Ven. Gen 22nd, 2021

Secondo la Procura di Napoli Mario Pagano avrebbe trattato cause di imprenditori ai quali era legato, ricevendo in cambio «utilità varie». Nel mirino i soldi a una polisportiva e a un agriturismo

Il giudice Mario Pagano, già magistrato del Tribunale di Salerno, attualmente in servizio alla seconda sezione civile del Tribunale di Reggio Calabria, è agli arresti domiciliari al termine di indagini disposte e coordinate dalla Procura di Napoli. Secondo la Procura, Pagano «si sarebbe adoperato nel tempo per favorire imprenditori ai quali era legato da consolidati rapporti di amicizia, trattando cause riferibili a tali amici con esito favorevole per questi ultimi» e «ricevendo dagli imprenditori utilità varie».
Pagano è uno dei sette destinatari delle ordinanze cautelari disposte dal gip di Napoli: due ai domiciliari, quattro applicative del divieto di dimora ed una applicativa dell’obbligo di dimora. Ai domiciliari anche il funzionario giudiziario Nicola Domenico Montone. Divieto di dimora nei confronti degli imprenditori Luigi Celestre Angrisani, Riccardo De Falco, Giovanni Di Iura e Roberto Leone ed infine obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti del consulente fiscale Antonio Piluso.
Secondo il quadro indiziario descritto nell’ordinanza cautelare, Pagano avrebbe «omesso di astenersi» dalle cause in questione «nonostante lo specifico obbligo imposto dalla legge e, prima ancora, adoperandosi perché tali cause venissero assegnate a lui». Tra le utilità che gli sarebbero state corrisposte, «somme indebite a beneficio della società Polisportiva Rocchese (di cui – scrive il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino – direttamente e comunque per il tramite di congiunti, era responsabile) e, in altri casi, di forniture varie (cucine, impianti di climatizzazione) a beneficio di un agriturismo in Roccapiemonte riferibile allo stesso magistrato (quale contitolare di fatto della società Eremo, proprietaria della struttura) ed a componenti del suo nucleo familiare».
Pagano era stato trasferito a Reggio Calabria nel settembre 2016, per decisione del Csm, per incompatibilità ambientale. Su di lui il Csm aveva aperto un fascicolo nell’aprile del 2016.

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