Consulenze d’oro all’Asp, due anni a Scarpelli

Condannato l’ex dg dell’Azienda sanitaria di Cosenza. Un anno e quattro mesi a Nicola Gaetano. Assolti gli ex manager Petramala e Cedolia

Arriva al capolinea il processo sulle “consulenze d’oro” all’Asp di Cosenza. Sono stati condannati l’ex direttore generale Gianfranco Scarpelli, a 2 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per un anno, l’avvocato Nicola Gaetano (beneficiario di molte delle consulenze finite nel mirino della Procura di Cosenza) a 1 anno e 4 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali, e Dario Gaetano (fratello di Nicola) a 10 mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Sentenza di assoluzione per l’ex manager Franco Petramala (difeso dagli avvocati Pugliese e Lirangi), per Franco Maria De Rose, per Francesco Giovanni Lauricella e Maria Rita Iannini e Flavio Cedolia (difeso dall’avvocato Gianluca Garritano). Il collegio difensivo composto dai giudici Giusi Ianni, Uraina Granata e Palmina Formoso si è pronunciato dopo le lunghe difese degli avvocati degli ex manager e dirigenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza finiti sotto inchiesta per gli incarichi conferiti ai legali dell’azienda ai quali venivano corrisposti degli stipendi spropositati rispetto alla quantità e al tipo di lavoro che veniva svolto per l’azienda.
Nel corso della propria requisitoria il pubblico ministero Domenico Assumma aveva chiesto la condanna a 4 anni di carcere per l’ex dg Scarpelli e 2 anni per l’altro direttore Franco Maria De Rose. Aveva invocato una condanna anche per l’ex direttore amministrativo Flavio Cedolia (oggi assolto) mentre erano 2 gli anni chiesti per gli avvocati Nicola Gaetano e Giovanni Lauricella, 2 mesi per Dario Gaetano e un anno per Maria Rita Iannini. La pubblica accusa nel corso della requisitoria aveva evidenziato come quello delle “consulenze d’oro” all’Asp di Cosenza, fosse un meccanismo rodato e messo a punto per rimpinguare le tasche dei dirigenti generali. Di Scarpelli e De Rose in modo particolare perché tra i documenti dell’accusa, oggi confermati con sentenza, si cela il racconto di una tela fitta di intrecci anche politici.
Nella requisitoria, infatti il pm aveva citato un’intercettazione che riteneva rappresentativa dell’intera vicenda e dei legami tra politica e management: «Da una conversazione intercorsa con il consigliere regionale Pino Gentile (all’epoca delle indagini, ndr), dal tenore emerge come le scelte amministrative di Scarpelli fossero dettate da interessi politici. Gentile dice “uno lo fai provvisorio l’altro definitivo”, mi sembra un linguaggio scarno e laconico che lascia presagire l’oggetto della conversazione non precisamente lecito».




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