CONSIGLIO REGIONALE; IRTO: RISPARMI PER 3,5 MILIONI

Presidente assemblea illustra misure contenimento costi

Il consiglio regionale calabrese è al «secondo posto per numero di leggi approvate nel 2016, 47, e al quinto nel 2015, con 40». È questa la premessa che permette al presidente Nicola Irto di presentate “a cose fatte” la rivoluzione già operativa nella massima assemblea regionale. Al pregiudizio demagogico contro il palazzo dei privilegi, contro la roccaforte della Casta, Irto contrappone la forza dei numeri, in qualche modo stupefacenti al confronto con altre stagioni del regionalismo. Le misure che più colpiscono riguardano i tagli degli incentivi per le strutture dei politici, meno 400mila euro (383mila, per la precisione), e lo stop alle consulenze esterne (sia per forniture beni che per servizi), per un risparmio monstre di quasi 3,5 milioni nel solo 2016 (dato già certificato dai revisori dei conti). Per Irto questi interventi sono la prova che la «politica riesce a riformare se stessa», sono piccoli passi nel segno della riduzione dei privilegi e verso «l’avvicinamento ai cittadini» nel tentativo di «riacquistare credibilità». Come? Con la razionalizzazione della spesa, la ridefinizione degli assetti burocratici, la trasparenza e l’informatizzazione dei processi interni.
Il presidente di Palazzo Campanella mostra le slide ed elenca gli altri risparmi: i 4 milioni per l’adesione al “Salvaroma” per l’annualità 2015-16, la cessazione dei comandi dei dipendenti e la rimodulazione della contrattazione decentrata integrativa, per economie che sfiorano i due milioni (1,8). C’è poi la soppressione di 6 postazioni dirigenziali, che passano da 22 a 16, per un risparmio di 260mila euro all’anno. «Questa modifica non solo porterà risparmi futuri, ma renderà più efficace l’intera attività del Consiglio. Siamo tra i primi ad aver migliorato la struttura e ci siamo messi in linea rispetto a eventuali nuovi modifiche imposte dal legislatore».
Senza contare i tentativi di imprimere un cambiamento in chiave etica dei “portaborse”, da pochi mesi obbligati anche loro – come tutti i dipendenti della pubblica amministrazione – a timbrare le presenze




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