«Rischioso partorire a Vibo»: la clamorosa denuncia alla Procura dei medici dello Jazzolino

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I camici bianchi di Ostetricia e Ginecologia si rivolgono anche a Comune e Prefettura “declinando ogni responsabilità” a causa delle condizioni proibitive in cui sono costretti a lavorare

Una “denuncia cautelativa per declino responsabilità”. Questa l’ultima forma di tutela da parte dei dirigenti medici dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del presidio ospedaliero di Vibo Valentia. I sanitari, nell’indirizzare la nota alla Procura, alla Prefettura, al Comune e ai massimi dirigenti Asp, evidenziano realtà  allarmanti per lo “Jazzolino” ovvero il mancato adeguamento “agli standard organizzativi, strutturali, tecnologici e di personale di un centro di I livello”.

 

Una situazione messa nero su bianco dai firmatari che hanno inteso declinare «ogni responsabilità civile, penale e amministrativa, sia per la carenza organizzativa, strutturale, tecnologica e di personale, nonché per la non ottemperanza delle norme vigenti sull’orario di lavoro e sui riposi, dovesse derivare qualsiasi danno alle pazienti o ai nascituri».

 

Carenze nella turnazione dei sanitari

In prima battuta, precisate le problematiche inerenti la carenza di personale e le difficoltà nelle turnazioni. «I dirigenti medici attualmente in forza presso la suddetta Unità Operativa – scrivono – sono dieci oltre il responsabile pro-tempore. Di questi uno risulta in congedo per malattia dalla fine di dicembre 2016 e in attesa del collocamento a riposo per pensione dal prossimo gennaio. Due sono titolari dei giorni di permesso mensile ai sensi dell’art.33 comma 3 della legge 104/92 e per tale motivo sono anche esentati dalla reperibilità e dai turni notturni; un’altra esonerata dal medico competente per motivi di salute dalle reperibilità e dai turni notturni». In sintesi «attualmente soltanto sei dirigenti medici effettuano la turnistica attiva 24/24 h con relative reperibilità notturne (doppia reperibilità notturna), ed uno di questi dirigenti medici è soltanto provvisoriamente spostato dal servizio Suem 118».

 

Allo “Jazzolino” un  Pronto soccorso ostetrico

Il nosocomio cittadino, con meno di mille nascite all’anno, è da considerarsi un punto nascita di I livello. «Ogni punto nascita – continua la nota – ha le caratteristiche e le esigenze di un “Pronto soccorso ostetrico”, da cui derivano le necessità di un servizio assistenziale che garantisca la presenza 24 ore su 24, non solo di medici ostetrici-ginecologi, ma anche di pediatri-neonatologi, ostetriche, personale infermieristico, nonché di anestesisti». Inevitabilmente, tra le diverse specialità medico-chirurgiche, l’ostetricia-ginecologia. La sala parto «è quella a più alto rischio di urgenze-emergenze, e se l’assistenza non viene garantita con tutti i criteri di qualità ed efficienza, rispettando gli standard strutturali e organizzativi che ogni punto nascita richiede, la gestante o il nascituro possono facilmente incorrere a rischi molto seri se non letali».

Condizioni minime per poter garantire «un’adeguata qualità assistenziale in un centro di I livello deve prevedere 12 unità di personale medico ostetrico-ginecologico, oltre il primario». Al punto nascita – inoltre – è sempre connesso «il reparto degenza, con gli ambulatori divisionali, e le urgenze-emergenze spesso sono contemporanee, a volte nella loro drammaticità, con necessità di intervenire al più presto». Il congedo ordinario dei dirigenti medici nel corso dell’anno, l’eventuale malattia, l’obbligatorietà dei corsi di aggiornamento Ecm, i giorni di permesso mensile per la legge 104/92, «portano ad una grave carenza del personale medico attivo in sala parto, in sala operatoria, in reparto, e nei vari ambulatori specialistici, con inevitabile ripercussione negativa sull’assistenza a vari livelli».

 

Rischio vuoti di assistenza

«Per il continuo depauperamento di personale medico (in quattro anni 4 dirigenti medici sono stati collocati a riposo per pensione, ed altri due previsti entro il 2018), per non creare vuoti di assistenza, i dirigenti medici dell’Uo sono costretti ad effettuare un numero di reperibilità di molto superiore al numero previsto dal vigente Ccnl e non possono ottemperare alle direttive europee sull’orario di lavoro e riposi». I risvolti sono chiari poiché «l’impossibilità a svolgere il servizio lavorativo secondo le norme preposte, comporta inevitabilmente notevole stress psicofisico per gli operatori sanitari a discapito di una attenta e corretta assistenza alle pazienti, quando per la peculiarità delle patologie, il più delle volte  a carattere di urgenza ed emergenza, si deve agire con lucidità e concentrazione».

Il rinnovato appello

Lo scorso gennaio, i medici avevano «inviato all’Asp richiesta di adeguamento della Sala parto secondo gli standard tecnologici ed organizzativi, senza alcuna risposta». A distanza di  dieci mesi, la denuncia cautelativa consegnata anche ai legali dei professionisti.

 

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