Sanità, Oliverio incontrerà Lorenzin (e non si incatena)

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Il governatore alla Conferenza dei sindaci: «Ho avuto anche troppa pazienza. Non devo negoziare nulla, chiederò di interrompere immediatamente il commissariamento». Assente Occhiuto, fugace apparizione di Abramo. Aieta: «Dal governo attendiamo soluzione di rottura con passato»

Con buona pace del ferramenta di fiducia della Regione Calabria, catene e lucchetti, almeno per ora, non serviranno al governatore Mario Oliverio per mettere in atto la sua protesta eclatante contro il commissariamento in sanità.
Il governatore ha infatti deciso di non ricorrere, almeno per ora, all’annunciato incatenamento sotto gli uffici del ministero della Salute per ripiegare su un più istituzionale incontro con il ministro Beatrice Lorenzin, in programma per il prossimo 5 dicembre a Roma: «Andrò a questo incontro e chiederò che ci sia un atto interruttivo immediato. Non devo negoziare nulla, la Calabria deve essere messa alla pari delle altre regioni e avere un sistema sanitario tale da garantire ai cittadini le cure nella propria terra. Sarà una sfida da far tremare le vene ai polsi», ha tuonato Oliverio ai microfoni dei giornalisti prima di dare il via all’assemblea da lui convocata con i sindaci calabresi proprio per discutere della sanità nella nostra regione.
In una sala Verde gremita, i sindaci, a dire il vero, non erano la maggioranza dei presenti. Meno di un centinaio quelli che hanno preso parte all’incontro, sugli oltre 400 di tutta la Calabria, tra gli assenti anche Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza. Fugace apparizione, invece, per Sergio Abramo, primo cittadino di Catanzaro.
«La mia iniziativa – ha detto Oliverio – è stata voluta proprio per dare voce ad un disagio diffuso in tutti i Comuni calabresi e la partecipazione odierna ne è la testimonianza. Chiedo che i cittadini calabresi abbiano lo stesso trattamento sanitario che hanno i cittadini della Lombardia, del Veneto, del Lazio: tutto qui. Non faccio battaglie di potere, ma non è tollerabile che la nostra regione paghi 300 milioni di euro alle altre Regioni perché i nostri cittadini sono costretti a curarsi altrove. Ho avuto molta pazienza, sono due anni e mezzo che dico queste cose e non sono stato ascoltato: non capisco il perché».
Per Oliverio, il punto non sono gli atti in sé, ma tutto il sistema da riformare: «Non a caso – ha detto – io ho chiesto di rinegoziare il Piano di rientro: qui si tratta di mettere i medici nelle migliori condizioni per operare, si tratta di fornire loro strumentazioni, si tratta di colmare le lacune di personale nelle strutture sanitarie, si tratta di offrire e garantire servizi efficaci. Io ho la responsabilità di rappresentare i calabresi e so che la sanità è una responsabilità grave, ma bisogna servire questa terra secondo il mandato che mi è stato conferito».
Così, l’incontro di martedì a Roma sarà uno spartiacque. Se il ministero non aprirà a Oliverio commissario, infatti, il governatore annuncia: «Tornerò all’assemblea dei sindaci e illustrerò loro la mia volontà di mettere in atto azioni forti perché tutta Italia e tutto il mondo sappiano che questa regione non si piega a questa situazione».
A sostegno delle posizioni di Oliverio, circa 50 sindaci hanno poi sottoscritto un documento, presentato all’assemblea dal presidente dell’Anci Calabria e sindaco di Pizzo Gianluca Callipo nel quale si chiede «di mettere fine con urgenza al commissariamento e la possibilità di rinegoziare il Piano di rientro».

IETA: SINDACI SONO ISTITUZIONE PORTANTE, ORA SOLUZIONE DA GOVERNO «La Conferenza dei sindaci della Calabria convocata dal presidente della Giunta regionale Mario Oliverio, ha confermato che le “fasce tricolori” sono la vera ossatura dell’ordinamento democratico per il contributo che hanno saputo offrire a difesa del diritto alla salute dei nostri concittadini». È quanto afferma in una dichiarazione il presidente della seconda commissione consiliare Bilancio, Giuseppe Aieta. «È stata una giornata di grande democrazia partecipata – ha aggiunto Aieta – ed è stato importante ascoltare dalla viva voce dei primi cittadini calabresi la totale adesione alla battaglia messa in campo dal governatore della nostra Regione. Oggi il presidente Oliverio ha posto le condizioni con la sua iniziativa di saldare un vasto fronte istituzionale come unico e vero baluardo per aprire una vertenza con il governo che non è più rinviabile. Il commissario Scura è stato capace di mettere insieme tutti i sindaci calabresi e la più importante istituzione. Adesso ci attendiamo dal governo soluzioni di rottura con un passato che nella gestione della sanità vogliamo al più presto dimenticare».

MAGORNO: NON SONO AMMESSI PIÙ RITARDI, INCONTRO STRATEGICO CON MINISTRO «L’incontro sulla Calabria che si terrà la prossima settimana al ministero della Salute assume un’importanza strategica alla luce della giornata odierna, che ha visto protagonisti della discussione sul futuro della sanità calabrese i sindaci del territorio». Lo ha detto il segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno. «Ribadiamo, quindi – ha spiegato Magorno -, la nostra piena adesione alle richieste del presidente Oliverio, oggi sposate dagli amministratori calabresi e dall’Anci regionali, ovvero l’immediato superamento dell’attuale commissariamento, la rinegoziazione del Piano di rientro e il ritorno – così come accade in altre regioni e come accaduto in passato – della completa responsabilità di un settore cruciale a chi è stato democraticamente eletto dai cittadini. Non sono ammesse ulteriori dilazioni o tentennamenti, la misura è ormai colma e ce lo dicono gli indicatori del tavolo interministeriale, che soltanto qualche giorno fa ha certificato il fallimento dell’azione commissariale e i contestuali rischi a cui va incontro la Calabria se non ci sarà un urgente cambio di rotta e di strategia da parte del ministero alla Salute». «Siamo di fronte a una richiesta corale, che accomuna le istituzioni regionali a quelle territoriali – conclude il segretario pd -: i temporeggiamenti e le manovre politiche non sono più ammesse, perché si consumano sulla pelle dei calabresi e in nome di un diritto costituzionale che finora nella nostra terra non trova una piena realizzazione».

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