Messaggio di Mons. Oliva per la Giornata diocesana di preghiera per la cura del creato

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Oggi facciamo nostro l’invito del Santo Padre Francesco a celebrare la giornata della salvaguardia del Creato. Lo faremo ogni anno il primo sabato del mese di novembre. Vogliamo vivere un momento forte di preghiera, di riflessione, di conversione ed assunzione di stili di vita coerenti. Lo facciamo sapendo di dover rendere grazie a Dio per il grande dono del creato. Vogliamo rinnovare l’impegno di fedeltà alla terra, disposti a custodirla e preservarla per il bene delle generazioni future. “L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti” (papa Francesco). Papa Francesco ed il Patriarca ecumenico Bartolomeo nel Messaggio congiunto per la Giornata Mondiale di preghiera per il creato ci ricordavano che La terra ci è stata affidata “come dono sublime e come eredità della quale tutti condividiamo la responsabilità finché, “alla fine”, tutte le cose in cielo e in terra saranno ricapitolate in Cristo (Ef 1,10)”. Nell’Apocalisse san Giovanni Apostolo (Ap 7,2-4.9-14) ci presenta il grido espresso a gran voce dall’Angelo: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E’ l’invito accorato a prestare attenzione e cura verso la casa comune. Come cristiani viviamo la nostra vita spirituale non disgiunta dal corpo, e neppure “dalla natura o dalle realtà di questo mondo”: viviamo con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda.

Nel tempo in cui viviamo urge rinnovare l’alleanza con la natura. Non si può continuare a commettere scempi e disastri che mortificano lo stesso Creatore. Infatti come fa osservare il Santo Padre: “Non rispettiamo più la natura come un dono condiviso; la consideriamo un possesso privato. Non ci rapportiamo più con la natura per sostenerla; spadroneggiamo piuttosto su di essa per alimentare le nostre strutture… L’ambiente umano e quello naturale si stanno deteriorando insieme, e tale deterioramento del pianeta grava sulle persone più vulnerabili”.

E’ storia recente: quest’estate – purtroppo in linea di continuità col passato – s’è registrato un incremento degli incendi, una vera e propria selvaggia aggressione nei confronti del creato. Tutto questo è un suicidio dell’umanità che rende invivibile il giardino in cui siamo chiamati a vivere. Quest’anno sono andati in fumo ettari di bosco. Restano colline incenerite ed alberi bruciati ridotti a scheletri. Gli incendi mettono a rischio il futuro dell’umanità, offendono la bontà di Dio che ha creato il mondo perché lo abitassimo, custodissimo e proteggessimo. Dobbiamo reagire: bruciare i boschi è un crimine ambientale grave, un peccato mortale che va contro la nostra umanità. E chi provoca incendi dolosamente o per negligenza fa male e rompe la comunione con se stesso, con Dio ed il creato.

Di fronte ai danni cagionati con gli incendi estivi e l’inquinamento ambientale urge una profonda conversione spirituale, “conversione ecologica che comporta il lasciare emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda” (Laudato si’, 217). Questa conversione spirituale importa una reazione coraggiosa di fronte ad ogni atto vandalico contro l’ambiente: è un dovere morale, trattandosi di salvaguardare un bene comune. Occorre recuperare e fare nostra la “cultura della cura” (LS, n. 231). Come abbiamo fatto lo scorso anno, continuiamo ad affidare alla terra delle pianticelle di olivo, come seme di speranza e di attenzione al territorio in cui viviamo, ove senza la cura per quanto ci sta attorno non possiamo vivere in pace. Desideriamo che si affermi la cultura della cura. Ritorna alla mente il grande insegnamento scout consegnatoci da Baden Powell: lasciamo il luogo in cui ci troviamo in condizioni migliori rispetto a come lo abbiamo trovato. E’ un modo nuovo di interpretare il rapporto con l’ambiente, uno stile di vita improntato sulla sobrietà, sull’armonia e sul servizio.

Sobrietà: sapere usare della terra senza abusarne, evitare l’inutile e il superfluo, considerare la terra non come preda da saccheggiare, ma come giardino da custodire con cura.
Armonia: sapersi inserire con sapienza e rispetto negli equilibri ambientali senza turbarli o stravolgerli, in modo da scoprire la bellezza del creato.

Servizio: essere rispettosi del comando del Signore di custodire il giardino, in modo da conservarlo bello e ordinato, proclamando la grandezza del Creatore.

Non dobbiamo mai dimenticare che Dio si prende cura di noi: «C’è spazio per tutti su questa nostra terra: su di essa l’intera famiglia umana deve trovare le risorse necessarie per vivere dignitosamente, con l’aiuto della natura stessa e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva». Ciò è possibile solo rafforzando «quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino» (Caritas in veritate, 50). A partire dall’attenzione e dalla responsabilità che abbiamo nei confronti di ogni creatura riusciamo a comprendere che esiste una grande reciprocità tra noi, il creato e Dio: “nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi” (Benedetto XVI).

Preghiamo per una conversione ecologica del nostro mondo, perchè riconosca alla natura il giusto ruolo di fronte alla facilità con cui l’uomo oppone la sua signoria. Nel Messaggio per la 12ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato (1° settembre 2017) è richiamato un passo della Genesi: “Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo” (Gen. 28, 16). E’ lo stupore di Giacobbe, che dopo un lungo viaggio scopre la terra di Carran come luogo della presenza del Signore. “Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo” (Gen. 28, 17). Il creato è la “casa di Dio”, l’opera delle sue mani, il luogo in cui si incontra il Signore. “Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio” (Laudato Si’, n. 84). Siamo tutti viaggiatori su questa terra che è di Dio e come tale va amata e custodita.

Il Signore ci chiederà conto su come abbiamo trattato il patrimonio naturale che ci è stato consegnato. Invochiamo il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo. Chiediamo anche l’intercessione della nostra Signora dello Scoglio e di san Francesco d’Assisi, il cui Cantico delle Creature ci sollecita a rinnovare la nostra adesione alla vocazione di custodi del creato. Eleviamo a Dio la nostra comune preghiera di lode e di ringraziamento per l’opera meravigliosa che ha affidato alla nostra cura.

 

Francesco Oliva, Vescovo

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