ORGOGLIOSI DEL NOSTRO ALLENATORE MAFIOSO !!!!

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di Klaus Davi

La società di Calcio Reggio Mediterranea diffonde un comunicato in cui conferma la fiducia all’allenatore affiliato alla ‘Ndrangheta

‘Siamo orgogliosi che il mafioso condannato in primo grado e in appello ce lo teniamo’. Il ‘signor’ Natale Iannì ha fatto anche il beau geste di volersi dimettere ma il nostro direttivo ha respinto le sue dimissioni.
Il delirante comunicato di questa società ieri è stato distribuito nelle redazioni con annessi messaggini intimidatori del loro presidente (hanno imparato lo stile di ‘vita’ della cosca Borghetto e compagnia bella evidentemente…. ) in cui un tale Leo ‘ vendeva’ niente meno che interviste al sostituto procuratore dello Repubblica Stefano Musolino. Non solo, in questi messaggini questo sodale del Iannì Natale si autonominava portavoce del Magistrato in un crescendo imbarazzante di autoesaltazione della propria funzione di neo spin doctor della legalità.
Premesso che Stefano Musolino è uno dei migliori magistrati sulla piazza e le sue formidabili inchieste parlano per lui (non ha avuto problemi a schiaffare in guardina l’allenatore della ‘Ndrangheta, per capirci ), ci permettiamo di dissentire totalmente dalle sue tesi in merito al caso del mafioso-ndranghentista Iannì Natale espresso nel comunicato divulgato dalla società Regio Mediterranea per suo conto.
La società Mediterranea, o come si chiama , che – ripetiamo usa metodi intimidatori con i giornalisti – si fa forte di una sentenza della Corte di Appello secondo la quale il mafioso-ndranghentista-estortore Iannì avrebbe titolo ad essere ‘reintegrato nella società’. Secondo questi sodali sportivi della Reggio Mediterranea sarebbe quindi lo Stato che vuole il reintegro del Iannì come allenatore.
Una tesi molto pericolosa che potrebbe provocare un cortocircuito non da poco e che non è stata a nostro avviso adeguatamente ponderata. Il Coni nel suo statuto pubblicato in tutte le sedi e corroborato da numerose iniziative con il Miur e con altre istituzioni anti mafia -come Libera per esempio- , codifica in modo indelebile ed giuridicamente inequivocabile che lo sport “ha come tale una valenza pedagogica ed educativa oltre che una funzione sociale di inclusione.”
Ora, pur con tutta la stima per Musolino, un fine giurista e sempre in prima linea contro la mafia, mi si deve spiegare come la funzione educativa prevista dal Coni possa essere esercitata da un mafioso costantemente e sistematicamente a contatto con minori e giovani che non ha mai dico mai preso minimamente le distanze dalla ‘Ndrangheta?
Alla domanda dei ragazzi della Reggio Mediterranea “mister cosa pensa della Ndrangheta?” una questione che in un contesto simile per l’ appunto pedagogico cosa risponderà l’omertoso mafioso Iannì? E vogliamo parlare della funzione “sociale e inclusiva del calcio” ? Mi si deve spiegare quali sono i caratteri inclusivi di una associazione mafiosa? Non solo la funzione sociale dello sport, sempre secondo il Coni, ha un “valore ancora più importante nei contesti sociali critici”. E’ difficile immaginare che ci sia un contesto socialmente più critico della ultima regione di Italia per reddito pro capite e per occupazione giovanile.
La mafia è strutturalmente antitetica all’inclusività sociale (prevista dal Coni per statuto, ripetiamo n ) perché si fonda – lei si – sulla discriminazione, la violenza, l’ignoranza, l’omofobia. La mafia si approfitta della vulnerabilità dei territorio e la funzione preventiva dello sport sta proprio nell’oreintare i ragazzi verso la legalità, non già nel prospettare loro modelli mafiosi o para-ndranghentisti come fa la società Reggio Mediterranea.
No. Il mafioso Iannì può fare il panettiere, il carpentiere, il barista, l’idraulico ma NON può in nessun modo fare l’allenatore di calcio in quanto il suo essere ‘orgogliosamente mafioso’ sancito da una ostinata omertà atteggiamento tipico di chi vuol accrescere la propria reputazione criminale è totalmente incompatibile con la greca Paideia. Il canale attraverso cui passa la cultura, la formazione, l’educazione. La ‘Paideia’ si fonda sul MODELLO e del modello Iannì facciamo tutti volentieri a meno. Il suo reintegro non può essere fatto sulla pelle dei ragazzi e soprattutto non può avvenire con la benedizione dello Stato.
Detto questo, per quanto mi riguarda, la battaglia continua e sarà dialetticamente feroce. Se le isituzioni intenderanno ‘soprassedere’ sulla vicenda, se ne assumeranno la responsabilità di fronte ai cittadini. Io a quel brutto ceffo non gliela do vinta e quindi con il sottoscritto lui e i suoi compari faranno i conti molto presto.
Auguri maestro Iannì ha trovato un osso durissimo sulla sua strada e le garantisco che io non mollo.

La società di Calcio Reggio Mediterranea diffonde un comunicato in cui conferma la fiducia all’allenatore affiliato alla ‘Ndrangheta

‘Siamo orgogliosi che il mafioso condannato in primo grado e in appello ce lo teniamo’. Il ‘signor’ Natale Iannì ha fatto anche il beau geste di volersi dimettere ma il nostro direttivo ha respinto le sue dimissioni.
Il delirante comunicato di questa società ieri è stato distribuito nelle redazioni con annessi messaggini intimidatori del loro presidente (hanno imparato lo stile di ‘vita’ della cosca Borghetto e compagnia a cui appartiene il loro mister secondo ben due sentenze ) in cui un tale Leo ‘ vendeva’ niente meno che interviste al sostituto procuratore della Repubblica Stefano Musolino. Non solo, in questi messaggini, questo sodale dello Iannì Natale si autonominava portavoce del Magistrato in un crescendo imbarazzante di autoesaltazione della propria funzione di neo spin doctor della legalità.
Premesso che Stefano Musolino è uno dei migliori magistrati sulla piazza e le sue formidabili inchieste parlano per lui (non ha avuto problemi ad accusare e schiaffare in guardina l’allenatore della ‘Ndrangheta, per capirci ), ci permettiamo di dissentire totalmente dalle sue tesi in merito al caso del mafioso-ndranghentista Iannì Natale espresso nel comunicato divulgato dalla società Regio Mediterranea per suo conto.
La società Mediterranea, o come si chiama , che – ripetiamo usa metodi intimidatori con i giornalisti – si fa forte di una sentenza della Corte di Appello secondo la quale il mafioso-ndranghentista-estortore Iannì avrebbe titolo ad essere ‘reintegrato nella società’. Secondo questi suoi sodali sportivi della Reggio Mediterranea sarebbe quindi lo Stato che vuole il reintegro del Iannì come allenatore.
Una tesi molto pericolosa che potrebbe provocare un cortocircuito non da poco e che non è stata a nostro avviso adeguatamente ponderata da chi di dovere. Il Coni nel suo statuto pubblicato in tutte le sedi e corroborato da numerose iniziative con il Miur e con altre istituzioni anti mafia -come Libera per esempio- , codifica in modo indelebile ed giuridicamente inequivocabile che lo sport “ha come tale una valenza intrinseca e sociale di natura pedagogica ed educativa oltre che una funzione di inclusione.”
Ora, pur con tutta la stima per Musolino, un fine giurista e sempre in prima linea contro la mafia, mi si deve spiegare come la funzione educativa prevista dal Coni possa essere esercitata da un mafioso costantemente e sistematicamente a contatto con minori e giovani che non ha mai dico mai preso minimamente le distanze dalla ‘Ndrangheta? La funzione sociale sta anche nell’autorevolezza del punto di riferimento, nel suo essere punto di riferimento etico.
Alla domanda dei ragazzi della Reggio Mediterranea “mister cosa pensa della Ndrangheta?” una questione che in un contesto simile come la Calabria può materializzarsi ogni giorno cosa risponderà l’omertoso mafioso Iannì? E vogliamo parlare della funzione “sociale e inclusiva del calcio” ? Mi si deve spiegare quali sono i caratteri inclusivi di una associazione mafiosa finalizzata a compiere atti criminali ? Non solo : la funzione sociale dello sport, sempre secondo lo statuto del Coni, ha un “valore ancora più importante nei contesti sociali critici”. E’ difficile immaginare che ci sia un contesto socialmente più critico della ultima regione di Italia per reddito pro capite e per occupazione giovanile!
La mafia è strutturalmente antitetica all’inclusività sociale (prevista dal Coni per statuto, ripetiamo ) perché si fonda – lei si e non noi come adombra qualcuno – sulla discriminazione, la violenza, l’ignoranza, l’omofobia, lo stupro antropologico. La mafia si approfitta della vulnerabilità dei territorio e la funzione preventiva dello sport sta proprio nell’orientare i ragazzi verso la legalità, non già nel prospettare loro modelli sociali mafiosi o para-n’dranghentisti come fa la società Reggio Mediterranea.
No. Il mafioso Iannì, per conto mio, può fare il panettiere, il carpentiere, il barista, l’idraulico, l’elettricista ma NON può in nessun modo fare l’allenatore di calcio in quanto il suo essere ‘orgogliosamente mafioso’ sancito da una ostinata omertà e’ atteggiamento tipico di chi vuol accrescere la propria reputazione criminale, ed è totalmente incompatibile con la Paideia. Il canale attraverso cui passa la cultura, la formazione, l’educazione. La ‘Paideia’ si fonda sul MODELLO e del modello Iannì facciamo tutti volentieri a meno. Il suo reintegro non può essere fatto sulla pelle dei ragazzi e soprattutto non può avvenire con la benedizione dello Stato.
Detto questo, per quanto mi riguarda, la battaglia continua e sarà dialetticamente feroce. Se le isituzioni intenderanno ‘soprassedere’ sulla vicenda, se ne assumeranno la responsabilità di fronte ai cittadini. Io a quel brutto ceffo non gliela do vinta e quindi con il sottoscritto, lui e i suoi compari , faranno i conti molto presto.
Auguri maestro Iannì ha trovato un osso durissimo sulla sua strada e le garantisco che per lei non sarà una passeggiata come lei e i suoi squallidi compari credete.

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