2 Dicembre 2020

Entro il 2017 dovrebbero essere realtà ma nella nostra regione la percentuale è uguale a zero. Tutto questo mentre all’Unical i ricercatori lavorano sulla decodificazione della diagnosi medica

 

Mancano due mesi alla fine del 2017 anno in cui il fascicolo sanitario elettronico dovrebbe essere realtà, ma le percentuali di fascicoli prodotti in Calabria è pari allo 0 per cento. Una maglia nera che portiamo con disinvoltura su di un argomento che tranne per qualche convegno o conferenza, dichiarazione del ministro di turno, ha interessato soltanto gli addetti ai lavori. Riunioni regionali preliminari sono naufragate al largo del mare delle buone intenzioni. Anche se a dire il vero da uno studio condotto meno di un anno fa dall’Osservatorio di Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano soltanto il 30 percento degli italiani ha ammesso di conoscere che cosa sia il fascicolo sanitario elettronico, solo il 5 percento di usarlo. Eppure si tratta di un protocollo da adottare per legge da almeno 5 anni. Pilastro della nuova Italia digitale, archiviato però in qualche cella remota. Il fascicolo è attivo in sette regioni, in dieci è in fase di perfezionamento in 4: Calabria, Campania, Sicilia e Trentino Alto Adige non è proprio attivo.

IN CORSIA Per capire in che modo possa essere utile questo strumento è possibile pensare alle cartelle che vengono portate sotto braccio dai familiari quando un loro caro sta male. Referti, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, documenti socio-sanitario di sintesi relativo alla situazione attuale dell’assistito e alla sua storia clinica, dossier farmaceutici. Tutto questo potrebbe essere già disponibile sul computer del medico che prenderebbe in cura il paziente, sia di pronto soccorso che di reparto. Risparmierebbe gli attimi di esitazione su domande mediche fatte in una situazione d’emergenza o verrebbe incontro ai dubbi o amnesie che nascono a colloquio con i medici. Tutto questo in Calabria non vede luce e pensare che nel decreto che lo rende attuativo si lascia alla discrezione delle regioni la possibilità di inserire anche documenti “integrativi” come le prescrizioni o le cartelle cliniche, vaccinazioni e altri documenti che racchiudono lo storico sanitario del paziente.

IN CALABRIA Una beffa doppia per i calabresi se si pensa che tra i rossi cubi dell’Università della Calabria si dà dimora all’Istituto di informatica e telematica del Cnr nazionale. Un gruppo di ricercatori si occupa proprio del fascicolo sanitario elettronico lavorando sui modelli di decodificazione della diagnosi medica, su tutti gli aspetti della privacy e sulla infrastruttura digitale. Tra pile di carta, strumenti di alta tecnologia per la digitalizzazione dei documenti e un’aula con una schiera di computer, i ricercatori lavorano con un mandato a livello nazionale, quindi non è da escludere che proprio dalla Calabria parta il fascicolo sanitario di un paziente che vive a Torino.

L’ULTIMATUM Il governo ha imposto lo scorso anno alle regioni che ancora non erano pronte di mettersi in regola entro la data di adozione della legge finanziaria. Anche a quest’ultimo appello la Regione Calabria non ha risposto presente ed è per questo motivo che è in via di definizione l’assegnazione della realizzazione dei lavori preparatori del fascicolo elettronico alla Sogei, società in house del ministero dell’Economia e delle Finanze, che realizzerà il lavoro che la Regione non è riuscita o non ha potuto fare.

 

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