Ardore (Rc): Sorbara in campo, la politica come il calcio.

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L’elettore non si sente più rappresentato dalla classe di governo. E’ sicura testimonianza di ciò la candidatura di Gianfranco Sorbara,  fortemente voluta dal mondo laico e dell’associazionismo,  che ha ottenuto, così come è emerso dal sondaggio online organizzato  dal Corriere della Calabria, un risultato netto.

Sorbara ha partecipato solamente  a due delle cinque tornate del sondaggio, raccogliendo 1929 voti, che gli hanno consentito di posizionarsi al settimo posto, staccando di diverse lunghezza volti noti della politica.

La società è stanca delle solite facce che non hanno sensibilità, né sociale né politica: il loro fine  è la poltrona anzichè un progetto per la collettività.

Queste persone, in verità, un progetto lo hanno: accrescere il numero dei disoccupati che siedono in Parlamento, senza arte e senza mestiere, ma con un chiodo fisso, il loro posto di lavoro.

Il nostro giornale è fortemente impegnato in una campagna di sensibilizzazione volte a sostenere un rinnovo della classe politica ed amministrativa, la quale prima di tutto deve avere i requisiti morali, sociali e culturali oltre che professionali affinchè possa esprimere la volontà della gente comune e non quella dei partiti.

Il consenso riscosso da Sorbara, impegnato da sempre nel sociale senza altro fine se non quello di aiutare disinteressatamente quanti sono in difficoltà, è la riprova di come un  piccolo imprenditore, consapevole delle difficoltà che vivono le imprese in questo Paese, abbia il polso del perchè le persone non si recano alle urne.

I  partiti, infatti, dovrebbero candidare uomini e donne con i piedi per terra ma  con rare qualità,  frutto di una grande esperienza culturale, politica, sociale e professionale. Del resto le grandi squadre di calcio quando vogliono riportare i loro tifosi allo stadio, seguono una politica aziendale semplicissima: ingaggiano giocatori bravi  in grado di farle vincere.  Lo stadio si riempie ed il traguardo viene raggiunto .

La ricetta, quindi, è semplice, fuori i mediocri ed in campo i  bravi.  Nel calcio come nella politica.

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