Una scuola che chiude è una sconfitta

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“Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell’altra, empivano la stanza d’entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d’entrare in un teatro. Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno, con le porte delle sette classi, dove passai per tre anni quasi tutti i giorni”. A parlare, il primo giorno di scuola, è Enrico, il protagonista del libro “Cuore”. L’ultimo giorno, invece,”ci trovammo tutti per l’ultima volta alla scuola a sentire i risultati degli esami e a pigliare i libretti di promozione..……..E allora addio! –disse mio padre, con la voce commossa, dando un ultimo sguardo alla scuola. E mia madre ripeté: addio!”.  Chi di noi non si è mai commosso leggendo le pagine del capolavoro di Edmondo De Amicis? “Cuore” mi è tornato in mente oggi, all’uscita della scuola. Ho visto degli alunni di scuola primaria ed i loro genitori dire “addio!”, con un groppo in gola, al mitico plesso scolastico “Possessione”, ubicato in località Circhetto di Marina di Gioiosa Ionica. Un addio forzato, con il lucchetto posto al cancello che non sarà più riaperto. Il plesso Possessione è stato chiuso, per sempre.  Anche io mi sento molto triste, in quanto in questo plesso di campagna ho trascorso i tre anni dell’asilo ed i cinque della scuola elementare (oggi si chiamano, pomposamente, scuola dell’infanzia e scuola primaria, ma io continuo ad essere affettivamente e romanticamente legato ai vecchi termini). Gli anni più belli della mia vita, come ritengo sia per la maggior parte delle persone adulte. Quanti aneddoti, quanti ricordi, quanti episodi da poter raccontare ai miei figli! A partire dal mitico maestro, il compianto Franco Rossi, che ha contribuito in modo significativo a formare il mio carattere e la mia personalità, oltre ad insegnarmi a leggere e far di conto. In anni in cui non vi erano ancora i progetti “Pon”, non vi era il “Pof”, né il tempo prolungato e quant’altro appartiene all’odierna offerta formativa della scuola italiana. Ritengo che lo abbia fatto molto bene, sia lui che tutti gli altri maestri e maestre che si sono avvicendati negli anni (Teresa Salomone, Maria Scarfò e tanti altri), se è vero come è vero che, in giro per l’Italia ed il Mondo, vi sono fior di professionisti, educatori, intellettuali, sportivi ecc che eccellono nei settori di cui si occupano e che, da ragazzi, hanno frequentato questa scuola. Anche con la pluriclasse, posto che negli ultimi anni vi è stata un’emorragia di iscrizioni verso le “scuole del centro”.  Ho ritrovato la scuola Possessione così come l’ho lasciata, quarant’anni addietro: da un punto di vista strutturale (salvo leggere modifiche migliorative, tipo le rampe che abbattono le barriere architettoniche, il bombolone per il gas del riscaldamento, il rifacimento dei servizi igienici) e  financo con gli stessi arredi. Nelle settimane scorse erano stati trasferiti i bambini dell’asilo, successivamente gli alunni in pluriclasse dalla prima alla quarta, oggi è stato l’ultimo giorno anche per gli alunni della quinta. Quanta mestizia, quanta tristezza! Mi sarei quantomeno aspettato, nel momento in cui una scuola chiude dopo oltre cinquant’anni  dalla sua creazione, una grande festa di commiato con la presenza dell’Amministrazione comunale, delle componenti scolastiche, degli ex docenti ed ex alunni. Invece no, ciò accade nel silenzio e nell’indifferenza generale. Per la verità occorre dare atto al Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Antonio Marziale, di aver posto in modo energico agli organi competenti una “segnalazione di pregiudizio a danno di minori”, il quale invita ad adottare, “per quanto di competenza, ogni atto o provvedimento diretto a rendere effettivo il diritto dei minori alla continuità didattica ed educativa, tutelandone il benessere psico-fisico in accoglimento della richiesta dei genitori affinché venga riaperto il plesso ospitante la scuola elementare di Possessione”.  Evidentemente l’invito di Marziale non ha avuto alcun esito, posto che si è continuato imperterriti a trasferire gli alunni.  Come motivazioni per la chiusura del plesso ho sentito parlare di deficit educativo-didattico determinato dalla pluriclasse, ma anche di problematiche legate alla sicurezza statica dell’edificio. Carte ufficiali non ne ho viste, per cui non mi pronuncio, essendo abituato a ragionare su documenti ufficiali.

Ho la certezza, però, che questa brutta vicenda rappresenta una sconfitta. Per tutti.  Per le famiglie del territorio circostante che sono state “attratte” nel corso degli anni dalle sirene dell’efficienza del plesso centrale, compiendo quindi la scelta di non iscrivere più a Possessione i propri figli (concetto opinabile, in quanto vi sono fior di esperti che ritengono superiore l’offerta didattica-educativa di plessi più piccoli, più a misura di bambino). Per le Amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi decenni, le quali hanno colpevolmente lasciato al suo destino questo edificio da un punto di vista della manutenzione, contribuendo in questo modo a far “disamorare” le famiglie. Per la comunità scolastica, perché le scuole si aprono e non si chiudono. Ma tant’è, il danno ormai è stato compiuto.

L’auspicio, nella tristezza complessiva, è che l’edificio scolastico diventi a questo punto un luogo di aggregazione sociale a disposizione della comunità e fruibile quindi dagli stessi bambini, dagli anziani, dalle famiglie.

11 novembre 2017

Maurizio Zavaglia

Ex alunno della scuola “plesso Possessione”

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