I sindacati aprono l’autunno caldo della giunta Oliverio

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Manifestazione di Cgil e Uil alla Cittadella. Secondo gli organizzatori sono scese in piazza circa 5mila persone. Sposato: «Pronti allo sciopero generale. Hanno lavorato per dividerci». Biondo: «Finora solo fumo dalla Regione»

Lavoro, lavoro e ancora lavoro: il tema caldo per i sindacati calabresi non può che essere questo. E l’approccio del governatore Mario Oliverio e della sua Giunta alla gestione di tale grande problema. In cinquemila, secondo gli organizzatori, hanno così risposto all’appello di Cgil e Uil e si sono ritrovati nella piazza antistante la Cittadella regionale per manifestare il proprio dissenso alle politiche regionali in tema di occupazione. E per chiedere alla Regione e al governatore Oliverio una decisa accelerazione nella spesa dei fondi comunitari e atti concreti anche in tema di istruzione e di ricerca, ambiente, politiche sociali, sanità, forestazione, l’agricoltura e riforme istituzionali: nella piattaforma sindacale non manca poi un forte appello al governo nazionale per un potenziamento degli investimenti nelle infrastrutture, in primo luogo nel porto di Gioia Tauro.

Dal palco, in un alternarsi di interventi, il leit-motiv è sempre quello: c’è bisogno di «un cambio di passo» nell’azione della Regione. Cambio di passo che, a giudicare dalle parole di Angelo Sposato, segretario generale della Cgil calabrese, non c’è stato: «Da mesi chiediamo un piano straordinario per il lavoro, di dare risposte ai giovani che vanno via dalla Calabria, di dare risposta al precariato, ai tirocinanti che non vedono lo stipendio da tempo, ai precari istituzionalizzati come gli Lsu e gli Lpu. Le risposte che sono arrivate sono state inefficaci, il governo regionale non ha capito che il problema principale è il lavoro».
Ma l’affondo di Sposato si concentra anche sull’assenza in piazza della Cisl: «Invece che lavorare a politiche per l’occupazione, in questi giorni il governo regionale ha lavorato per dividere i sindacati: è una cosa irresponsabile da parte della Giunta. La Regione più povera d’Europa non può dividersi sul lavoro, ma deve fare una grande alleanza su questo tema. Il governatore non l’ha fatto e deve assumersi tutte le responsabilità: oggi siamo in cinquemila, ma se non arriveranno a breve delle risposte concrete sarà sciopero generale».
In sintonia anche l’intervento di Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria: «Quello di oggi è un primo segnale di piazza, i primi 5000 calabresi alla Cittadella. È un segnale di sfiducia verso questa Regione che per tanti calabresi non ha prodotto risultati, ma è anche un segnale di speranza per la Calabria che non si rassegna e combatte. Siamo qui per dire che bisogna cambiare le cose e farlo in fretta. Qualcuno pensava che non ci fosse la disperazione in Calabria, che tutto andasse per il meglio: questa piazza dice invece che c’è una Calabria che soffre. In questi mesi abbiamo lavorato con le nostre idee, con le nostre proposte in tutti i settori: le risposte non sono arrivate. Allora, dopo aver lavorato responsabilmente sui tavoli regionali, oggi siamo qui per dire al governo regionale “o cambi passo o cambi posto”. Continueremo, laddove non dovessero arrivare risposte e rotture con il passato, con iniziative più robuste. Ad un atteggiamento debole della Regione risponderemo con iniziativa ancora più forti».
Sindacati sul piede di guerra, dunque, con un qualche settimana di ritardo rispetto al calendario, si è aperto ufficialmente l’autunno caldo per la Regione Calabria.

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