Csm, Legnini: «Magistratura non basta, politica faccia la sua parte»

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Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura lancia il suo appello: «Distretto di Catanzaro decisivo nella lotta alla ‘ndrangheta». Palamara: «Serve il coraggio di uno scatto in avanti»

«C’è volontà da parte del Csm di esprimere innanzitutto gratitudine per i magistrati e per le forze dell’ordine di questo distretto e di questa città per il lavoro importante, complesso, rischioso che quotidianamente garantiscono al servizio della collettività e del territorio per assicurare giustizia. In secondo luogo, c’è il sostegno concreto che abbiamo dimostrato anche in questi mesi contribuendo ad ampliare gli organici, a nostra volta disponendo provvedimenti di copertura e garantendo il ricambio ai vertici di tutti gli uffici giudiziari del distretto». Lo ha detto Giovanni Legnini a margine dell’incontro tra i componenti del Consiglio superiore della magistratura e i giudici calabresi. Per quanto riguarda, nello specifico, la Calabria, regione nella quale poche settimane fa sono stati sciolti per mafia cinque consigli comunali, Legnini ritiene che nonostante la giustizia costituisca il presidio più solido per la collettività, ognuno debba fare la propria parte: «La giustizia costituisce il presidio più solido per la collettività per i territori e anche per le istituzioni, di questo territorio bello e difficile ricompreso nel distretto di Catanzaro. Naturalmente, alla rilevanza del presidio, all’efficacia della risposta giudiziaria, ai risultati concreti che sono stati conseguiti anche nella lotta alla criminalità organizzata, non può conseguire una tendenza alla delega alle istituzioni giudiziarie, alla magistratura. Ciascuno deve fare la sua parte e le istituzioni rappresentative e democratiche, la società civile, il sistema delle imprese, tutti dobbiamo fare squadra perché qui nel distretto di Catanzaro non è in gioco solo il destino dei cittadini di questa terra, ma anche la lotta a livello nazionale alla criminalità organizzata».
I lavori sono stati introdotti dal presidente della Corte d’appello, Domenico Introcaso, il quale ha sottolineato non solo gli «straordinari risultati del distretto», ma anche la pervasività della ‘ndrangheta a livello nazionale e internazionale e il suo inserimento nei vari campi dell’economia e dell’industria.
Giovanna Mastroianni, presidente della sezione distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), ha parlato della perdita di autorevolezza che le disfunzioni legate al sistema giustizia creano. Le aggressioni fisiche di cui sono stati oggetto alcuni magistrati sono il risultato di questa perdita di fiducia. «Molto spesso – ha detto Mastroianni – la magistratura viene lasciata da sola a rispondere di una giustizia ingessata».
Ma dopo l’intervento del procuratore Gratteri sulla condizione del Tribunale di Vibo Valentia, con sette giudici che hanno chiesto trasferimento e il 2018 che si prospetta un anno in cui ad affrontare processi e maxiprocessi di ‘ndrangheta saranno due mot (magistrato ordinario in tirocinio, ndr) e un magistrato con 4/5 anni di servizio, molti interventi si sono orientati in questa direzione.
Luca Palamara, componente magistrato del Csm, ha invitato ad avere «il coraggio di fare uno scatto in avanti».
«Spesso – ha ammesso – i tribunali non distrettuali sono in sofferenza». Massimo Forciniti, del Csm, ha messo in luce come da parte del Consiglio superiore della magistratura vi sia stata attenzione con l’invio a Vibo di otto magistrati, sette per il Tribunale civile e uno per la sezione Lavoro. Forciniti ha anche parlato dell’importanza della formazione e della attenzione nei confronti dell’organo giudicante.

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