAMATA C’è Eduardo Lamberti Castronuovo, all’epoca assessore alla Cultura e alla Legalità – «nominato grazie a Romeo», spiega il maresciallo –, cui l’avvocato “ordina” di dare il giusto risalto alla Festa sugli schermi di Rtv, ma soprattutto di procurare finanziamenti, perché «la Provincia vedi che deve mettere soldi qua… per fare la video sorveglianza e la cosa». Grazie al vicepresidente di Fincalabra, Nuccio Idone, e ai suoi collaboratori – spiega poi il finanziere – all’avvocato arrivano anche i finanziamenti della Regione. E in caso di intoppi, ci pensavano funzionari fedeli a Romeo e ai suoi – emerge dalla deposizione del finanziere – a spianare la via. Alla provincia invece aveva porte aperte e non solo per i finanziamenti, usati persino per elargire (apparentemente) favori ad amici e soci, come l’ex magistrato Giuseppe Tuccio, il cui libro è stato interamente finanziato da Palazzo Foti «a un costo – si legge nelle carte – clamorosamente più alto di quello stimato dallo stesso autore, con benefici per l’editore selezionato e spreco di risorse pubbliche».

LA RETE DEI POLITICI In realtà, però, non si trattava di un favore fatto da Romeo al magistrato, anche lui imputato nel processo Gotha. La pubblicazione di quel testo non era altro che un tassello di una più ampia strategia tramite cui l’avvocato puntava a mettere le mani sulla Città metropolitana e i suoi finanziamenti. Allo scopo, in provincia poteva contare su Demetrio Cara, pronto persino a presentare a proprio nome proposte e delibere in tutto e per tutto confezionate da Romeo. In Senato invece, l’avvocato poteva contare sul senatore Giovanni Bilardi. Perché? «Paolo Romeo – dice in aula il maresciallo Iero – ha condizionato le istituzioni grazie agli appoggi elettorali che poteva garantire».

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